RIFLESSIONI ATTUALI - CRIMINI EFFERATI E PROPOSTE ETICHE (a cura di I. Mortari)

CRIMINI EFFERATI E PROPOSTE ETICHE

 

 

Ho deciso di scrivere una Newsletter “intermedia” prima di proseguire l’analisi del “CREDO”, perché troppo grandi sono lo sgomento e lo sconcerto provocati dal terribile fatto di qualche giorno fa a Pontelangorino (Ferrara) e da altri due crimini dello scorso anno.

 

 

I° GENITORI UCCISI CON L’ASCIA PER COLPA DEI BRUTTI VOTI

 

Come noto, per 1.000 € un sedicenne ha convinto un amico diciassettenne ad uccidere a colpi d’ascia nella notte tra il 9 e il 10/1 i propri genitori. “Si tratta di un fatto particolarmente efferato – sottolinea il procuratore di Ferrara – perché perpetrato da minori, ma anche per le modalità con cui è stato eseguito”. Al culmine di un rapporto ormai devastato, la goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stata la telefonata del padre al preside dell’ITI, che il sedicenne frequentava con scarsi risultati. Certo, il motivo è molto più complesso di un brutto voto. Ci sono problemi adolescenziali sottovalutati.

 

Lo psichiatra Vittorino Andreoli, già perito nel processo a Pietro Maso, che nel 1991 massacrò i genitori per averne l’eredità, osserva: “Purtroppo non è certo positiva l’influenza dei videogiochi, dove spesso la missione è di eliminare esseri fantastici o sagome umane e vince chi ne abbatte di più. Nel mondo virtuale, il concetto dell’ammazzare perde il senso della corporeità…ma anche nella vita reale la morte è diventata banale, ha perso pathos; con i defunti ci puoi giocare, come nella festa di Halloween.”

 

A sua volta la criminologa Anna Maria Giannini, in un’intervista su Avvenire del 12/1, fa le seguenti considerazioni: “L’efferatezza più incredibile si trova non a caso nei delitti intrafamiliari, i più contro natura, quelli in cui l’amore si capovolge in odio e ne assume tutta la forza contraria, scatenando un’aggressività estrema. Premesso che per fortuna sono casi molto rari, si tratta di ragazzi che amplificano, come in una cassa di risonanza, la reazione a quelle che vivono come “ingiuste frustrazioni”, ad esempio il divieto di fare tardi la sera o l’obbligo di studiare, cioè i normali aspetti educativi.

 

Alla base c’è la difficoltà di accettare i limiti. I genitori sono visti allora come ostacolo intollerabile al loro ego e perciò vanno eliminati. Oggi non c’è dubbio che i giovani siano abituati a ricevere tutto; sia la società che gli stessi genitori accontentano ogni loro richiesta, o per sensi di colpa in quanto sono spesso assenti, o per l’incapacità di dosare la quantità di frustrazioni e gratificazioni. Però non tutti diventano assassini (per fortuna!), semmai bamboccioni. La domanda allora è: perché invece questi sono arrivati ad uccidere? Bisogna guardare nella loro vicenda personale, come si è sviluppata la loro personalità, vagliare la loro storia evolutiva”, nella quale – aggiungiamo noi - non è mancata la

droga, visto che dopo il fermo sono risultati positivi ai cannabinoidi (pare che gli spinelli fossero all’ordine del giorno per entrambi) e lo stesso sedicenne si era vantato più di una volta di aver sniffato cocaina, perchè “Mi ha fatto sentire più potente”.

 

II° IL LENTO OMICIDIO DELL’ANZIANO DI SIRACUSA

 

 

Già nel mese di dicembre ero stata sconvolta da un altro fatto terribile, che vi comunico attraverso la penna di Marina Corradi, giornalista di Avvenire, la quale ha pubblicato il seguente articolo in data 20-12-16

Si chiamava Giuseppe Scarso, ma lo chiamavano tutti “don Pippo”. Aveva 80 anni ed è morto pochi giorni fa, dopo due mesi e mezzo di agonia. La notte del 1 ottobre, a Siracusa, era stato dato alle fiamme da una banda di tre ragazzi appena maggiorenni. Per gioco.

Il signor Giuseppe non dava fastidio a nessuno: viveva solo, girava per il quartiere appoggiandosi al suo bastone, era un po’ sordo, ma sempre gentile, con il sorriso fragile e benigno che gli davano i suoi anni. I tre ragazzi, invece, avevano un problema: si annoiavano. Studenti o disoccupati, stavano in giro per il quartiere tutto il giorno, a cercare un modo per tirare sera. Per ammazzare il tempo. Finché un giorno, magari dal tavolino di un bar, non hanno visto passare il signor Giuseppe, claudicante, solo. Perché hanno scelto proprio lui? Per quella sua aria inerme, perché era così chiaramente indifeso e impotente. La vittima ideale. L’agnello da immolare alla devastante noia di tre ragazzi sbandati. Hanno cominciato col seguirlo a casa, con uno spintone, con una parola offensiva. Il signor Giuseppe non capiva. Poi sono passati alle sassate tirate contro alle finestre della sua casa.

Ma quella voglia maligna di fare del male non si appagava di poco, anzi cresceva ogni giorno, vorace. Una sera di fine settembre i tre buttarono dell’alcool sotto la porta, e appiccarono il fuoco. Il vecchio, sgomento, riuscì in qualche modo a spegnere le fiamme. Bussò ai vicini, chiedendo smarrito: “Ma perché ce l’hanno con me?” La voglia di male però ora premeva, ossessiva. Ritornarono, la sera dopo. Entrarono e buttarono l’alcool addosso al vecchio, sulla faccia, sui vestiti. Tanto alcool. Un fiammifero, e l’uomo prese fuoco come una torcia…………

Ci pensi, ci ripensi. E tanto male ti pesa addosso come piombo. Tanto male gratuito e atrocemente stupido, contro un uomo fragile e inerme. Il male allo stato puro. Un male, ti dici, imperdonabile. Come ci si consola di un male così? Non ci si consola. Al massimo, si cerca di non pensarci, direbbe qualcuno, soprattutto ora che è Natale, e si vuole essere sereni. Invece il grande male accaduto in una città del Sud c’entra, con il Natale. Perché umanamente, quel gesto è imperdonabile. Proprio per questo, occorre qualcosa di molto più grande della nostra giustizia, per stare di fronte alla storia del signor Giuseppe. Occorre una misericordia molto più grande: quella di un Dio che si incarna fra gli uomini, che nasce bambino, nasce da una donna, per caricarsi sulle sue spalle tutto il nostro male. Il nostro Dio morto in Croce può perdonare ogni male, se gli si chiede perdono. Lo ricorda il Papa in un tweet di ieri: «Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio rimane senza perdono».

Niente. Nemmeno dare fuoco a un vecchio? Si esita a una simile domanda, manca il fiato. Eppure se, per una grazia, quei tre, mentre saldano i conti con la umana giustizia, capissero cosa hanno fatto, e davvero domandassero perdono, il perdono di Dio abbraccerebbe anche loro. In una lunga conversione, nel cammino di una vita, potrebbero un giorno essere uomini diversi. Potrebbero essere, un giorno, uomini nuovi.”

Andrea Mavilla aggiunge: “Grazie alle immagini riprese dalla telecamera di un vicino distributore, la polizia è riuscita ad identificare solo due del gruppo. Ma quando i due ragazzini vengono portati davanti agli inquirenti d’istinto negano: “Non siamo stati noi. Non ne sappiamo niente”. Lo dicono con sicurezza e senza esitare. Gli inquirenti a questo punto mostrano loro il video. Uno inventa almeno tre versioni diverse. L’altro con totale ingenuità, ma una innocenza malata, ammette:“Sì, siamo stati noi, ma era un gioco, abbiamo preso un foglio di giornale e dell’alcol, poi gli abbiamo dato fuoco, gettandolo su quell’uomo e siamo scappati convinti che non accadesse nulla di grave.” (!!!!!!!!!)

Vedete, l’aspetto più inquietante di questo atto barbarico è stato chiarito; il movente è: giovanissimi che per noia, gioco o semplicemente curiosità… si divertono nel vedere che cosa si prova a bruciare un altro essere umano! A tutt’oggi i due ragazzi sono in carcere.



III° UCCIDERE SOLO PER VEDERE CHE COSA SI PROVA AD

AMMAZZARE QUALCUNO

 

Le morti assurde di cui sopra non possono non richiamare un altro fatto successo nel marzo 2016.

CRONACA

Sono pentiti, vogliono collaborare, ma si scaricano le responsabilità l’uno sull’altro. Manuel Foffo e Marc Prato sono i due ragazzi arrestati a Roma per l’omicidio del ventitreenne universitario Luca Varani, che è stato ucciso durante un festino a base di alcol e cocaina perché “avevano voglia di capire cosasi prova ad ammazzare (!!!!!!!)

La scelta cade su Varani. Ma è un caso. Al suo posto poteva esserci chiunque. Il 3 marzo 2016 i due, fuori controllo per la cocaina, organizzano un festino inviando 23 SMS ad amici e conoscenti per invitarli alla festa. Accetta solo Luca Varani (probabilmente attratto dal compenso per un rapporto sessuale), cui a un certo punto dicono: “Abbiamo deciso di ucciderti”.(!!!!!) Varani viene reso inoffensivo e subito torturato con coltelli e un martello. L’agonia dura ore, fino all’ultima ferita, decisiva, al cuore.

Foffo, che ha confessato il delitto sabato, e Prato sono accusati di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà, le sevizie e i futili motivi.

COMMENTI

La cocaina, mescolata all’alcol, predispone a comportamenti violenti. Ma, di base, ci deve essere un individuo con problemi psichici. Si chiamano “disturbi della personalità borderline”: colpiscono chi, per esempio, trae godimento dalle sofferenze altrui e, nella droga, trova un mezzo per esprimere queste tendenze. (Massimo Clerici, psichiatra dell’Università Bicocca di Milano)

La violenza e la crudeltà sono comportamenti, non malattie. Nei tragici fatti di Roma le azioni sono perseguite con lucidità, la ricerca della “novità emotiva” viene perseguita attraverso l’uso di sostanze che facilitano il superamento di qualunque freno inibitore, costruendo sulla persona che ne fa uso un clima di anestesia emotiva. La “triade nera”, cioè il mix di antisocialità, narcisismo e sadismo, declina tutti i suoi effetti negativi su vittime sempre fragili, esposte, emotivamente o economicamente raggirabili.

Troppo spesso si sceglie la via più facile e si giustificano degli episodi di violenza con “supposti disturbi psichici”, dimenticando che si tratta il più delle volte di persone non sofferenti psichicamente, ma con scarsissima tolleranza alla frustrazione, con tendenza all’impulsività, alla cattiveria, all’antisocialità. Uomini che non riescono a sentire e a riconoscere il dolore altrui, ma solamente a godere nel poter infierire. (Claudio Mencacci, psichiatra, docente universitario a Milano)

 

IV° CHE FARE PER PREVENIRE SIMILI ATROCITA’ ?

 

Non ho certo la pretesa di rispondere esaurientemente a tale colossale domanda, ma la coscienza mi ha spinto alle seguenti riflessioni, che desidero condividere con voi.

 

Dai tre fatti riportati emergono chiaramente due fattori, sui quali si può lavorare molto: la NOIA e

la DROGA.

 

LA NOIA. Chiunque, genitore, nonno, zio, insegnante, fratello, compagno di scuola e di giochi, prete dell’oratorio, etc. può accorgersi che degli adolescenti e/o giovani “tirano a campare” e quindi proporre loro delle alternative. Specie nelle grandi città, ma anche nei paesi, non mancano certo iniziative, centri culturali, di volontariato, sportivi, di danza, etc. Ci sono mille e più modi per trascorrere il tempo libero dalla scuola o dal lavoro in modo proficuo e divertente, ovviamente delimitando con chiarezza i tempi dei cellulari, videogiochi, etc. (sull’argomento vedi la Newsl. N.24 del 6-10-16 sulla Home del mio sito www.chiediloallateologa.it sotto Download).

 

Quanto alla DROGA, sarebbe proprio ora di sfatare certi miti (ovviamente alimentati da chi ci lucra sopra);

  • non esistono distinzioni tra droghe leggere e pesanti, ora gli esperti sono d’accordo: tutti i tipi di droga fanno danni.

  • Riprova: la cànnabis era pane quotidiano dei due adolescenti del 1° articolo riportato;

inoltre mi ha colpito il fatto che l’infelice cantante pop George Michael, morto di

infarto (o overdose?) il giorno di Natale 2016, avesse, tra le altre cose, fatto una cura di disintossicazione dalla marijuana (come mai, se tanto la suddetta “non fa niente”?)

 

  • quello che più mi spiace è la stra-colossale contraddizione che vedo nel nostro tempo tra gli accaniti difensori della natura (mari puliti, balene, specie in estinzione, barriera corallina, etc.) che fanno benissimo a lottare contro l’inquinamento e la distruzione della nostra bella Terra,

e il fatto che invece, paradossalmente, non ci si preoccupi altrettanto di difendere la natura dell’uomo, l’essere più perfetto della natura stessa.

 

Sappiamo bene quale varietà di doti, attitudini, capacità caratterizzano l’essere umano ed è stupefacente vedere a quali livelli di abilità, performances artistiche in vari campi, genialità inventiva, primati sportivi l’uomo e la donna possano giungere. Perché contaminarli e inquinarli con quelle droghe che vengono gabellate come mezzo per migliorare ulteriormente le esibizioni (e magari accorciare la via della preparazione e degli esercizi tanto faticosi e impegnativi?) e che invece rovinano a volte irrimediabilmente l’organo più perfetto e strabiliante che abbiamo: il CERVELLO ? Vale la pena ridursi così? Le morti di famosi personaggi dello spettacolo periti nello scorso anno per questa ragione “docent”.

Come pure è significativo che nelle comunità di recupero ci siano molti ex-tossicodipendenti che con la loro esperienza (fortunatamente superata e rifiutata) possono essere più convincenti di psicologi e psichiatri, che peraltro sono indispensabili nel cammino di recupero.

 

Vanno tenute ben presenti le sagge parole pronunciate dal Presidente Mattarella nel suo discorso di Capodanno.

 

Bene ha fatto Fiorello il 12 gennaio scorso a gridare “Basta cronaca nera in TV”: “Parlate di libri, parlate di storia. Non potete ammorbare il pubblico per ore con dettagli di cronaca nera….. Chissà che, data la fama del personaggio, finalmente si metta in pratica quello che da anni molti vanno chiedendo?

Questa è una delle tantissime iniziative che si possono prendere, o che addirittura sono già in atto. Chi mi conosce sa che sono una patita di “cronaca bianca” e “buone notizie”, perché “il bene non si vede, ma c’è” (A. Moro) e “In ogni individuo c’è almeno un 5% di bene che va sviluppato” (Baden Powell).

 

Intanto è bene sapere che a Milano (come penso nelle altre città) c’è un Presidio Criminologico Territoriale (in via Correggio 1) per la prevenzione e il trattamento delle condotte lesive e violente. Servizio gratuito. N. verde 800667733

 

In 2° luogo si è svolta il 16 dicembre scorso la 2° Giornata della “generatività sociale”, organizzata dall’ “Archivio della generatività sociale”, progetto nazionale promosso dal Centro di ricerca Arc dell’Università Cattolica, diretto dal sociologo Mauro Magatti) e dal mensile “Vita”, in partnership con il gruppo Unipol e il sostegno di Intesa San Paolo. Ne parla “Avvenire” del 18-12-2016.

 

Qualche anno fa Ferruccio De Bortoli, in seguito a un grave fatto criminoso, scrisse sul “Corriere”: “Gli strumenti efficaci nel contrasto di fenomeni mafiosi e criminosi, oltre all’impegno della politica e delle forze dell’ordine, sono molti altri: una coscienza civile vera e diffusa, una maggiore coesione sociale, un più vivo spirito di legalità, un forte senso dello Stato.Occorre dare risposte immediate sul versante della lotta alla criminalità, alla corruzione e al malaffare e sul piano dell’etica pubblica e della certezza del diritto.”

 

Ma soprattutto vorrei ricordare che la nostra speranza in un futuro migliore si basa sulla presenza silenziosa, ma vastissima (più di quanto si pensi), di genitori degni di questo nome che con amore e fatica sanno ancora educare le nuove generazioni. Mi collego all’intervento di D.Sequeri che, insieme a quelli di Monaco, don Patriciello, Alessia Rastelli e a un comunicato diocesano per il 25 marzo prossimo, sono contenuti nell’altro file allegato.

 

CONCLUSIONE. Com’ è noto, questa Newsletter va a credenti (di varie religioni) e non credenti. I primi hanno una “marcia in più”, visto che per loro il mondo non finisce qui: la preghiera e la richiesta di aiuto a Dio per i gravi problemi che affliggono. Io mi sono data da fare per informarmi (e informarvi) adeguatamente, ma so bene che “senza di Me non potete far nulla!”, come dice Gesù ai suoi discepoli in Giov.15,5.

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