RIFLESSIONI ATTUALI - SALÌ AL CIELO, SIEDE ALLA DESTRA DI DIO, PADRE ONNIPOTENTE (a cura di Ileana Mortari)

Il CREDO è un breve sommario delle principali verità che il cristiano è tenuto a credere, se vuole essere veramente tale; è una sintesi che abbraccia tutta la Rivelazione. E’ articolato in 3 parti: 1°- Dio Padre e la creazione; 2° - Gesù Cristo e la redenzione; 3° - Lo Spirito Santo e la santificazione.

Inoltre vedi Newsl.N.32 pagg.1-2

Il 6° articolo del Credo apostolico è riportato nel titolo.

1° - SALI’ AL CIELO

E’ il mistero dell’Ascensione di Gesù, che anzitutto è presente nei Vangeli (base della nostra fede, come tutta la Scrittura): ne parla diffusamente Luca, nei due testi tratti dal suo vangelo e dagli Atti degli Apostoli (che io commento nel file allegato relativo alla celebrazione dell’Ascensione).

 

  1. I dati del Vangelo di Luca 24,46-53

 

Vediamo anzitutto che cosa dice su questo testo il papa Benedetto 16° (2.009):

 

“Come siano andate le cose nei particolari non lo sappiamo. Ma la Sacra Scrittura ci dà comunque dei punti di riferimento. Luca ci racconta per esempio che Gesù, nei quaranta giorni dopo la risurrezione, si mostrò agli occhi dei discepoli e si fece udire da loro, spiegando le cose del regno di Dio. Aggiunge poi una terza espressione, che la traduzione ecumenica rende con “pasto in comune”, o meglio, stando al testo originario, aveva “mangiato il sale con loro”. E poiché il sale era il preziosissimo dono con cui si accoglievano gli ospiti, il vero senso dell’espressione è: “Egli li accolse nella sua ospitalità, in un’ospitalità che non è solo un evento esteriore, ma che significa condivisione della propria vita…………..

 

Luca prosegue: “Gesù aprì le braccia e li benedisse. Mentre li benediceva, scomparve dinanzi a loro………”

 

Le mani di Cristo sono diventate la forza che apre la porta del mondo verso l’alto. E’ benedicendoli che egli se ne va, ma vale anche il contrario: benedicendoli egli resta.

E’ questo, da allora, il suo modo di rapportarsi con il mondo e con ciascuno di noi:

 

 

 

 

Egli benedice, è divenuto lui stesso benedizione per noi……….Gli apostoli sapevano di essere stati benedetti per sempre e di trovarsi sotto quelle mani benedicenti, dovunque fossero andati.” Di conseguenza anche noi siamo perennemente sotto questa benedizione, che in tal modo ci assicura la Sua presenza di amore, benefica e consolatrice in tutti i giorni dell’esistenza.

Osserva ancora padre Giorgio Bontempi: < per certi versi, il ricordo dellascensione di Gesù al cielo ha il sapore di un abbandono. Da quel giorno, Gesù non cpiù come prima. Non lo si può più vedere, come si osservano le altre persone. Non lo si può più toccare con il tatto, né sentire con l'udito. In questo senso, la festa dell'Ascensione sa inevitabilmente di nostalgia. Ma, in realtà, la festa dell'Ascensione è la festa della presenza del Signore, non della sua assenza.

 

Difatti, soltanto così Gesù riesce ad essere ovunque noi siamo. Testimoniare che Gesù «fuelevato in alto e una nube lo sottrasse agli occhi» degli apostoli (At 1,9) si­gnifica proclamare che egli entin una condizione di vita diversa rispetto alla nostra.

Certo, non sappiamo nemmeno immaginare come e dove viva Gesù risorto. Ma la fede della Chiesa, saldamente fondata sulla testimonianza apostolica, ci rassicura che Gesù oravive come Dio. E proprio il fatto che egli non viva più come noi gli permette di essere ancora di più accanto a noi, anzi in noi (Gv. 17,23).

Ad esempio, per noi è impossibile, quando siamo al lavoro, essere vicini nello stesso momento a nostra madre che è a casa e a nostro figlio che è a scuola. Proprio perché siamo fatti di carne ed ossa, siamo costretti ad «abbandonare» a se stessi i nostri cari, se non altro per alcune ore della giornata.

Per Gesù questo allontanamento non è necessario, perché, in virtù della risurrezionedai morti, egli vive in un'altra dimensione. Andassimo pure in capo al mondo, anche lì potremmo percepire la sua misteriosa presenza. Del resto, ce l'aveva promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20).

Direi di più: persino quando siamo noi ad allontanarci dal Signore, illudendoci di poter vivere senza di lui, Egli si fa trovare inaspettatamente anche sulle nostre strade senza uscite. Para­dossalmente, salire al cielo ha significato per il Signore risorto scendere ancor più profondamente nella realtà umana.

 

Certo, anche noi - come i primi cristiani - dovremo affrontare difficoltà non da poco per testimoniare Cristo in ambienti ormai divenuti impermeabili al suo evangelo. Anche a noi costerà tantissimo perdere la faccia davanti agli altri, pur di non rinunciare ai valori evangelici in cui crediamo……Ma, ascendendo al cielo, il Risorto ci ha fatto questa rassicurante promessa della sua permanente presenza e del suo costante aiuto a ciascuno di noi. >

 

La finale del 3° vangelo e l’inizio di Atti sono strettamente collegate dall’episodio dell’ascensione.

 

 

 

  1. I dati degli Atti degli Apostoli 1,1-11

 

Negli Atti degli Apostoli al cap.1,vv.1-11 Luca ricapitola l’ultima fase della vita di Gesù: dopo la resurrezione, Egli ha voluto manifestarsi molte volte agli apostoli per 40 giorni, facendosi vedere e parlando con loro allo scopo di confermarli nella fede.

 

L’ascensione è l’ultima sua apparizione, ed è un altro modo per esprimere la sua resurrezione, cioè la vittoria di Gesù sulla morte e la possibilità di entrare per sempre, grazie alla potenza dello Spirito Santo, nella vita divina del Padre. Infatti Gesù di Nazareth con la sua risurrezione passa dall’orizzonte spaziale e storico terreno alla pienezza della sua divinità, con tutto il suo essere anche corporeo che viene trasfigurato. Non solo, ma ci offre questa rivelazione teologica, cioè il significato che essa riveste nella nostra vita di fede: Egli porta la sua e la nostra umanità nella gloria eterna del Padre, facendo balenare davanti ai nostri occhi con la sua ascensione il destino di gloria e felicità eterna cui siamo tutti chiamati.

 

Luca dice che “Gesù venne portato su, in cielo” (24,51). Lungi dall’indicare uno spazio vago e dispersivo-disorientante, il “cielo” nel linguaggio biblico significa che la vicenda di Gesù si conclude con il pieno compimento di tutti i desideri, di tutte le promesse. Cielo è il luogo della piena comunione di vita con Dio: quel Dio che conosce i desideri del cuore dell’uomo, e sa come esaudirli.

Gesù aveva detto poco prima: “Non mi vedrete più, perché vado al Padre”; ma, nell’atto di lasciarli, Gesù promette ancora una volta di inviare il suo Spirito, dal quale gli apostoli riceveranno una forza che li renderà capaci di testimoniare. Che cosa? la persona di Gesù, la sua potenza, la sua vita, la sua capacità di costruire un’umanità nuova, di rifare un’esistenza al ladro che, sulla croce, sta per cadere nella disperazione, di ricostituire relazioni nuove, basate sul servizio, sulla gratuità, sull’amicizia. E, grazie allo Spirito, i cristiani potranno riconoscere il Cristo nella Parola, nei Sacramenti, soprattutto nell’Eucarestia, in ogni fratello che ci cammina accanto e soprattutto nei piccoli e nei poveri.

 

Inizia così il tempo della Chiesa, di cui ci parla solo Luca negli Atti. Gesù ha raggiunto la sua meta; adesso tocca alla Chiesa annunciare il Vangelo. La missione della Chiesa è una realizzazione di tutta la Trinità: punto di partenza è la volontà del Padre; tema, la testimonianza su Cristo risorto; impulso, la forza dello Spirito.

 

Allora essi (= gli apostoli) partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” (Mc.16,20)

 

2° - SIEDE ALLA DESTRA DI DIO, PADRE ONNIPOTENTE

 

Vediamo ora la 2° parte del 6° articolo di fede.

 

All’episodio dell’Ascensione, Marco16, 19 (e altri passi del N.T.) aggiunge un particolare importante: "Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio". L’immagine è sicuramente datata, evoca consuetudini tipiche di un regno, di una monarchia, mentre quasi tutti siamo nati in un sistema politico democratico.

 

Cerchiamo allora di capire il significato dell’espressione nel contesto originario e di attualizzarla.

 

Per il 1° punto ricorro all’intramontabile biblista Gianfranco Ravasi: <In greco “dexiòs” = “destro” (che nel N.T. ricorre 42 volte) deriva dal verbo “déchomai” = prendere, afferrare, indicando la funzione operativa della destra, abitualmente attiva e quindi più agile e forte dell’altra. Si comprende, allora, perché la posizione “a destra” sia segno di onore, fortuna, felicità……

 

Sedere alla destra di Dio” è invece una locuzione riservata al re ebraico e significa la sua dignità e concretamente anche la cerimonia di incoronazione, dopo che è stato insediato alla destra dell’Arca dell’Alleanza (che ha un fondamentale significato per il popolo ebraico); e poi anche il palazzo reale si trovava alla destra del Tempio.

 

Cristo, con l’ascensione e l’intronizzazione alla destra del Padre, si rivela in pienezza come Messia e Figlio, Signore dell’universo, e la frase “assiso alla destra di Dio” (conseguenza del fatto che Dio ha resuscitato Gesù) verrà ripetuta spesso nel Nuovo Testamento come professione di fede pasquale nel Cristo.>

Ma il Regno di Cristo è tutt’altro dai regni umani! Lo spiego ampiamente nel commento al Vangelo della festa di Cristo Re, che si trova nel mio sito www.chiediloallateologa.it alla voce Vang. fest.

E’ tutt’altro, perché la Sua è anzitutto una signoria di amore, che dice una presenza e una vicinanza intense e feconde. “L’amore e il servizio ai poveri sono segno del Regno di Dio che Gesù è venuto a portare.” (papa Francesco).

E’ tutt’altro, perché non ci sono sudditi o dipendenti, gradi gerarchici che scatenano invidie e gelosie, ma tutti sono uguali in dignità e diritti, tutti sono fratelli nella fede, nessuno è nemico. Anzi, Gesù dice: “Chi tra voi è più grande diventi come il più giovane; e chi governa come colui che serve

Inoltre possiamo constatare un interessante e curioso esempio dell’universalità del Cristianesimo (che non è legato a nessuna etnia e a nessuna cultura) e soprattutto della sua capacità di inculturazione in ogni civiltà. Se per noi il posto d’onore è a destra, per i cinesi al contrario è a sinistra. Rispettando questa tradizione culturale, la Chiesa consente ai cinesi di dire nel Credo: «siede alla sinistra del Padre»!

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