ARTE E STORIA (della chiesa di San Pancrazio e della Chiesa di Fraore)

Opera d'arte del XIV-XXI secolo

 

 

 

ARTE NELLA CHIESA DI SAN PANCRAZIO PARMA

Visita questo edificio non per semplice interesse culturale: ricordati di una storia millenaria. Qui hanno mostrato la loro fede a Cristo tante generazioni. Forse hanno pregato qui il loro dio anche tanti che venivano al Municipio collocato sulla via Emilia.

 

 

Qui venne costruita la prima chiesa romanica di cui dentro troverai le tracce. Poi fu costruita quella attuale. Pensate ai sacrifici costata con la povertà dei mezzi per la gloria di Dio. Terribilis locus iste. Ianua coeli!

 

Qui hanno portato le loro pene, qui hanno pregato per i loro morti. Tu ci potrai camminare sopra. Venivano sepolti nelle chiesa e nel sagrato(luogo sacro).

 

Qui hanno vissuto le loro gioie(matrimoni, …)

 

Entra con rispetto e prega perché sicuramente nel tuo cuore c'è ancora religiosità anche se ti dichiari non credente.

 

La porta grande della chiesa: due secoli di storia. La porta grande e solenne per ricordarci che Gesù è la porta della vita. L'asse centrale della chiesa ti porta lo sguardo all'altare maggiore, attorno al quale ogni domenica riviviamo il sacrificio di Cristo. Diventiamo contemporanei di Gesù ai piedi della croce.

 

Guarda dal di fuori e poi entra incominciando dalla parete di sinistra

 

 

 

PIEVE DI SAN PANCRAZIO

 EPOCA: secc. XI-XI-XVII. Le prime notizie risalgono al 1002. Ricostruita alla fine XI sec.

 Una bolla di papa Innocenzo secondo del 1141 stabilisce l'appartenenza della chiesa al capitolo

 della cattedrale.

 

Durante la visita di Castelli, inviato del papa, 1578, la chiesa era in stato di abbandono(PARIETES ECCLESIAE, QUAE RUINAM MINANTUR, QUANTO CITIUS FIERI POTERIT, REFICIANTUR, ET CONSOLIDENTUR PRO HIS PERAGENDIS FRUCTUS OMNES SEQUESTERENTUR, NECQUE RECTORI RELAXERENTUR, USQUE QUO HAEC OMNIA QUAE IUSSA SUNT, ADIMPLETA NON SINT).

 

I parroci usufruivano del beneficio e non risiedevano e quindi non se ne prendevano cura.(D. JONNES PILOSIUS HUIUS ECCLESIAE RECTOR, DECEM DIERUM SPTIO IN HAC ECCLESIAE CONTINUE RESIDEAT. TERTIA PARS OMNIUM FRUCTUUM HUIUS ECCLESAE SINGULIS ANNIS IN DOMO PAROCHIALI AEDIFICANDA EXPENDANTUR, UT R. EPISCOPO IUSSUM EST, ATQUE OB ID EA TERTIA PARS SQUESTRI NOMINE IN SINGULIS ANNIS APUD IDONEUM VIRUM DEPONANTUR, USQUE QUO DOMUS CONSTRUCTA SIT). Da questa relazione apprendiamo che la costruzione della canonica è della fine del '500 – inizi '600.

 

A partire dal XVI sec. è stata mutata notevolmente la struttura della pieve. Viene realizzata la copertura a volte in sostituzione della precedente a capriate in legno, rifatti i muri laterali. Demolita la facciata, ne viene costruita una nuova, arretrandola di una campata.

 La facciata tardo seicentesca.

 La copertura con volte a botte e a vela quelle laterali del XVIII sec..

 

Don Tito Pioli ricupererà in parte le primitive linee architettoniche. Restauri effettuati tra il 1935- 1955 hanno rimesso in luce alcuni sostegni della navata centrale dell'edifico romanico.

 

 

 

ABSIDE

 L'abside esterna conserva la primitiva struttura muraria romanica in pietre irregolari di fiume alternate a mattoni. Del XII secolo

 E' suddivisa in sette scomparti da lesene che si innalzano dallo zoccolo e terminano in una semplice decorazione di sottotetto realizzata con mattoni posti radialmente.

 Nel XVII l'abside è stata sopraelevata, sono stati eliminati gli archetti di coronamento

 Due finestre sono state chiuse.

 

 

 

CAMPANILE

Tardo settecento(1780) con cella campanaria avente monofore centinate e cupolino poligonale superiore.

 Entriamo per la visita dalla parte sinistra della chiesa. Attingiamo con la mano l'acqua dalla pila dell'acqua santa(sec. XIX).

Con questo gesto intendiamo fare memoria del nostro battesimo. Con le parole ricordiamo il mistero principale della nostra fede, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Col gesto, la croce del sacrificio di Cristo.

 Sulla colonna è posto un bronzo rotondo: IESUS CRISTUS DEUS HOMO VIVIT REGNAT IMPERAT 1901 . COLENTIBUS CRUCEM HUIC ECCLESIA POSITAM RECITANTIBUS PATER INDULGENTIAM 200 DIERUM SEMEL IN DIE. Ricordo del gran giubileo del 1900.

 

 

 

CONFESSIONALE

 Parete sinistra. Sec. XVII. Legno di noce intagliato.

 Sperimenta anche tu la dolcezza del perdono di Dio attraverso l'opera e il ministero dei presbiteri. (Dio non si stanca mai di perdonare ).

 

 

COLONNE

 Della prima chiesa del XII.

 Le colonne in mattone a faccia vista e capitelli a cubo scantonato sono state realizzate con laterizi nuovi al momento della ricostruzione della pieve

 Per quelle in pietra sono state riutilizzate parti di colonne e capitelli corinzi prodotte in epoca romana.

 Le colonne in pietra sono sormontate da capitelli corinzi. Dipinti a marmo di ordine composito, con foglie di acanto carnose, strigliate e arricciate a volute corinzie.

 L'acanto nell'antichità scelto per il senso di unità, compostezza, di perfezione, quindi di bellezza.

 Pietra scolpita e dipinta

 Le colonne erano al centro delle arcate.

 

 

 

ECCE HOMO

Appena entri nella chiesa nella navata di sinistra incontri la dolce figura di Gesù (busto in terracotta dipinta della fine del sec. XVIII): ti ispira sentimenti di bontà e misericordia per i peccatori. Offre la sua vita per noi.

 

BATTISTERO

Il parroco Don Tito Pioli tolse l'intonaco all'interno della chiesa e riparò in parte i danni che risalivano ancora al terremoto del 1117. Costruì l'altare maggiore, la balaustra in pietra e il battistero su disegno del prof. Gino Robuschi.

 Eseguito dagli scalpellini di Cassio.

 Scolpito il simbolo dello Spirito Santo- arricchi dal dipinto di San Giovanni Battista e il Battesimo di Gesù.

 I lavori erano iniziati nel 1930, terminarono nel 1940.

Descrizione del battistero: vasca di arenaria di Cassio. Piramide di rame lavorato a sbalzo. Catino di ferro vetusto. Cancello in ferro.

 Era esistito un battistero antico collocato agli inizi della navata centrale che doveva risalire alla primitiva chiesa romanica. Andato completamente perduto.

 Da quell'acqua sei rinato. Fai il tuo atto di fede e di fedeltà a Cristo. Tu solo hai parole di vita eterna.

 

 

QUADRO: Sacra Famiglia.(parete sinistra)

 

MARIA GIUSEPPE, BAMBINO.

 

Maria addita al il cielo al bambino che legge con lei le sacre scritture ebraiche.

 Sec. XVII. Pittore bolognese.

 Anche Gesù ha formato la sua personalità religiosa meditando le pagine del primo testamento. Le pagine evangeliche che riportano l'insegnamento e le sue parole si rifanno ad esempio allibro d'Isaia e al Deuteronomio.

 Tutto parte dalla famiglia. Veri uomini donne del mondo nuovo si formeranno sempre in una vera famiglia.

 

SAN PANCRAZIO

 (statua di Ortisei del '900: quella antica era molto danneggiata. Ora in un ripostiglio)

Tra il VI e il IX secolo la località eretta dai romani, a metà strada tra Parma e il Taro, prende il nome di San Pancrazio. Vi fioriva una fiorente comunità di cristiani. Una reliquia del santo , portata da Roma, fu collocata sull'altare della chiesa.

 Il nome appare per la prima volta in una pergamena del 3 marzo 941. A LATERE DA MEDIO DIE SANCTI BRANCASII.

 

Nel 183 a.C. Emilio Lepido aveva aperta la via, portandovi come coloni i legionari che colonizzarono in maniera razionale secondo il scienza agronomatica romana.

 (Sul sito troverai in futuro la vita di San Pancrazio martire scritta da G.B. MOSE' ZAMBONI pubblicata a Monza nel 1854).

 Vita di S. Pancrazio, giovane martire romano di Graziano Pesenti, ELLEDICI.

Memoria liturgica il 12 maggio.

 

L'immagine del giovane martire porta a volte altri nomi: PLANCART in Provenza, BRANCHERIO in Svizzera.

 Aveva quattordici anni. Cittadino romano dell'impero d'Oriente. Nel 299 viene a Roma con lo zio Dionigi. Lo zio lo introduce nella comunità di papa Marcellino. Una comunità viva che aiuta indigenti, malati, carcerati.

In oriente Galerio riesce a persuadere Diocleziano(tollerante verso tutti i culti) ad emanare un decreto di persecuzione per estirpare il cristianesimo. Nel 303 Diocleziano è a Roma. Il 12 maggio del 304 è condotto davanti all'imperatore e condannato alla decapitazione dopo il fermo rifiuto del giovane a rinnegare la fede.

 Festeggiato con Nereo e Achilleo loro compagno. Un adolescente dà la vita lo stesso giorno in cui due soldati ricusano di farsi complici dei carnefici.

 Giovinezza della chiesa. Pancrazio, Agnese, Giovanna D'Arco, Maria Goretti, i giovani cristiani dell'Uganda... La storia della chiesa è piena di questi giovani martiri che amano senza pentimento Cristo.

 

 

 

CROCE(cappella di sinistra)

 Nel museo parrocchiale ci sono tante croci che risalgono come i candelieri al seicento – settecento-ottocento.

 Questa è dell'ottocento. Poco significativa dal punto di vista dell'arte. Viene portata in processione per la processione del venerdì santo. VIA CRUCIS.

 

 

 

CAPPELLA MADONNA DEL ROSARIO

 

SACELLUM HOC

 

BEATAE M. V SINE LABE CONCEPTAE DICATUM

 

ATQUE A NOBILI FAMIGLIA SCARABELLI

 

PRO SE SINGULISQUE CHRISTIFIDELIBUS

 

EXTRUCTUM.

 

IL. AC REV. DNI DNI. CAMILLI MARAZANI,

 

PARMAE EPISCOPI ETCOMITIS

 

CONSENSU AC MUNERE

 

IL. REV MARCHIONI ALEXANDRO VERUGOLI

 

CATHEDRALIS PARMAE CANONICO

 

NEC NON I. V: DOCTORI COLLEGIATO

 

SACRIS LICUIT INITIARE

 

OCTAVO IDUS NOVEMBRIS ANNO DOMINI

 

MDCCXXII.

 

(Questa cappella fu costruita dalla nobile famiglia Scarabelli per sé e per i fedeli, dedicata alla beata Vergine Maria concepita senza peccato originale.

 

Col consenso e col donativo dell'illustrissimo e reverendissimo Camillo Marazzani vescovo e conte di Parma fu consentito l'inizio dei lavori all'Ill. Rev .mo Marchioni Alessandro Verugoli canonico della cattedrale di Parma e dottore in teologia dell'almo collegio l'ottavo giorno delle idi di novembre dell'anno del Signore 1727).

 

Statua della Madonna col bambino in legno di Ortisei.

 Sotto l'altare attuale è collocato un presepio di valore notevole in legno di Ortisei.

 

 

 

ALTARE CAPPELLA DI SINISTRA

Del secolo XVIII, prima metà.

 Questo altare era in origine l'altare maggiore che dopo i lavori di sistemazione della chiesa è stato trasferito nella cappella della navata sinistra.

Il tabernacolo è stato eliminato e mai più ritrovato.

 Altare in legno intagliato e dorato con nelle due fiancate volute e foglie e rilievo e tre alzate con fogliette nella prima, racemi nella seconda e cherubini nella terza, al centro c'era un piccolo ciborio a forma di tempio. Sull'alzata superiore erano collocati sei busti di reliquiari in legno argentato (ora nel museo parrocchiale).

 

 

 

ALTARE MAGGIORE

 L'altare maggiore attuale è stato costruito nell'epoca di Don Onesto Costa per adeguarsi alle direttive conciliari.

 Fatto in pietra con il basamento raffigurante l'agnello vittorioso da cui sgorgano i ruscelli significanti i sette sacramenti. L'altare è stato portato nel presbiterio ove c'è un pavimento simile a mosaico che risale nel decennio del 1820. Epoca di don Onesto Costa. Nel presbiterio venne collocato l'ambone in pietra. Le balaustre sono state eliminate.

 Altre pietre nel presbiterio fungevano da sede del celebrante. In un'epoca successiva la sede del celebrante è stata collocata come attualmente, danneggiando ulteriormente il presbiterio. (Come hanno fatto presto preti e vescovi ad applicare le norme liturgiche dopo il concilio manomettendo ciò che la tradizione aveva creato con sapienza secolare! Dopo il concilio di Trento la chiesa nei suoi vertici si era più impegnata ad applicarne le vere direttive).

 L'altare col tabernacolo è stato collocato nella cappella(di destra) del Santissimo sacramento.

 

 

QUADRO: GESU' mostrato al popolo. ECCE HOMO

 

Dipinto a olio su tela donato nel 1839 dalla duchessa di Parma, Maria Luigia. E' del pittore parmense Giovanni Riccò. Il pittore , che ama sopratutto il colore, non ha trascurato vibrazioni e risonanze quasi venete, ma ha raggiunto anche efficaci effetti di sentimenti contrastanti: dignità dolorosa di Cristo, stupore e rivelazione inconscia nello sgherro(o non è forse la figura maligna del diavolo che si presenta nell'ora di Cristo per l'ultima tentazione ?), trepidazione, incertezza e sgomento in Pilato

 

 

 

AFFRESCO

Finestra abside. Dipinto murale: affresco su muro. Abele, S. Pancrazio, Madonna con bambino. Monogramma di Cristo.

 Secc. XIV-XV.

 Madonna col bambino che si rivolge con un gesto affettuoso verso la madre(per noi cattolici la madre col bambino ci ha voluto sempre ricordare la misericordia di Dio ).

Il monogramma di Cristo ci ricorda che tutto deve essere rivolto a Cristo. Cristo ieri, oggi, nei secoli.

 Abele: è il sacrificio di Cristo, il giusto che si offre per i peccatori.

 

 

 

QUADRO: MARIA, GIUSEPPE, GESU', GIOVANNI BATTISTA

 

Opera di Gaetano Signorini, donato alla chiesa dalla duchessa Maria Luigia.

 

 

 

CAPITELLO CON FOGLIE D'ACANTO

 Capitelli che risalgono al XII secolo.

 Pietra scolpita.

 Sono frammenti dell'abside dell'antica chiesa romanica.

 Ora servono da mensole dell'altare maggiore.

 

 

 

CAPITELLO CON SFINGE

 Lo zooforo è l'elemento decorativo che fascia il battistero di Parma. Tutta l'arte del battistero è imperniata sul mistero di Cristo e dell'uomo.

I due capitelli fanno pensare al battistero di Parma.

 Perché il bisogno di simboli non cristiani? La sfinge ha il corpo di leone e la la testa di donna che pone la domanda chi è l'uomo. Santo o demonio. Virtù o peccato. Serenità o domanda. Senso e mistero. Conscio inconscio.

 

 

LAPIDI A MEMORIA

 nel presbiterio

 

 Lapide di AMORETTI. Collocata nella pare sinistra dell'altare maggiore.

 Amoretti, tipografi attivi a S. Pancrazio tra il 1795 e il 1830, a Bologna tra il 1831 e 1880. ottimi fabbri ferrai della periferia di Parma, collaborarono con Giovanbattista Bodoni fin dal suo arrivo a Parma(1768), prima per la costruzione dei torchi altre macchine necessarie alla tipografia bodoniana, poi alla preparazione e sgrossatura dei punzoni. Dopo il 1791, a causa dei dissapori col Bodoni, iniziarono in proprio sotto la guida di Don Andrea(1758-1807)a incidere punzoni, battere matrici e fondere caratteri, dei quali diedero un primo saggio con un sonetto pubblicato nel 1795. altre notizie le trovi sul supplemento n° 6 della Gazzetta di Parma di Franco Maria Ricci.

 

IN PACE DORMIT

 

ANDREA AMORETTUS

 

PRESBYTER

 

PIENTISSIMUS ET INGENIOSUS

 

QUI

 

ARCHIEREI AEDIS HUIUS AIUTOR

 

DOCTUS ADSIDUUS GRATITO

 

PULCHERRIMA LABORUM RELAXATIONE

 

INSTRUMENTIS EXCOGITANDIS PERFICIUNDIS

 

FORMIQ-TYPOGRAPHIS AFFABRE CUNDENDIS

 

FAMAM SINGULAREM ADEPTUS

 

OMNIBUS AMABILIS

 

VIXIT ANNOS XLIX MENS I DIES XV

 

DECESSIT PRID NON MART.

 

ANNO MDCCC VII

 

PANCRATIUS PATER

 

JOHANNES PETRUS VICTORINUS FRS

 

FAMILIAE OFFICINEQUE SUAE COLUMEN

 

DESIDERANTES LUGENTES

 

CONDIDERUN

 

Lapide posta a destra del presbiterio

 

LAURENTIUS BIONDI

 

PER XXXI ANN HUIUSCE CURIAE ARCHP

 

OB POSTR NON AUGUST

 

ANN MDCCC XC

 

MAGNO OMNIUM LUCTU

 

VIX ANN LXXIV MENS VIII

 

FRATER ET NEP MOESTSSIMI

 

POS

 

 

 

 

 

CAPPELLA DI DESTRA CON RELIQUIARIO

 

ADORATE DEUM IN SANCTIS SUIS

 

D O M

 

HOC EXTANT IN SACELLO SACRAE NEC NON

 

VERAE AUTENTICAE RELIQIAE AB ORDINARIO

 

RECOGNITAE DECIMO KAL. NOV. MDCCXXX

 

LIGNUM S. CRUCIS

 

EZ VESTIBUS EX OSSIBUS

 

B. MARIAE VIR. , S. ANTONII PATA, S. M. MAGL-AE, POEN.,

 

S IOSEPH S.B. M. V S. NICOLAI TOL-NI, S. LUCIAE V M.

 

S. FILIPPI NERII, S. FRANCISCI- DE PAU-, S APOLONIAE V M,

 

S. FELICIS CAP- , S. IGNATII LOIOLAE, S PANCRATII M

 

S FRANCI- XAV-

 

EUDENII SCABELLI ROMA REDUCIS DON- PERPE-

 

 

 

QUADRO SAN CRISTOFORO e SAN CARLO

 

L'Eterno tra S. Antonio abate e S. Bernardo sulle nubi, in basso S. Carlo e S. Cristoforo, dipinto ad olio su tela. Pittore locale del settecento. Le cornici dei quadri non hanno subito danni o trafugamenti per cui sono tutte coeve ai dipinti.

 

 

 

 

 ALTARE (navata di destra)

Dedicato a San Cristoforo e San Carlo.

 Il primo santo faceva pensare alla difficoltà di passare il Taro a guado.

 Da tempi immemorabili c'era uno xenodocchio prima del Taro per dare assistenza ai viandanti.

 San Carlo è il santo che ha preso sul serio la riforma del concilio tridentino e ha usato tutte le sue forze per farla eseguire.

L'altare è quello di Don Tito Pioli e dell'architetto Robuschi. Prima della riforma liturgica era l'altare maggiore.

La scheda del 1943 dice: Altare e ancona in legno intagliato, dipinto a finta breccia e dorato con volute, foglie, frascami, ornati, frontone mistilineo su capitelli a volute, sormontato dalla colomba fra raggi e foglie(in un ripostiglio). Sec XVIII.

 Le due fiancate sono state date in prestito da don Walter Cavatorta(30/10/1989) alla chiesa di Sala Baganza per Villa Benedetta.

La cornice(ora nel museo parrocchiale) posta sotto l'altare dove era collocato il Cristo morto(ripostiglio).

 

 

 

STATUA DEL S. CUORE

 In legno di Ortisei.

 

Sacro Cuore

Diffondere questa devozione fu il compito assegnato dalla divina Provvidenza a S. Margherita Maria Alacoque. Nasce il 22 luglio 1647 in Francia. Ogni primo venerdì del mese, Gesù la favorisce con la visione del suo Cuore. Le visioni avvengono a Paray. La missione che Dio affida alla santa è dire “Dio ti ama”. Il suo messaggio sta tutto in questo: Ecco quel Cuore che ama tanto gli uomini. Quel Cuore non è solo il simbolo e il sacramento dell’amore della SS. Trinità per l’umanità, ma sta per la persona amante del Cristo Risorto, nostro contemporaneo. “L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente”. Così diceva Giovanni Paolo II a Paray.

 

I documenti della Chiesa insistono sullo scopo di questa devozione: riportare la vita cristiana all’essenziale, centrare la nostra vita nel nucleo essenziale. Il cristianesimo è dall’inizio alla fine un mistero d’amore. Essere cristiano significa credere all’amore di Dio per noi e consentire a questo amore di espandersi in modo da suscitare una risposta d’amore.

 

Il teologo Karl Rahner fa questa riflessione: “Il cuore è la realtà intima e unificante che evoca il mistero che resiste a tutte le analisi, che è la legge più potente di ogni organizzazione e utilizzazione tecnica dell’uomo. Cuore indica il luogo dove il mistero dell’uomo trascende nel mistero di Dio; là la vuota infinitudine che egli sperimenta dentro di sé grida e invoca la infinita pienezza di Dio.

 

Evoca il cuore trafitto, il cuore angosciato, spremuto, morto. Dire cuore significa dire amore, l’amore inafferrabile e disinteressato, l’amore che vince nella inutilità, che trionfa nella debolezza, che ucciso dà la vita, l’amore che è Dio. Con questa parola si proclama che Dio è là dove si prega dicendo: Dio mio perché mi hai abbandonato?

 

Con la parola cuore si nomina qualcosa che è totalmente corporeo e tuttavia è tutto in tutto, al punto che si possono contare i suoi battiti e ci si può fermare in un pianto beato perché non è più possibile andare avanti dal momento che si trovato Dio. Chi può negare che in questa parola noi ritroviamo noi stessi, il nostro destino e il modo proprio dell’esistenza cristiana, che ci è imposto come peso o come grazia insieme, e assegnato come nostra missione?”

 

 

 

QUADRO: Riposo durante la fuga in Egitto

 

Sec. XIX. Autore locale

 

Anche La famiglia di Gesù ha sperimentato le pene di coloro che devono per i motivi più disparati lasciare la loro patria per andare lontano.

 

Aiutali aiutando le associazioni che si prendono cura di queste nuove necessità. La carità deve essere pronta generosa oculata.

 

 

 

CONFESSIONALE

 Parete di destra: legno intagliato del XIX.

Ricordati del precetto della Chiesa che dice di confessarsi almeno una volta all'anno e naturalmente sempre quando hai peccato in modo grave, venendo meno all'amore di Dio.

 

 

 

QUADRO SOPRA LA PORTA D'INGRESSO

 

Madonna con San Pancrazio. Secolo XVII.

 

Pittore parmense del sec. XVIII.

 Sono i due protettori della parrocchia. Gesù offre la palma del martirio a San Pancrazio in atteggiamento di mistica contemplazione.

 

ALTRI OGGETTI DI INTERESSE

 Due panche in noce massello sagomate. '600.

 Banchi antichi del '600/'700

 Tre sedie. XIX/XX sec. Legno intagliato.

 Cassapanca XVII sec.

 Acquasantiera XIX sec.

 Acquasantiera di destra XVIII/XIX sec.

 

 

 

 

 

Ora hai terminato la tua visita. Intingi ancora la tua mano nella pila di destra(sec. XVIII-XIX).

Ora , uscito, sul fianco della chiesa di destra trovi la lapide a memoria di Don Gallinari e Don Pioli.

 Sulla casa della gioventù quella di don Costa.

 

Ricorda con amore e riconoscenza coloro che hanno speso la loro vita per portare avanti la fiaccola della fede e ad essere vicini a questo popolo. Prega per loro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

O statuto! O civile rappresentanza! O diritto divino dei popoli, sulle cui basi fondasi l'affrancamento civile d'Italia, a te è sacro questo solennissimo giorno”.

 

Nel 150° anniversario dell'unità d'Italia, rendiamo omaggio per debito di giustizia e di verità

 

all'Arciprete DON CRISTOFORO GALLINARI(1792-1877)

 

prete patriota

 

uomo di notevole cultura

 

animatore sociale e politico del suo tempo.

 

San Pancrazio 8.5.2011. comune di Parma

 

(Vedi il libro “Preti parmensi durante l'Unità d'Italia” di Umberto Cocconi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla memoria di

 

DON TITO PIOLI

 

che resse questa parrocchia per 44 anni

 

nel decimo anniversario della sua morte

 

8-XII- 1968

 

 

 

Comunità di San Pancrazio

 

non aspettarti nulla e quel poco che troverai sarà sempre molto... è vero sai!”

 

a perenne memoria di

 

DON ONESTO COSTA

 

sacerdote missionario ideatore e fondatore di questa casa della gioventù nel 50° anno della sua costruzione(1962-2011)

 

San Pancrazio 13-5-2012

 

 

 

PARROCI CHE HANNO RETTO QUESTA PARROCCHIA

 

ANGELBERTO

1005

PUELLI FRANCESCO

1603

ROLANDO

1193

BIANCHI LUDOVICO

1603-1611

UGO

1195

PONTICELLI DOMENICO

1611-1624

BANZOLA GUIDO

1222

MAGNAVACCHI DOMENICO

1625-1631

ROBERTO DA CORREGGIO

1273

RIZZI GIOVANNI ANTONIO

1631-1636

BONACATO DA S.DONATO

1277

LEVANTI GIOVANNI

1636

LUPI MARESINO

1276

PEZZALI PIETRO

1652-1660

GERVASO

1296

BRUSINI DONNINO

1661-1676

GIOVANNI

1297

BAIARDI CRISTOFORO

1676-1707

ADIGHERIO

1299

LAGHI FELICE

1707-1733

GIOVANNI DA ENZOLA

1327

DODI GIOVANNI

1733-1772

GIOVANNI DEI BRAVI

1412

MANINI PIETRO

1772-1784

GUERCI GIOVANNI

1420

BIONDI LORENZO

1784-1815

GIACOMO DE QUARTARIO

1427

CORCHIA GIOVANNI

1815-1830

ZANGRANDI ANTONIO

1444

GALLINARI CRSTOFORO

1830-1877

BONINI LUIGI

1494

MADONI GIACOMO

1878-1900

ALDIGERI BONIFACIO

1537

RONCAGLIA FIRMINO

1900-1914

ANTONIO DE SANTI

1528

PIOLI TITO

1914-1958

CERATI LUCA

1533

COSTA ERNESTO

1959-1978

MAZZOCCHI ANNIBALE

1557

CANETTI GIUSEPPE

1978-1984

SAVINO LUDOVICO

1557-1564

CAVATORTA WALTER

1984-1995

PELOSI GIOVANNI

1564-1579

SILVA CARLO

1995-2013

BALESTRIERI PAOLO

1579

PAGANUZZI ETTORE

2013

AMBROSINI GIACOMO

1580

 

 

MARSETTI FRANCESCO

1602

 

 

 

 

 

 FRAORE - DECRETA VSITATIONIS DIOECESIS 1578-79

 

REV.MI

JOANNIS BAPTISTAE CASTELLI

STEP 2000

 

PRO PARROCHIALI ECCLESIA

SANCTI TERENTIANI

VILLAE FABRONI

 

EX FRUCTIBUS CLERICATUS SEMINARIO UTUTI CERTA MERCES CLERICO CONSTITUATUR, QUI EX ONERE EIDEM CLERICATUI IMPOSITO SACERDOTI REM DIVINAM FACIENTI MINISTRET.(1)

Dai proventi del Chiericato gestiti dal Seminario , sia fissato un compenso al chierico che affidi l'incarico di amministrare i sacramenti a un sacerdote a carico dello stesso Chiericato.

 

SACRAE IMMAGINES QUAE LOCO ICONAE ALTARIS MAIORIS PICTAE SUNT, UBI OPUS EST, QUATTUOR MENSIUM SPATIO RESTAURENTUR.

Le sacre immagini che sono state dipinte nel luogo dell'icona dell'altare maggiore, entro 4 mesi siano restaurate.

 

SANCTUM EUCARISTIAE SACRAMENTUM LAMPADE CORAM EA COLLUCENTE SEMPER ASSERVETUR, IJS QUAE AD OLEI SUMPTUM OBESERVATIS QUAE DECRETIS GENERALIBUS TRADITA SUNT.

Ci sia sempre la lampada accesa davanti al Santissimo Sacramento. Tutto quello che è stato decretato dal Concilio di Trento(2) riguardo all'olio da prendere sia osservato.

 

CONFRATERNITAS SANCTISSIMI SACRAMENTI QUAM PRIMUM ERIGATUR IJS OBSERVATIS REGULIS QUAE REVERENDISSIMIS EPISCOPI IUSSU TYPIS IMPRESSAE SUNT.(3)

Quanto prima sia eretta la Confraternita del Santissimo Sacramento, osservando le istruzioni pubblicate dal Vescovo.

 

EX IJS QUI IN EADEM SOCIETATE CORPORIS DOMINI DESCRIPTI ERUN, SINGULIS MENSIBUS SALTEM DECEM VIRI TOTIDEM MULIERES DESIGNENTUR, QUI SACRAM EUCHARISTIAM, CUM AD INFIRMUM DEFERTUR ASSOCIENT, AUT SI IMPEDITI SINT

, ALIJ QUI AD MUNUS OBEANT, SUBSTITUANT.

Tra coloro che sono iscritti nella confraternita almeno una volta al mese si designino 10 uomini e altrettante donne per portare la comunione ad un infermo. Se sono impegnati siano sostituiti.

 

DE LANTERNA MAGNA BACULO AFFIXA, ET DE UMBELLA, CUM SACRA HOSTIA AD INFIRMUM DEFERTUR GESTANDA, QUAE AD FORMAM DECRETIS GENERALIBUS PRAESCRPTAM CONFECTA SIT, AD TRES MENSES.

Entro tre mesi, secondo i decreti attuativi del concilio, si doti la chiesa di una lampada con manico e di un ombrello liturgico da usare quando viene portata la comunione al malato.

 

DE VELO AUTEM SERICO SUPERUMERALI TUNC A SACERDOTE INDUENDO AD MENSEM PROVISUM SIT.

Entro un mese si provveda ad avere il velo omerale per il sacerdote.(4)

 

SCA BELLA LIGNEA OBLONGA, QUAE USUI SANCRAE COMMUNIONIS SINT ET MAPPAEAD EA STERNENDAA TRUM MENSIUM SPATIO HABEANTUR.

Entro tre mesi bisogna dotare la chiesa di lunghi inginocchiatoi(balaustre) di legno e di tovaglie da stenderle sopra quando si fa la Comunione.(5)

SACRA EUCHARESTIA IN PROCESSIONE NUMQUAM CALICE DEFERATUR, ATQUE IDEO QUATTUOR MENSIUM SPATIO TABERNACULUM OSTENSORIUM SALTEM E RAMNO INAURATO CONFECTUM, AC VITRO CIRCUMDATUM HABEATUR AD EANDEM SACRAM HOSTIAM IN PROCESSIONE DEFERENDAM.

Non si porti in Processione l'Eucarestia ma entro quattro mesi ci si doti di un ostensorio in rame dorato che renda visibile l'ostia in una campana di vetro.

SINGULIS DOMENICIS AC FESTIS DIEBUS PAROCHUS POPULUM DOCTRINAM CHRISTIANAM DOCEAT, SUB POENAM DUORUM AUREORUM TOTIES INCURRENDA QUOTIES OMISERIT.

Ogni domenica e nelle feste il parroco insegni la sacra dottrina al popolo, multato di due monete d'oro ogni volta che la tralascia.

IJDEM PRAETERA DIEBUS IDEM PAROCHUS POPULO EVANGELIUM EXPLICET, AUT SALTEM PARTEM ALIQUAM CATHECHISMI ROMANI IN LINGUAM COMMUNEM VERSI ALIAMVE AB EPISCOPO PROBATAM HOMELIAM LEGAT.

Negli stessi giorni il parroco spieghi il vangelo o almeno una parte del Catechismo Romano o legga una omelia approvata dal vescovo in lingua corrente.

CONFESSIONALE AD EORUMDEM DECRETORUM PRAESCRIPTUM AD DUOS MENSES HABEANTUR.

Entro due mesi ci sia il confessionale secondo le prescrizioni .

SACRARIUM AD FORMAM EISDEM DECRETIS TRADITAM CONFICIATUR MENSIS SPATIO.

Entro un mese si crei una sacrestia.

TRIA SALTEM VELA SERICA, ET TOTIDEM MARSUPIA PRO CORPORALIBUS, ATQUE CORPORALIA QUATTUOR INTRA MENSEM HABEANTUR.

Entro 4 mesi tre veli di seta(conopei), e altrettante borse per i corporali e 4 corporali.

ANNI SPATIO TRES CASULAE FIANT, QUARUM UNA EX PANNO SERICO RUBEO, ALTERA COLORIS VIRIDIS, TERTIA NIGRA CONFICIATUR.

Si facciano tre casule(pianete). Una di seta rossa, una verde, una nera.

IN SACRISTIA VESTIARIUM AD PARAMENTA CONSERVANDA, VAS AQUARIUM, SCABELLUM ET ALIA OMNIA QUAE EX DECRETIS GENERALIBUS ADESSE DEBENT, INTRA QUATTUOR MENSES PARENTUR.

Entro 4 mesi si prepari un armadio per i vestiti, un secchiello per l'acqua santa, un inginocchiatoio e tutto quello che è prescritto dal concilio.

IMAGO SANCTI TERENTIANI SUPER PORTAM ECCLESIAE AD TRES MEMSES PINGANTUR.

Si dipinga l'immagine di San Terenziano sopra la porta della chiesa

DE TURIBOLA ET ACERRA AD TRES MENSES PROVIDEATUR.

Si provveda entro 3 mesi un turibolo e una navicella.

SUPERPELLICCEUM ET VESTIS TALARIS, QUIBUS CLERICUS MISSAE INSERVIENS INDUAT, DUORUM MENSIUM SPATIO HABEANTUR.

Ci sia anche entro due mesi una cotta e una veste talare per il chierico che serve la messa.

FENESTRAE HIEMALI TEMPORA TELA, AUT SALTEM PAGINA OCCLUDANTUR.

Nel tempo invernale si chiudano le finestre con teli o almeno fogli.

QUAE AD SACRAMENTORUM ADMINISTRATIONEM, AD DIVINA OFFICIA RECITNDA ET AD PIETATEM PERTINENT, UT DECRETIS GENERALIBUS IUSSUM EST, EXERCEANTUR.

Ciò che serve,per amministrare i sacramenti, o per la recita dell'ufficio e per la devozione sia eseguito.

QUAE ECCLESIAE MATERIALIS ORNATUM ET PARAMENTA IN MISSAE CELEBRATIONE A SACERDOTE INDUENDA CONCERNUNT, REVERENDISSIMUS EPISCOPUS CUI FACULTATES HUIUS ECCLESIAE MAGIS COGNITAE ESSE DEBENT, EX PIETATE SUA ET ECCHESIAE PROVENTIBUS SPPLEAT.

Ciò che serve per il decoro della chiesa, i paramenti da indossare dal sacerdote per celebrare il vescovo che meglio dovrebbe conoscere i mezzi di questa chiesa vi provveda per bontà sua e coi proventi della chiesa.

 

PRO ORATORIO

SANCTI ANDRAE

POSITO IN PAROCHIA

SANCTI TERENTIANI(6)

 

 

ALTARIA OMNIA IN DICTO ORATORIO EXSISTENTIA TRIUM MENSIUM SPATIO CRUCE SALTEM LIGNEA PICTA, TOBALEIS, CANDELABRI SALTEM FERREIS, PALIO SALTEM ET TELA PICTA ET SCABELLO LIGNEO MUNIANTUR.

Tutti gli altari che ci sono in detto oratorio entro tre mesi siano dotati di una croce di legno dipinta, di tovaglie, di candelabri almeno in ferro, di paliotto dipinto, di sgabello di legno.

 

ET DE PARAMENTIS AD MISSARUM CELEBRATIONEM NECESSARIJS EODEM TEMPORIS SPATIO PROVISUM SIT.

Nello stesso tempo si provveda al necessario per la celebrazione della messa.

 

MISSA SALTEM SEMEL IN MENSE IN HOC ORATORIO, NISI A REVERENDISSIMO EPISCOPO MAIORA ONERA EIDEM INUCTA CONSTITERIT, DEIN CEPS CELEBRETUR.

Almeno una volta al mesi vi si celebri la messa a meno che non ci siano anche altri obblighi.(7)

 

 

note

  1. Seminario di Parma. Sorto sull'antica canonica del 877. Aperto a Seminario dal Vescovo Farnese nel 1564. dopo il concilio fu uno dei primi seminari d'Italia. Nel 1600-1601 ospitò le scuole di filosofia, diritto e medicina per volontà del duca. . Inizialmente c'era la facciata con loggiato. Ampliato da mons. Villa e mons. Miotti dal 1800-1805. Altri lavori alla cappella e alle camere fatti da mons. Colli

  2. Concilio di Trento(1545-1563). XIX Concilio ecumenico. Il CATECHISMO ROMANO, scaturito dal Concilio di Trento e promulgato da Pio V nel 1566, è considerato una delle fonti principali della catechesi della Chiesa cattolica con la preoccupazione fondamentale della conoscenza della dottrina.

  3. Confraternita del Santissimo Sacramento. Fortemente volute dai vescovi. Provvedevano agli oggetti del culto, a portare la comunione agli ammalati, intervenivano a favore di persone bisognose, facevano celebrare le messe e gli uffici a suffragio dei confratelli e delle consorelle. Nel tempo accumularono grandi beni. Dotarono le chiese di splendide opere d'arte. (vedi il libro Pellegrini per un Millennio messo sul sito della parrocchia).

  4. Veniva usato per portare la comunione agli ammalati e per dare la benedizione.

  5. Poi diventeranno le balaustre . Dopo il concilio Vaticano i vescovi e i preti si sono affrettati a toglierle. Motivo: doveva essere sempre più una mensa che un altare. Deve prevalere la convivialità e non l'adorazione.

  6. Collocato di fronte alla facciata della chiesa in lontananza e prima del cimitero

  7. questa ricerca continuerà in un momento successivo con il rilevamento a proposito di Fraore di quanto detto nelle visite Pastorali di Farnese Ferdinando (1577-79), di Papirio Picedi 1609-11, di Pompeo Cornazzani (1618-34), di Carlo Nembrini (1652-54)

 

 

FRAORE - MEMORIE STORICHE

 

 

FRAORE - OPERA D'ARTE SACRA 

 

Il Cristo policromo appartenente alla chiesa di Fraore. L'influenza delle confraternite del santo sepolcro e dei francescani. L'artista vuol armonizzare l'aspetto umano e divino di Cristo. Compostezza e sobrietà, ispira serenità e gratitudine verso Colui che ha dato la vita per noi.
Ora è custodito in diocesi.

 

FRAORE - ORATORIO AL PONTE TARO

 

da S. Maria Maddalena al Sacro Cuore di Gesù

 

(a cura di Giuliano Masola in Villa Ennia, frammenti di storia al Ponte Tarro)

 

La presenza dell’oratorio all’interno del Palazzo, per quanto ritrovato finora, è testimoniata più da disegni e mappe che da documenti. Infatti, fra le centinaia di carte visionate - è già in parte sopra menzionate - nel corso del XVIII secolo la presenza di un oratorio è menzionata solo un paio di volte in modo diretto. La prima è del 1757 e riguarda interventi di manutenzione54, mentre la seconda del falegname Zaccagni, è databile al 1792, tenuto conto di altre note dello stesso artigiano, come si può vede nel documento riportato.

 

Nelle Visite pastorali l’oratorio è più volte menzionato. Nel corso dell’ultimo ventennio del XVIII secolo si hanno alcune testimonianze. La prima, del è databile al 1780 è di don Francesco Gabbi, titolare della parrocchiale di Fraore, in cui dà ordine, in particolare, di ripu­lire e imbiancare le pareti dell’oratorio55. Nel 1793 vi è la richiesta, già precedentemente riportata, per poter of­ficiare e assistere alla messa nell’«Oratorio di S. Maria Maddalena al Ponte del Tarro in Fraore» e, nel 1800, si ha un «Inventario. Oratorio del Demanio altre volte delle Reverende Monache di S. Domenico in Fraore erretto sotto il titolo di S. Maria Maddalena Penitente»56. La titolarità di S. Maria Maddalena può generare confusione, poiché si può far riferimento a S. Maria di Magdala, e a S. Maria Maddalena de’ Pazzi. Incrociando diverse fonti si può ritenere che nella chiesa di Fraore veniva venerata la santa fiorentina, mentre l’oratorio era dedicato alla Maddalena che i Vangeli ci fanno conoscere. Il culto della mistica toscana a Fraore molto probabilmente è iniziato prima del­la metà del Seicento, sull’onda della fama circa la sua santità che si era diffu­sa immediatamente dopo la sua morte, avvenuta nel 1611.

 

 

 

La venerazione della santa fiorentina, festeggiata il 25 maggio, è proseguita per tutto il Settecento per scemare, anche per le conseguenze della Rivoluzio­ne Francese agli inizi del secolo successivo. Nella visita pastorale del 18 feb­braio 1832, si decreta che il parroco don Antonio Gabelli (29 novembre 1800 - 22 maggio 1835) provveda per portare a «maggior decenza il quadro di S. Maria Maddalena de’ Pazzi.»57. Un’altra informazione abbastanza esplicativa proviene dalle memo­rie di Giovanni Menegalli, parroco dal 1855 al 1888, che ricorda i lavori di risistemazione della chiesa autorizzati da Maria Luisa di Borbone. Proprio durante questi lavori eseguiti nell’estate del 1856 «si ritrovò la cappella dedicata a Santa Maria Maddalena de’ Pazzis, la quale era piccola, an­gusta e bassa, ora ridotta come quella della Beata Vergine del Carmine [...]»58. Circa settanta anni dopo, però, il parroco don Mario Ghezzi invia una petizione a Guido Maria Conforti, vescovo di Parma, per cambiare il titolo di un altare: dedicarlo a S. Antonio Abate, anziché a S. Maria Madda­lena de’ Pazzi59. Il culto per questa grande mistica può dirsi ufficialmente cessato.

 

Le Domenicane, invece, venerano la Maddalena penitente, identificata in Maria di Magdala: una

 

donna che ha molto vissuto e ha cambiato radicalmente vita, passando da tanti uomini a Uno solo. La sua figura, di conseguenza, offre alle Domeni­cane l’esempio di un totale abbandono e affidamento in Cristo, loro sposo. La vita di queste madri, benché quasi sempre di famiglie altolocate, è però molto dura, nonostante le diverse possessioni e benefici. Alla fine, nel 1810 l’ordine delle Domenicane viene soppresso, come pure chiesa e monastero nel 1820.

 

Il nome della Maddalena può generare confusione. Oltre quanto sopra pos­siamo stabilire la dedicazione dell’oratorio alla santa Penitente da un paio da alcune fonti. Nel 1717 il rettore di Fraore don Carlo Foglia scrive che «In cotesta mia Parochia di Fraore esistono tre Oratori Publici. L’uno del signor conte Pighetti. L’altro del signor conte Linati. Il terzo delle R. R. Monache di S. Domeni­co»60. Per quanto riguarda quello delle Domenicane, però, indica il 22 luglio come giorno della fe­stività (ricordiamo che quello di S. Maria Maddalena de Pazzi è il 25 maggio)61. Non solo, poiché da un libro mastro settecentesco, lo stesso giorno ricorre come data in cui scadono pagamenti e in­cassi e pure il passaggio fra una priora e/o celleraria e l’altra, ma più spesso da una celleraria (re­sponsabile della cantina e degli approvvigionamenti) all’altra: non si tratta quindi di una data qualsiasi62..

 

Occorre attendere gli anni Venti del Novecento per il ripristino dell’oratorio, ma questa volta non più col titolo della Maddalena Penitente, ma con quello del Sacro Cuore di Gesù. Non sono state trovate le motivazioni di questa nuova dedicazione, per cui si possono fare so­lo delle ipotesi. La venerazione del Sacro Cuore di Gesù si origina nel tardo Medioevo, ma si sviluppa e si irradia nella seconda metà del Seicento sotto l’impulso prima di Giovanni Eudes (1601-1680), poi per le rivelazioni private di Margherita Maria Alacoque, propagate da Claude La Colombière (1641-1682) e dai confratelli della Compagnia di Gesù. Solo dalla seconda metà dell’Ottocento e con l’inizio del Novecento si una uf­ficializzazione del culto da parte della Chiesa (encicliche di Leone XIII e Pio XI, in particolare), Si tratta di un cuore “fisico” (elemento che ha suscitato le reazione dei Giansenisti nel XVIII secolo, che vedevano in ciò una forma idolatrica), non solo mistico. Anche in questo caso c'è una fisicità. Maddalena offre se stessa a Gesù, Gesù offre il proprio cuore all’umanità.

 

Dell’oratorio poco resta. Nella «Consegna della Possessione detta dell’Osteria del Palazzo», per quanto riguarda l’Oratorio, fra i beni elencati c’è «un quadro nel muro rappresentante la Crocifissione di Nostro Signore in tela»63.

 

Il “nuovo” Oratorio

 

Negli anni Venti del secolo scorso la famiglia Pederzini decide di recuperare l’antico oratorio, dedi­candolo al Sacro Cuore di Gesù. Per poterlo fare, però, occorre il consenso del vescovo, che al tem­po era Guido Maria Conforti, poi proclamato santo.

 

11 24 luglio 1920 Don. Salvatore Anelli fa una relazione al vescovo, unitamente alla richiesta di ria­pertura dell’oratorio «...allo scopo di farvi celebrare la S. Messa tutte le domeniche per comodità di gran parte della parrocchia di Fraore troppo distante dalla chiesa parrocchiale e con intendimenti al­tresì di raccoglierei fanciulli per l’istituzione catechistica»64.

 

La risposta favorevole di Guido Maria Conforti «vescovo e conte» è immediata.

 

«Vista la relazione fatta in data 24 luglio 1920 dal molto reverendo signor Anelli Don Salvatore, rettore di Fraore, sulla proposta di erigere in onore del Sacro Cuore di Gesù un Oratorio Pubblico sussidiario della Chiesa parrocchiale di Fraore nella Villa Pederzi­ni, posta nelle vicinanze di Ponte Taro [...] deputiamo al pubblico culto l’Oratorio eret­to ...»65.

 

Parma, 29 luglio 1924. Canc. Antonio Schiavi, cancelliere ve­scovile. Al Magg. Umberto Maggiorelli. Ponte Taro (Parma).

 

«[...] nulla osta a che Ella possa, anche subito, fare eseguire internamente de esternamente all’Oratorio del Sacro Cuore di Pontetaro quei lavori...»66.

 

L’oratorio viene quindi riaperto, continuando a funzionare fino a metà degli anni Settanta del Novecento.

 

54«1757, 2 gennaio. Riparationi fatte all’Osteria dell Palazzo ed Oratorio e possessione del Tarro ragione delle Madri Monache di S. Domenico condotta in affitto da Antonio Maria Bitta, e dal medesimo riportato sono [...]», ASPR, Con­venti e Confraternite, XXXV, “S. Domenico Parma, Domenicane”, cassa AA, filza 4 [1307].

 

56ASVDPR, Fraore, b. 96, fase. 4, “Oratori pubblici”..

 

55[ 1780, indicata dall’archivista).Visita Pastorale delli Rettori delle Chiese Parrocchiali. Fraore. Note di Francescho Gabbi proveduto dal 1767 Titolare S. Terenziano [...]. Oratorio delle Reverende Madri di S. Domenico sotto il titolo di S. Maria Maddalena. Si provede di cornici e di altra biancatura necessari, si accomodi la predella dell’altare, si rileghi la cartella da morto, si ristabiliscano pareti dell’Oratorio dova ne è di bisogno e sia imbiancato intieramente. ASVDPR, Fraore, b. 96, fase. “Visite pastorali”.

 

58ASDVPR, Fraore, b. 96, A. BIANCHI (a cura di), Memorie che devono rimanere in perpetuo nell’Archivio di questa Chiesa Parrochiale di Fraore, [Parma 1975], p. 20-21.

 

59ASDVPR, Fraore, b. 96, fase. 10.

 

60ASDVPR, Fraore, b. 96, fase. 7, “Oratori pubblici”.

 

61«Nota delli oratori che si trovano nella Parrocchia di Fraore. Un oratorio con titolo di S. Maria Maddalena [di Magda­la, che si festeggia] li 22 luglio di ragione delle Reverende Madri di S. Domenico in loco detto al Ponte di Taro.

 

Un ora­torio con il titolo di S. Cattarina da Siena [che si festeggia] li 30 aprile di ragione dell'llustrissimo signor conte Claudio Cogorani di sopra la Strada Maestra in loco detto il Palazzo del signor conte Cogorani apresso la mulatiera.

 

 Un oratorio con il titolo di S. Andrea Apostolo [che si festeggia] li 30 novembre di ragione delle Reverende Madri di S. Alessandro in quanto non si celebra più messa dopo che fu spoliato dalle soldatesche Francese e Tedesche, e quelle messe n. 6 che si celebravano nel giorno di S. Andrea adesso si celebrano nella Parrocchiale. Io Carlo Foglia Rettore».

 

63ASPR, Ispezione Patrimonio dello Stato, b. 217, fase. 3, n. 136, 1820 no. 132 64Lettera autografa all’interno del decreto vescovile, ASDVPR, Fraore, fase. 7, Oratori pubblici”. 65ASDVPR, Fraore, b. 96, fase. 7, “Oratori pubblici”

 

66ASDVPR, Fraore, b. 96, fase. 7, “Oratori pubblici”.

 

57ASDVPR, Fraore, b. 96, fase. “Visite pastorali”.

 

62ASPR, Conventi e Confraternite, XXXV,“S. Domenico Parma, Domenicane”, 2. a, “Mastro D”, [1303].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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