RIFLESSIONI ATTUALI - I VANTAGGI DELL’ESSERE AUTENTICAMENTE CRISTIANI (a cura di Ileana Mortari)

elazione di Ileana Mortari presso laParrocchia diS. Francesco di Sales MILANO

9 e 16 dicembre 2010, aggiornata al 7-5-17

 

”Fu un giovane universitario che un giorno mi chiese: “Ma non si può essere cristiani a metà? , cioè fare alcune cose richieste da questa fede/religione, e altre no?

La mia risposta è ovviamente NO, anche perché chi vuol essere cristiano a metà sente doppiamente il peso degli impegni cristiani stessi.

 

Al contrario chi è coraggioso, non “taglia” gli impegni e pone nel Signore la sua fiducia, si accorge che il cristianesimo non è pesante, anzi libera da tanti legami e dipendenze e soprattutto fa provare una grande felicità. Allora si vedrà quali e quanti vantaggi ci sono ad essere autenticamente e fino in fondo cristiani.

 

E’ opportuno dividere il discorso in due parti: la prima a livello del singolo individuo; la seconda a livello della civiltà europea e della storia dell’umanità.

 

N.B. Dati i limiti di spazio della Newsletter, ho dovuto fare un estratto dal testo dei due incontri, che comunque sarà caricato sul sito appena possibile.

 

  1. IL CRISTIANESIMO A LIVELLO DEL SINGOLO INDIVIDUO E

DELLA CHIESA

 

Anzitutto diamo una definizione:

 

“CRISTIANESIMO” indica la religione cristiana e si riferisce all’insieme delle chiese, comunità, sette e anche delle idee e concezioni che, suscitate o enunciate da Gesù Cristo, hanno come elemento comune la professione di fede nello stesso Gesù come Figlio di Dio, incarnato, morto e risorto.

 

In particolare io mi riferisco alla Chiesa Cattolica, la religione più seguita nel nostro Paese, la quale, tra alti e bassi, comunque sempre assistita dallo Spirito santo, è andata avanti per oltre due millenni. Essa conserva un immenso patrimonio di fede, santità, impegno, produzione libraria e artistica. Noi dobbiamo anzitutto sentirci “innestati” su questa pianta millenaria, che dà un senso di grande solidità.

 

Diciamo subito che l’uomo è abitato da una fede originaria, senza la quale non sarebbe possibile vivere, perché ha bisogno di un fondamento, un punto stabile cui ancorarsi. La fede cristiana chiama questo fondamento, questo punto di forza, di cui ci fidiamo totalmente, il Dio di Gesù Cristo, che ci ha rivelato l’amore del Padre per tutti gli uomini.

 

Però la fede non è un vago sentimento religioso, non è solo far affidamento su qualcuno [credo a, credo in Gesù]; essa necessita di oggettive motivazioni, cioè ha una dimensione conoscitiva [credo che], e richiede di fare propria la verità racchiusa nella vita e predicazione, nella morte e nella resurrezione di Gesù, così come l’annunciarono gli apostoli, primi testimoni del Risorto, e così come è risuonata nel corso del tempo e risuona tuttora nella Chiesa. Quest’ultima trasmette la verità di Gesù attraverso la Parola [la Bibbia], i sacramenti, una vita a Lui ispirata.

 

1° -GESU’ TI DA’ LA SALVEZZA, CIOE’ IL SENSO DELLA VITA.

So bene che salvezza è un termine oggi inusuale, quasi privo di significato. Cercherò quindi di spiegarlo in termini comprensibili all’uomo d’oggi.

Una parola certamente più comprensibile e dotata di un significato interessante per tutti è SENSO; qual è il senso della nostra vita? Perché lavoriamo, mettiamo su famiglia, etc.? La parola ebraica ad esso corrispondente nell’Antico Testamento è “shalom”, dal verbo “shalem”, che significa “essere o rendere completo, condurre ad armonia e compimento; essere sano, perfetto, illeso”; insomma è tutto ciò che è bene per l’uomo e la comunità, tutto ciò che fa la felicità di una persona: salute, benessere, prosperità, sicurezza, pienezza dei beni, buone relazioni sociali. Nel Nuovo Testamento il termine corrispondente è il greco “eirene” [pace] e “soterìa” [salvezza]

 

In Giov.8,14 c Gesù dice: “So da dove sono venuto e dove vado”; e siccome i cristiani si fidano totalmente di Lui, anche per loro questa è una grande certezza!

 

 

2° - DIO TI PERDONA

Stiamo vedendo in che cosa consiste la salvezza-liberazione portata da Cristo: liberazione dalla morte, perché la Sua resurrezione è garanzia della nostra; ma c’è una morte spirituale talora peggiore: quella del peccato; anche da questa Gesù ci libera con il perdono. Il PERDONO! non so quanto sia presente altrove, ma quello cristiano è veramente il dono perfetto, che fa superare il senso di colpa, fa ricominciare da capo, riabilita la persona, e la rende più responsabile, perché il sapere che si è perdonati non rende più faciloni, semplicisti, tolleranti con se stesasi. Al contrario!| Ogni volta ci viene data la possibilità reale, non il sogno o l’utopia, di RICOMINCIARE DA CAPO con più fiducia e speranza, e anche con maggior impegno.

 

Mi è sempre rimata impressa l’esperienza di un coreano buddhista, lo scrittore Bang U Kim, che negli anni Novanta a un certo punto scelse di passare alla Chiesa cattolica, dando questa motivazione: “La conversione è un mistero e sono tanti i motivi che mi hanno spinto. Uno dei più forti è certamente il fatto che nella Chiesa cattolica il sacerdote perdona i peccati in nome di Dio. Per me questa è stata una scoperta sconvolgente. Nel Buddhismo non esiste perdono: si fanno cerimonie purificatorie, si danno offerte e si recitano preghiere, ma nessuno perdona i peccati. Il fedele buddhista che ha un animo sensibile rimane tutta la vita con il peso dei propri peccati, lo ricorda, si tormenta, non è mai sereno. Quando ho saputo che la Chiesa cattolica perdona i peccati in nome di Dio, ho capito che questa fede faceva per me”

Mi affianco al fratello coreano, aggiungendo che purtroppo, anche dopo aver ricevuto il perdono, capita di continuare a tormentarsi per un grave peccato (vedi quanto detto sopra), e allora è possibile quanto meno “riparare” al male fatto compiendo azioni positive verso i meno fortunati di Dio e soprattutto ricordando le parole del profeta: “O Dio, ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati” (Is 38,17).

 

3° - GESU’ TI LIBERA

Tempo fa c’era un giovane che provava grandissimi sensi di colpa, di insoddisfazione verso se stesso; e insistenti gli tornavano in mente frasi tipo: “Dovresti essere….e non sei; dovresti fare …….e non fai. Purtroppo in quel frangente non aveva accanto nessuno con cui poter almeno confrontarsi. “Mi stavo convincendo – confessa egli stesso – che non ero fatto per un cristianesimo impegnato, quando mi capitò di ascoltare la parabola del fariseo e del pubblicano [Luca 18,9-14]. Rimasi colpito dall’umiltà di quest’ultimo, che <uscì giustificato dal tempio>, a differenza dell’altro. E allora provai un tale senso di liberazione dai miei limiti che ogni scrupolo, insoddisfazione, rimpianto svanirono come nebbia al sole!”

 

 

4° - CON GESU’ LA FRATELLANZA NON E’ PIU’ UTOPIA

Secondo Heschel, le religioni possono essere classificate in 3 gruppi: religioni dell’autosoddisfazione, dell’autoannullamento, della fratellanza. Fra tutte le religioni, quella biblica è la religione della fraternità per eccellenza.

 Molti hanno notato che, dei tre grandi principi della rivoluzione francese: libertà, uguaglianza, fraternità, solo i primi due hanno conosciuto forme concrete di traduzione (pur con contraddizioni e ambiguità) sul piano storico e politico, mediante l’istituzione delle democrazie e delle carte dei Diritti individuali; mentre di fatto il principio fraternità è stato ignorato o rimoso, per cui ancora attende di essere preso sul serio e attuato. La Bibbia ripropone continuamente l’ideale di un umano dove gli uomini non siano “lupi” che aggrediscono, né “agnelli” che subiscono, né estranei che si ignorano, né lottatori che competono, ma dove tutti sono chiamati ad accogliersi come fratelli e sorelle. Egli innumerevoli conventi, fraternità, comunità di vario tipo ne sono la luminosa esemplificazione.

 

E comunque per ogni singolo seguace di Cristo la pratica della carità, nel quotidiano della vita,

è la materia dell’ “esame di maturità” cristiana. Basti pensare a quanti “SANTI DELLA CARITA’”, nel corso dei secoli, hanno costellato l’Occidente (e anche il resto del mondo) di opere in soccorso dei più bisognosi ed emarginati: da S. Francesco d’Assisi a S. Filippo Neri, da S. Vincenzo de’ Paoli a S. Giuseppe Cottolengo (nel cui ospedale a Torino c’è oggi una corsia preferenziale per visite gratuite a disabili e indigenti), da S. Giovanni Bosco a S. Teresa di Calcutta.

 

Event. P.20 d su pazienza e umiltà 21 e sgg. speranza e 23b Dio trae il bene dal male. E altre varie frasi a fine cartelletta marrone.

 

 

 

  1. IL CRISTIANESIMO A LIVELLO DELLA CIVILTA’ EUROPEA

E DELLA STORIA DELL’UMANITA’

 Alla base del cristianesimo ovviamente c’è la Bibbia, il libro più conosciuto e più stimato in ogni parte del mondo. E, non a caso, è stato definito, prima dal poeta e artista inglese William Blake (1757-1827), poi dal famoso critico canadese Northrop Frye (1912-1991) che vi ha costruito addirittura un libro, “il grande codice della civiltà occidentale”.

 

Codice è anzitutto il libro nell’antichità, ma codice è anche un insieme di regole, riferimenti, segni convenzionali.

 

“Le Sacre Scritture – dice Frye – hanno avuto una funzione decisiva nella cultura dell’Occidente, sono state per essa una stella polare, un “codice” di riferimento capitale. E uno dei massimi poeti del ‘900, Th. Stearns Eliot, non esitava ad affermare: “Un cittadino europeo può non credere che il cristianesimo sia vero e tuttavia quello che il cittadino stesso dice e fa scaturisce proprio da quella cultura biblica di cui è erede…..”

Gli fa eco Kant: “Il Vangelo è la fonte da cui è scaturita la nostra civiltà”

 

Perfino Marx ammette esplicitamente che alla base del suo pensiero ci sono due realtà: i bisogni dell’uomo e il precetto cristiano dell’universale amore umano.

 

E l’indimenticato Card. Martini scrisse nel 2004: “La Bibbia è il libro del futuro dell’Europa”.

 

Infine, parecchie sono le parole-chiave della nostra civiltà derivate dalla Bibbia:

peccato – pentimento – perdono – alleanza – libertà – legge – grazia – amore – redenzione - speranza messianica – salvezza – giudizio – resurrezione dei morti – memoria – testimonianza – incontro con l’altro – povertà – coscienza – obiezione di coscienza (nata tra i militari cristiani dell’impero romano) - fraternità – persona (e sua centralità), etc.

 

Com’è noto, nella nuova Costituzione Europea del 2004, nonostante la richiesta di 7 paesi, non sono state menzionate le “radici cristiane” del continente (che ha evidentemente alla sua base la civiltà greco-romana e il cristianesimo), il che provocò la vibrata reazione di papa Giovanni Paolo II:

“Non si tagliano le radici dalle quali si è nati!"

 

Ora, nel breve spazio ancora a mia disposizione, vorrei esemplificare in concreto alcuni di questi tratti civili e culturali che l’Europa ha ereditato dal cristianesimo.

 

1°- L’IDEA DI CREAZIONE

Distinguendo bene tra natura creata e Creatore (vedi Gen.1), la Bibbia prende le distanze dalle cosmogonie e dalle filosofie naturali che presentano il mondo come impregnato di sacro e indistinto dalla divinità, e l’uomo come succube di queste forze misteriose e intoccabili della natura. Nella visione cristiana, al contrario, Dio affida all’uomo il compito di custodire, sviluppare e ammirare la natura.

 

2° - L’IMPORTANZA DELLA CULTURA SACRA E PROFANA

Nelle comunità cristiane primitive si dava molta importanza all’apprendimento di conoscenze biblico-catechetiche per poter accedere ai Sacramenti; per secoli gli stupendi cicli pittorici di abbazie e cattedrali erano pure una forma di insegnamento per un popolo analfabeta. Dopo il Concilio di Trento (1545-1563) l’indice di alfabetizzazione delle campagne appare stabilmente superiore a quello cittadino, e questo non ha altra spiegazione se non il lavoro oscuro, silenzioso, ma costante, di un gran numero di parroci rurali.

 

Tutti sappiamo della brillante stagione europea dell’Umanesimo e Rinascimento in Europa, ma forse non tutti sanno che ci fu pure un “Umanesimo cristiano” di tutto rispetto: basti citare i due “giganti” Tommaso Moro ed Erasmo da Rotterdam.

 

Nell’800 la religiosa S. Francesca Cabrini (più conosciuta in America che da noi!) lasciò l’Europa per assistere gli emigranti italiani (erano milioni) con un atteggiamento estremamente moderno e addirittura pre-globalizzante. Madre Cabrini divenne la voce, la sostenitrice, la custode e la Madre di migliaia e migliaia di emigranti. Per loro aprì scuole, orfanotrofi, educandati, ospedali e centri sociali, contribuendo ad integrare nelle nuove culture i nostri connazionali emigrati. Nel 1950 fu proclamata da Pio XII "Patrona universale degli emigranti". Sarà il caso di chiedere la sua intercessione in questo momento storico!

 

3° - PERSONA E PERSONALISMO

Fu il filosofo cristiano Severino Boezio (5° sec. d. Cr.) che diede la prima fondamentale definizione di PERSONA: soggetto individuale di natura razionale, dotato di coscienza, e di una vita interiore, non comunicabile ad altri, ma essenzialmente in relazione (= in rapporto, in comunicazione con altri). Tale concetto di persona riprende certamente quanto detto nella filosofia greca e nel diritto romano, ma lo radica in un’ulteriore profondità e lo dilata a una reale universalità.

 

Persona è infatti ogni uomo e ogni donna nella sua irripetibile e intangibile DIGNITA’, in quanto creati e ri-creati in Cristo Gesù, a immagine e somiglianza di Dio.

 

Questo primato inviolabile della persona, a differenza per esempio di certe culture classistiche (India) o collettiviste (Cina) o tribali (Celti e Germani), ha inciso su tutta la storia sociale europea, come si vede da leggi, costituzioni, ordinamenti familiari e costumi civili della vecchia e nuova Europa.

 

Al concetto di persona si ispira una delle filosofie più importanti del ‘900, il PERSONALISMO, che si contrappone a tutti quei sistemi filosofici che trascurano la persona, facendone un momento dell’assoluto (idealismo) o della natura (materialismo). Al contrario questa linea di pensiero si propone di integrare la coscienza storico-sociale della persona con il suo valore assoluto. Ne sono esponenti i cattolici Mounier e Guardini, i protestanti Ricoeur e Brightman, gli ebrei Buber e Lèvinas.

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