RIFLESSIONI ATTUALI - IL VOLTO DELL'ISLAM

 

Roma. “Per favore, se c’è qualcuno che ancora pensa che l’Isis non rappresenta l’islam, sappia che ha torto. L’Isis rappresenta l’islam, al cento per cento”. Ha alzato la voce, intervenendo al Meeting di Rimini, padre Douglas al Bazi, sacerdote cattolico iracheno e parroco a Erbil, formulando – a mo’ di provocazione e con toni duri – un’equazione che ben pochi si erano spinti a  sostenere. Porta sul corpo i segni delle torture subite nove anni fa, quando una banda di jihadisti lo sequestrò per nove giorni, tenendolo bendato e in catene, con il setto nasale fracassato da una ginocchiata: “Per i primi quattro giorni non m’hanno dato neanche da bere. Mi passavano davanti e mi dicevano ‘padre, vuoi dell’acqua?’. Ascoltavano tutto il giorno la lettura del Corano per far sentire ai vicini quanto fossero bravi credenti”. A padre Douglas non appartiene il felpato linguaggio della diplomazia, il perbenismo di gran moda di cui si fa gran uso per non urtare sensibilità  varie. Nessuno spazio, nelle sue parole, neppure per le discettazioni sul grado più o meno alto di moderazione insito nelle religioni e per gli appelli al dialogo a tutti i costi con i tagliatori di teste, gli impiccatori di vecchi studiosi in pensione e, perché no, con il califfo in persona. Più che con i salotti e con certi pulpiti occidentali, l’intervento di padre Douglas è in sintonia con quel che dicono da tempo i presuli locali, a partire dal patriarca di Baghdad, mar Louis Raphaël I Sako, che nel suo libro “Più forti del terrore” (Emi) ha accusato l’ayatollah al Sistani – la massima autorità sciita irachena – di non aver aperto bocca sulle persecuzioni dei jihadisti contro le minoranze perché “tanto non mi ascoltano”.

 

Padre Douglas al Bazi è responsabile di due centri di accoglienza per cristiani scampati all’avanzata dell’orda nera, non distante da Ankawa. Dopo la marcatura delle case cristiane dislocate nella piana di Ninive con la “n” di nazareno, un anno fa, “dalla mattina alla sera abbiamo ricevuto migliaia di profughi” e l’esodo ancora continua. “Io sono orgoglioso di essere iracheno, amo il mio paese. Ma il mio paese non è orgoglioso che io sia parte di esso. Quello che è successo alla mia gente è un genocidio. Vi imploro: non parlate di conflitto. E’ un genocidio”, ha detto il sacerdote, che di islam moderato non vuol sentire nemmeno parlare: “Quando l’islam vive in mezzo a voi, la situazione potrebbe apparire accettabile. Ma quando uno vive tra i musulmani, tutto diventa impossibile. Io qui non sono a spingervi all’odio verso l’islam. Io sono nato tra i musulmani, e tra essi ho più amici che tra i cristiani. Ma la gente cambia e se noi ce ne andremo nel mio paese nessuno più potrà distinguere la luce dalle tenebre. C’è chi dice ‘ma io ho tanti amici musulmani che sono simpatici’. Sì, certo. Sono simpatici, qui. Là la situazione è ben diversa”. Una situazione riguardo la quale aveva speso parole dure anche il vicepresidente della conferenza degli imam di Francia (e imam di Nimes) Hocine Drouiche, intervenuto lo scorso luglio al Parlamento europeo: “Nel mondo i cristiani sono perseguitati, braccati, privati del lavoro, imprigionati, torturati, assassinati. Tutti i mezzi sono usati per costringerli a rinnegare la loro fede, compreso il rituale dello stupro collettivo, considerato in certi stati come una forma di sanzione penale. Possedere una Bibbia è diventato un crimine, proibita è la celebrazione del culto, si è tornati ai tempi delle messe nelle caverne e dei primi martiri”. E la colpa, aveva aggiunto Drouiche in un discorso che ben poco risalto aveva avuto sui media europei, è “dell’islam contemporaneo”, che è molto più vicino “al settarismo, piuttosto che a una religione universale e aperta”.

 

 

 

“Credo che alla fine ci distruggeranno”
Il racconto di padre al Bazi è poi quello di chi rischia quotidianamente di essere assassinato per strada: “Noi non sappiamo mai se, uscendo da una chiesa, avremo la possibilità di rientrarci da vivi. A Baghdad hanno fatto esplodere la mia chiesa davanti ai miei occhi. Mi hanno sparato alle gambe con un AK-47, una specie di Kalashnikov, e probabilmente prima o poi mi ammazzeranno”. Eppure, la fede è solida: “Quando mi hanno incatenato, nei giorni del mio sequestro, hanno stretto ai polsi un grosso lucchetto. Dalla catena avanzavano dieci anelli, che ho usato per recitare il Rosario. Non l’ho mai fatto in maniera tanto profonda come in quella circostanza”. “Io – ha aggiunto padre Douglas – non imploro il vostro aiuto. Non sono spaventato, così come non è spaventata la mia gente. Credo ci distruggeranno, alla fine. Ma credo anche che l’ultima parola sarà la nostra. Gesù ci ha detto che bisogna portare la propria croce, ed è quello che noi in medio oriente stiamo facendo. Ma la cosa più importante non è di portare la croce, bensì di seguirla. E seguirla significa accettare, sfidare e impegnarsi fino alla fine. A questo noi non rinunceremo mai”. “Bisogna avere pazienza e portare la croce ogni giorno, ma dobbiamo anche reagire”, gli ha fatto eco padre Ibrahim Alsabagh, parroco ad Aleppo che ha ricordato come la città sia ora “divisa in decine di parti, ognuna delle quali è in mano a un gruppo jihadista diverso. La nostra chiesa di San Francesco è a sessanta metri dalla linea di fuoco. Hanno già colpito tante chiese, non sappiamo quando toccherà alla nostra”. Ecco perché padre Douglas, a conclusione del suo intervento, ha lanciato un monito all’occidente infiacchito: “Svegliatevi! Il cancro è alla vostra porta. Vi distruggeranno. Noi, cristiani del medio oriente, siamo l’unico gruppo che ha visto il volto del male: l’islam”.

(www.ilfoglio.it)

LETTURA BIBLICA: APPUNTI SUL DEMONIACO NELLA BIBBIA

 

Tre volti diversi del demoniaco nel vangelo di Marco

L'indemoniato di Cafarnao 1,21-28

Questo essere misterioso possiede la conoscenza del mistero di Cristo, cosa che gli uomini non hanno ancora, cosa che Gesù non ha ancora rivelato.

Si rivolge a Gesù chiamandolo il Santo di Dio: riconosce il mistero.

La finale col grido forte rappresenta il grido di morte del diavolo..

Questo è il primo esempio dal quale non si può dedurre che il demonio è qualcosa di generico, di impalpabile, che è simile al male dell'uomo, c'è un confronto diretto con una realtà precisa che trascende la stessa persona umana.

L'indemoniato di Gerasa 5,1-20

Gerasa attuale Kursi.

Il racconto sottolinea ciò che per un ebreo era impuro e negativo: i sepolcri, i porci, il mare(le acque tumultuose, il caos), l'area dei pagani, legione, la pazzia, i monti(luoghi dei culti pagani). In poche parole l'idolatria(cfr Isaia 65,1-7).

Gesù riconosciuto come Figlio di Dio altissimo=il trionfo di Cristo sul male e sulla idolatria.

L'epilettico indemoniato 9,11-14

il brano è il tentativo di interpretare la vittoria di Cristo anche sul male fisico, descritto come se fosse qualcosa di demoniaco. Nell'essere umano c'è incompiutezza. Li non c'è Dio. Cristo è vincitore anche del satanico in assoluto. Nei vv 26-27(nekròs, apothnesko, egheiren, anistemi) i verbi usati sono quelli tecnici della risurrezione: il superamento del limite dell'uomo, la morte. L'annuncio fondamentale di questo racconto è quello della risurrezione dalla morte, del superamento del limite dell'uomo, il limite demoniaco insito nella malattia dell'uomo)

Il diavolo(PT5,8-9), Satana, Lucifero, Demonio ...

Nella Bibbia il concetto del demoniaco e diabolico è molto sfrangiato:

suppone una realtà personale misteriosa

suppone l'idolatria

suppone il male della storia

suppone il male dell'uomo e delle sue scelte,

suppone pure quel filo di demoniaco che sta dentro alla sofferenza umana.

Bisogna evitare l'esasperazione del diavolo.

Bisogna evitare la dichiarazione della inconsistenza.

  • anche nel mondo di oggi molte realtà sono intrecciate: magia,superstizione, morbosità di certe sette, anche certe spiritualità troppo devozionali, elementi di etnologia e antropologia culturale(sciamanesimo...)

  • nell'illuminismo: ottimismo radicale per cui non esiste neppure il male.

  • nel romanticismo: satana il simbolo dell'eroe che sfida Dio(Nietzsche, ... Carducci: Inno a Satana)

a. Premesse:

  • al centro della Redenzione c'è Cristo

  • dobbiamo rifiutare il diavolo come alibi per cancellare la libertà dell'uomo.

  • Cristo è venuto non solo per sanarci dalle ferite ma per darci molto di più,la vita divina

  • non confondere il male morale con il male fisico

b. il diabolico nella Bibbia

  • Quando si parla che Dio tenta, si parla dell'attivazione della libertà dell'uomo.

  • Nel libro di Giobbe Satana è un angelo del gran consiglio di Dio.

  • Nell'Apocalisse è la grande Bestia simbolo del potere politico che perseguita la Chiesa.

  • Nella Bibbia c'è anche la concezione del Diavolo( dia ballo menzognero) come misteriosa figura, ombra di Dio che opera all'interno della storia umana.

c. Conclusioni: c'è anche un demoniaco che nasce all'interno di noi. La tentazione come necessaria. Spesso significa semplicemente la personificazione del male. Però altri testi ci parlano del demonio come persona.

Ratzinger: il diavolo è una persona al modo della non-persona. La categoria persona della cultura greca indica la pienezza dell'essere.

Lutero: “simia Dei”.

Questa grande minaccia “personale” interferisce nel rapporto uomo Dio, nella nostra libertà, fa sprigionare il dramma della nostra libertà, il limite negativo dell'umanità e della storia.

d. Nella mistica contemporanea.

Il cardinale Carlo Caffarra dà questa notizia in una intervista concessa a La voce di Padre Pio (marzo 2015). il porporato ebbe da Giovanni Paolo II l'incarico di ideare e fondare il Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e famiglia, di cui oggi è professore emerito.

“All'inizio di questo lavoro – spiega Caffarra- ho scritto a suor Lucia di Fatima, attraverso il vescovo perché direttamente non si poteva fare. Inspiegabilmente, benché non mi attendessi una risposta, perché chiedevo solo preghiere, mi arrivò dopo pochi giorni una lunghissima lettera autografa – ora negli archivi dell'Istituto”. In quella lettera di Suor Lucia è scritto che lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio.

“Non abbia paura,aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti i modi, perché questo è il punto decisivo”. La suora di Fatima sosteneva che la Madonna ha già “schiacciato” la testa a Satana.

“Si avvertiva – prosegue il porporato- anche parlando con Giovanni Paolo II, che questo era il nodo, perché si toccava la colonna portante della creazione, la verità del rapporto tra uomo e donna e fra le generazioni. Se si tocca la colonna portante crolla tutto l'edificio, e questo adesso non lo vediamo, perché siamo a questo punto, e sappiamo”.

 

(Aleteia in Progetto 80.000, 11/15)

)

RIFLESSIONI ATTUALI - MEDJUGORJE - APPARIZIONI MARIANE

 

mons. Luciano Monari

Da un avviso parrocchiale: “domenica alle ore 18,30 recita del santo rosario, seguirà la celebrazione della messa. Alle ore 18,40 la veggente avrà l'apparizione della Madonna...”. Mi viene un sussulto: come? Si può programmare anche giorno e ora dell'apparizione della Madonna?

Immagino la Madonna, che assunta in cielo in corpo e anima, viene nella parrocchia X, nel momento in cui la veggente la invoca e mi sento un poco a disagio. Negli ultimi tempi, le “apparizioni” della Madonna si moltiplicano, tanto che si l'impressione di una strategia di rivelazione universale. Ai luoghi tradizionali(Lourdes, Fatima, La Salette …) se ne aggiungono molti nuovi, tanto che i vescovi fanno fatica a seguire tutto, a valutare la veridicità delle esperienze, a suggerire o scoraggiare l'afflusso dei pellegrini nell'uno e nell'altro luogo.

Incoraggiare potrebbe essere un invito alla superstizione, al gusto dello straordinario; scoraggiare potrebbe essere uno scoraggiare lo spirito religioso. Come comportarsi? Come vuole Dio che ci comportiamo di fronte a questi fenomeni? Si ricorre al criterio evangelico dei frutti: se i frutti sono buoni, vuol dire che è buono l'albero, e viceversa. Ma anche questo non è un criterio sicurissimo: bisognerebbe che i frutti fossero tutti di un tipo: o tutti buoni o tutti cattivi.

E purtroppo, di solito, frutti si trovano mescolati; ci sono molti che si convertono e ritrovano la fede, la voglia di pregare: frutti buoni; ci sono anche manifestazioni di fanatismo o interessi economici ambigui:frutti acerbi.

Naturalmente non si trovano in luogo particolare del mondo; in questo caso partiamo da una domanda semplice: dove si trova il Signore Gesù risorto? E dove si trova sua madre, risorta dopo di lui e a motivo di lui? Sarebbe definibile il loro “luogo” con delle coordinate cartesiane. Non è così: il luogo del Signore risorto, quello che sarà il luogo di tutti i risorti con lui, è semplicemente Dio. Gesù risorto vive in Dio; Maria assunta vive in Dio; noi risorgeremo in Dio. Naturalmente, né io né chiunque altro può spiegare come sia fatto questo misterioso luogo che è Dio stesso o come si possa abitare in questo luogo; non possiamo perché non conosciamo Dio se non in modo parziale, attraverso l'analogia.

… Bisogna diventare attenti ai rischi che sono presenti in ogni esperienza religiosa di questo tipo: il primo è che la fede cristiana venga ridotta a fenomeni straordinari mentre la vera misura della fede è l'obbedienza a Dio (fare la volontà di Dio) nel quotidiano; il secondo è che il gusto del miracoloso allontani dalla fatica di vivere la durezza del mondo per gustare la dolcezza di mondi immaginari.

Il terzo è che nella figura di Maria vengono sottolineati elementi secondari e ci si allontani dall'essenziale: il suo ascolto della Parola di Dio, la sua fede obbediente, la maternità divina, la sua esemplarità nei confronti del mistero della Chiesa. In concreto, se qualcuno trova in quest esperienze un arricchimento, se ne serva con semplicità. Ma stia bene attento a verificare in se stesso gli effetti reali: sappia distinguere una reale crescita di maturità spirituale da una emozione spirituale ambigua.

( La Voce del Popolo, Brescia settembre 2014 p. 24)

 

 

 

RIFLESSIONI ATTUALI - MIRACOLI

Miracoli

Una traccia per riflettere. Rimando in tempi successivi l'approfondimento. Le citazioni sono prese dal Vangelo di Marco in quanto oggetto di lettura biblica in parrocchia.

Miracoli nell'antico testamento

Da approfondire.

 

Miracoli nel Nuovo testamento

 

Quando un avvenimento sensibile e percettibile provoca stupore, meraviglia e agisce sullo spettatore in modo straordinario, misterioso parliamo di prodigio. In campo religioso un tale avvenimento viene ascritto a un influsso trascendente e divino; non per questo esso deve necessariamente contraddire le leggi della natura. Si parla di miracolo tramite un processo di riflessione e critico per spiegare il fatto percepito.

Vocaboli usati nel NT

Thaumazo, thauma: stupore, meraviglia, paura.

Théras un concetto tipicamente religioso preso forse dal mondo della magia , dalle scienze occulte. Mette in risalto l'aspetto straordinario, anche lo spavento di fronte a un fatto straordinario

Seméion. Vocabolo originariamente non religioso . Accentua l'aspetto tecnico funzionale di un fatto, inteso come segno per cui orienta verso un preciso modo d'intendere e rivela un contenuto originariamente ottico. Solo quando il fatto presenta anche un carattere religioso, il termine assume un significato di miracolo, accentuato spesso dall'uso collaterale di teras.

 

Miracoli di Gesù

GUARIGIONI MIRACOLOSE(guarigioni di indemoniati, lebbrosi, ciechi, paralitici, sordomuti, )

TRE RISURREZIONI DAI MORTI MC 5,22

SETTE MIRACOLI “COSMICI” MC 4,35

L'idea dei vangeli sinottici(MT,MC, LC) è che l'elemento caratteristico dell'attività di Gesù consiste nell'interdipendenza tra annuncio e attività taumaturgica.

Esistono testimonianze di miracoli operati da taumaturgici giudei e pagani. La tradizione neotestamentaria ha desunto dall'ambiente precise forme letterarie e precisi motivi.

(confrontare i miracoli del ciclo di Elia e Eliseo)

Per miracoli in ambiente ellenistico confronta Romano Penna, L'ambiente storico culturale delle origini cristiane, EDB

Caratteristiche della testimonianze dei vangeli.

In Gesù mancano magia, scongiuri, incantesimi, maledizioni. Egli opera per mezzo della sua parola onnipotente a cui si aggiunge a volte un gesto Mc 1,31.41

Non opera miracoli punitivi Mc 9,51

Rifiuta i miracoli a suo beneficio

Rifiuta le dimostrazioni spettacolari che dovrebbero provare la sua missione Mc 8,11..

Gesù proibisce ai guariti di parlare di lui Mc 1,44

Non si attende una ricompensa personale, una riconoscenza dagli uomini che hanno fatto esperienza del suo aiuto miracoloso.

L'accento del racconto non è posto sull'aspetto miracoloso bensì sull'incontro di Gesù con la persona. Anche nelle sue necessità corporali e spirituali. Vuole un cambiamento spirituale di vita Mc 5,18; 10,52.

Chi ha fatto esperienza del miracolo “segue” ed è chiamato a fare un cammino di fede.

Solo la fede può ottenere il miracolo. A chi non ha fede viene rifiutato il miracolo Mc 6,1 … I miracoli di Gesù presuppongono la fede; non sono essi a farla sorgere. Gli avversari vi vedono una collaborazione con Satana Mc 3,22

La dimensione escatologica. Nella parola e nell'opera di Gesù ha inizio l'era della salvezza. Sono segni dell'arrivo della salvezza universale. Si tratta di una promessa e segni di una natura redenta, di un ordine di libertà, di un modo di vivere in cui non esistono più né dolori, né lacrime, né gemiti e la morte non sarà più il peggior nemico.

Anche il vangelo di GV pone in risalto la dimensione escatologica.

 

Miracolo di Cana. Cfr Ratzinger. Gesù di Nazaret, Rizzoli

 

Miracoli dei testimoni di Gesù

In particolare gli Atti. Da approfondire.

Miracoli dei falsi profeti e dell'anticristo

Mc13,22 , AP 13,11 ...2Ts 2,3... da approfondire

Miracoli oggi

“Che strana questa Madonna!(Ennio Staid)

Leggo da una qualificata rivista cattolica questa notizia:”Una famiglia dei Castelli romani ha attribuito la salvezza di un figlio, ferito in un incidente motociclistico dov'è morto un altro ragazzo, all'intercessione della Madonna, pregata un anno prima a Medjugorje”. Che strana questa Madonna che non considera ambedue i ragazzi con egual amore! Uno si è salvato perché qualche membro della sua famiglia l'ha pregata a Medjugorje, mentre l'altro, che non aveva nessuno che pregasse per lui in quel santuario, è morto. Usare la parola “miracolo” mi sembra un'offesa alla Madonna. Gesù dalla croce la proclama madre di tutti gli uomini, ma da questa notizia non sembra così.

Essa appare di parte e ama solo quelli che vanno a Medjugorje e la prega. I genitori del figlio salvato si sentono dei privilegiati e vedono nell'incidente dei due giovani la mano materna di Maria che ha preservato il loro figlio. Forse si sono confermati dello straordinario che hanno respirato in quel santuario e magari convinti che in quel luogo la Madonna ascolta più che nella loro chiesa parrocchiale. Questo modo di pensare mi fa sentire, come prete ed educatore nella fede, colpevole.

Che idea del miracolo abbiamo inculcato nella gente? Che tipo di fede mostra una notizia di questo genere? Cosa ha capito il giornalista, che ha riportatola notizia, del messaggio di Gesù? Che tipo di fede hanno i genitori del giovane salvato dall'incidente? Forse la Madonna pregata a Medjugorje è diversa da quella che stava sotto la croce e vedeva nel figlio morto la salvezza? Il miracolo non si può capire se non si parte dallo scandalo della croce. Dalla vittoria di Gesù sulla morte.

… Tu fratello che mi leggi, ed io, siamo miracolati se amiamo la vita. Se crediamo che la morte è vinta e che il Dio a cui rendiamo culto è il Dio dei vivi e non dei morti. Il metro di misura della fede non sta nell'inconsistenza della sanità fisica. Il “miracolato” potrebbe avere un secondo incidente e morire. Certamente prima o poi morirà anche lui. Dove sta dunque il miracolo? Se il culto della Madonna non ci porta a vedere e vivere nella fede l'unico grande miracolo che realmente cambia la vita, allora la cecità guarita, la gamba risanata, il tumore debellato, sono magie della natura o della scienza e non miracoli ottenuti per intercessione della Madonna.

Per gridare al miracolo senza far torto e offendere il morto, ci vuole che la famiglia del ragazzo rimasto vivo provi gli stessi sentimenti di quelli della famiglia cui è morto il figlio. Il ragazzo “miracolato” è nella possibilità di sapere che gli è stata data un'altra vita. Ora è testimone privilegiato dell'amore di Dio e quel “segno”ottenuto attraverso la preghiera dovrà essere la pietra miliare di un cammino nuovo.

(in “Madre di Dio”, Alba CN, gennaio-febbraio 2014, p.14)

 

 

RIFLESSIONI ATTUALI - RELIGIOSITÀ E VOLONTARIATO

 

Ho sempre inquadrato il volontariato in tutti i campi e, quindi , anche quello dell'AVIS in una forte espressione della religiosità dell'uomo.

Per religiosità intendiamo i valori profondi scritti nell’animo umano, inseriti in modo naturale in una determinata cultura. Sono quei valori che concorrono, tassello per tassello, a formare la coscienza collettiva di una comunità e dunque la persona. Possono variare nel loro modo di manifestarsi da cultura a cultura ma rivelano gli stessi bisogni fondamentali dell'uomo.

Religiosità non suppone la pratica di una religione. Moravia si definiva religioso ma non credente. Pertini affermava spesso che ci vuole una fede per vivere. Non è mai stato praticante pur rispettoso per Chiesa e per l'opera sociale che la Chiesa svolge.

Religiosità è credere in quei valori senza i quali non è neppure possibile vivere e sperare. Per il credente i valori hanno sempre una fonte ultimativa e definitiva, per il non credente sono comunque scritti nella spiritualità della persona. Per questo si parla spesso anche di morale laica cioè una morale che non ha un legislatore divino che dica: “Io sono il signore Dio tuo”.

La religiosità si esprime in modi diversi. La poesia del Leopardi fa pensare al bisogno di infinito. Ne' La Ginestra auspica che tutti gli uomini si diano una mano per vincere le difficoltà che la natura para loro di fronte continuamente e non arroccarsi sui propri egoismi, come mostrano di fare anche i paesi europei,in ordine sparso di fronte alla disperazione di chi emigra.

Nel volontariato si manifesta in modo evidente la nostra venuta da una formazione cristiana. Il comandamento che ha dato spessore alla società cristiana fin dagli inizi è stato quello dell'amore di Dio e del prossimo come doppia faccia dell'unica medaglia. “Dio nessuno l'ha mai visto” afferma Giovanni apostolo nel suo vangelo e nella sua prima lettera ma, se amiamole persone, lo vediamo.

Il riferimento è alla prima pagina della divina rivelazione: l'uomo creato a immagine e somiglianza con di Dio.

Cosa significa quella espressione? L'uomo rende visibile l'immagine del regnante cioè di Dio. Fondamentalmente nel suo significato si intrecciano tre aspetti. Uno è che Dio vuol creare un Tu cioè un essere capace di rispondergli, di diventare suo interlocutore. Altro aspetto che l'uomo è fatto per la relazione. Infine che l'uomo e la donna devono assumersi la responsabilità del mondo, della creazione.

Il volontariato mostra questo compito fondamentale dell'essere umano. Il potere politico dello stato potrà organizzare al meglio la vita civile perché ci sia più giustizia per tutti ma non potrà mai coprire tutta la realtà umana, tutti bisogni dell'uomo.

Nelle catastrofi, causate dalla natura o dall'uomo, ciò che ti è sto insegnato quando andavi catechismo, emerge, anche inconsciamente, nel dare immediatamente il tuo soccorso. Nei grandi eventi risulta in modo forte. Nel dono del sangue è meno evidente la spinta collettiva. Va fatta opera di sensibilizzazione perché avvenga. È un'opera di vero amore per il prossimo.(“Ogni uomo è mio fratello”. “Non c'è amore più grande di colui che dona la vita per i fratelli”)

Molte associazioni sono sorte dopo la seconda guerra mondiale caldeggiate e fondate da sacerdoti(ricordo nel mio pellegrinare don Bruno Gandolfi, Don Angelo Agnesini, don Pedretti Giacomo). Molti non entravano più in Chiesa per questioni politiche. Le grandi processioni, nelle nostre terre, non si facevano più. Ma Dio lo amavano ancora, nel prossimo. Il popolo ha risposto. Era un altro modo di esprimere nella vita, che spesso sembra non avere senso, che l'amore e il dono di sé è più forte della morte.

Il dono del sangue non è un semplice gesto di umanità, ma mostra che l'uomo vive per dei valori più grandi che vanno oltre i confini ristretti di una vita.

I giovani che si avvicinano all'associazione, mostrano di dare alla propria vita, una visione più ampia di quella di soddisfare i desideri di piccolo cabotaggio. Sanno che degli altri si dovranno prendere cura. Non potranno mai rispondere come Caino: “Son forse io il custode di mio fratello?”

 

Al concreto ho apprezzato tanto l'organizzazione dell'AVIS di San Pancrazio come ho sempre apprezzato le altre organizzazioni che ho trovato nella mia vita di prete: quella di Fornovo, di Corniglio, di Terenzo, di San Polo, di San Leonardo, di Monchio, di Sala. Ho visto nei volontari tanto entusiasmo e spirito di sacrificio.

Ringrazio come parroco la sinergia che esiste tra l'AVIS di San Pancrazio e la parrocchia. Penso che questo costituisca un punto fermo per il territorio che ha perduto col tempo pezzi preziosi, il comune,la scuola materna, elementare, media, e altro.

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