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RIFLESSIONI ATTUALI - GENDER

Maschio e femmina

(Gianfranco Ravasi)

Dio creò l'uomo a sua immagine. A immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”(GN 1,27)

Quante volte è stato ripetuto questo passo della Genesi che afferma senza esitazione la bipolarità sessuale come “immagine” divina, non tanto perché Dio sia sessuato, ma perché, generando, la coppia umana riproduce in se stessa l'”immagine” del Creatore, sia pure come “somiglianza”. Questo asserto è stato messo in crisi da una concezione che sta sempre più estendendosi a livello comportamentale, sociale, giuridico.

La scrittrice francese Simone de Beauvoir, già nel 1949, ne Il secondo sesso, aveva citato questa formula che ben presto si era trasformata in una specie di vessillo,: “Donna non si nasce, si diventa”. Fu la culla nella quale è nata e cresciuta una teoria di cui spesso si parla ai nostri giorni, quella del gender(“genere”), secondo la quale la differenza sessuale tra l'uomo e la donna non è riconducibile alla natura umana e , quindi,codificata per sempre. Essa, invece, si formerebbe dalla deriva del fiume della cultura, anzi, sarebbe il risultato di una artificiosa costruzione dei diversi ruoli sessuali da parte della società.

Il delta a cui si approdati con i multi-gender, i trans-gender, i post-gender e così via, rivela la meta verso la quale si voleva tendere: superare la natura umana stessa, ritenuta uno stampo fittizio, ideologico, troppo rigido. Già il padre della psicanalisi, Freud, nel suo saggio Disagio delle civiltà del 1929, osservava che “il compito principale della cultura, la sua ragion d'essere è difenderci dalla natura”. Siamo, quindi, in un orizzonte ben diverso da quello cristiano. Ormai per molti sia l'idea di “legge” sia il concetto di “natura” sono da abbandonare come imposizione estrinseca rispetto alla libertà umana.

È da qui che deriva la visione della verità come un dato meramente soggettivo, elaborato da ciascuno secondo la propria coscienza. È da qui che affiorano frasi “relativistiche” come : “Ognuno ha una sua morale”, oppure “: “Ciascuno si regola secondo una sua legge interiore”. È vero che l'ultima istanza è la propria coscienza, ma essa non può essere ridotta ad arbitrio, bensì comprende formazione, verifica, confronto. E qui entra in scena la discussione sulla natura umana in sé considerata, un tema da approfondire anche attraverso il contributo delle scienze umane.

Per quanto riguarda, invece, la teoria del gender, che è un corollario del rigetto del concetto di natura, contestare una simile visione non significa accettare la diseguaglianza dei sessi. Secondo la concezione classica, ogni creatura umana ha una identica natura umana ma con modalità proprie. Anche una femminista come Anne Stevens nel suo saggio Donne, potere, politica (Mulino2009) affermava: “ Esistono alcune differenze biologiche di fondo fra uomini e donne, riconducibili nella vita quotidiana e tali da rendere sensato parlare di uomini e donne e attribuire gli aggettivi maschile e femminile ai membri dei rispettivi gruppi”

(Famiglia cristiana, n°28 2015)

ARTE E STORIA (della chiesa di San Pancrazio e della Chiesa di Fraore)

Opera d'arte del XIV-XXI secolo

 

 

 

ARTE NELLA CHIESA DI SAN PANCRAZIO PARMA

Visita questo edificio non per semplice interesse culturale: ricordati di una storia millenaria. Qui hanno mostrato la loro fede a Cristo tante generazioni. Forse hanno pregato qui il loro dio anche tanti che venivano al Municipio collocato sulla via Emilia.

 

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LUMEN FIDEI. La fede e la famiglia

52. Nel cammino di Abramo verso la città futura, la Lettera agli Ebrei accenna alla benedizione che si trasmette dai genitori ai figli (cfr Eb 11, 20-21). Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr Gen 2,24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore. Fondati su quest’amore, uomo e donna possono promettersi l’amore mutuo con un gesto che coinvolge tutta la vita e che ricorda tanti tratti della fede. Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata. La fede, poi, aiuta a cogliere in tutta la sua profondità e ricchezza la generazione dei figli, perché fa riconoscere in essa l’amore creatore che ci dona e ci affida il mistero di una nuova persona. È così che Sara, per la sua fede, è diventata madre, contando sulla fedeltà di Dio alla sua promessa (cfr Eb 11,11)*.

 

53. In famiglia, la fede accompagna tutte le età della vita, a cominciare dall’infanzia: i bambini imparano a fidarsi dell’amore dei loro genitori. Per questo è importante che i genitori coltivino pratiche comuni di fede nella famiglia, che accompagnino la maturazione della fede dei figli. Soprattutto i giovani, che attraversano un’età della vita così complessa, ricca e importante per la fede, devono sentire la vicinanza e l’attenzione della famiglia e della comunità ecclesiale nel loro cammino di crescita nella fede. Tutti abbiamo visto come, nelle Giornate Mondiali della Gioventù, i giovani mostrino la gioia della fede, l’impegno di vivere una fede sempre più salda e generosa. I giovani hanno il desiderio di una vita grande. L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore, e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità*.
 
*Due articoli tratti dall'Enciclica "Lumen fidei" di Papa Francesco dedicati al rapporto tra la fede e la famiglia
 
 
 

ANTONIO ROSMINI

Chi era Antonio Rosmini

 

Antonio Francesco Davide Ambrogio Rosmini Serbati (Rovereto, 24 marzo 1797Stresa, 1º luglio 1855) è stato un filosofo e sacerdote italiano. La Chiesa cattolica lo venera come beato dal 18 novembre 2007.

 

 

 

 

 

 

La cerimonia di beatificazione

La cerimonia di beatificazione è avvenuta il 18 novembre 2007 nella città di Novara: appositamente è stato fatto allestire il Palasport della città, unico luogo capace di raccogliere un numero di fedeli così significativo.

Con il pontificato di Benedetto XVI le beatificazioni vengono preferibilmente celebrate dai cardinali, per rendere ancora più piena la comunione tra loro e il successore di Pietro, e viene privilegiato il luogo in cui il candidato agli onore degli altari ha vissuto. Così, in qualità di delegato pontificio, la celebrazione è stata officiata dal cardinale José Saraiva Martins, allora prefetto della congregazione per le Cause dei Santi. A fianco dell'altare erano disposti gli spalti da cui hanno concelebrato circa 400 sacerdoti, non soltanto rosminiani.

A prendere parte alla processione e celebrare sull'altare, insieme al preposito generale James Flynn c'era il segretario generale dell'Istituto p. Domenico Mariani con gli allora componenti della Curia Generalizia dell'Istituto della Carità, il Vicario per la Carità Spirituale p. Crish Fuse, il Vicario per la Carità Intellettuale p. Giancarlo Taverna Patron, il Vicario per la Carità Temporale p. David Tobin, l'allora preposito della Provincia Italiana don Umberto Muratore (profondo conoscitore del pensiero di Rosmini) e il padre postulatore della Causa di Beatificazione, don Claudio Massimiliano Papa.

 Hanno partecipato alla celebrazione anche il cardinale ex prefetto della Sacra Congregazione per i vescovi Giovanni Battista Re, dal cardinale arcivescovo di Torino Severino Poletto, dal vescovo di Novara, mons. Renato Corti, dall'arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan, dal vescovo rosminiano mons. Antonio Riboldi e fra gli altri anche da mons. Germano Zaccheo (che sarebbe improvvisamente scomparso due giorni dopo), vescovo della Diocesi di Casale Monferrato, da mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea (che durante la III sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II fece per primo il nome di Rosmini), dall'allora segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana Giuseppe Betori, da mons. Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato della Città del Vaticano, dall'allora rettore della Pontificia Università Lateranense, mons. Rino Fisichella, dal Vicario Episcopale per la Vita Consacrata dell'arcidiocesi di Milano monsignor Ambrogio Piantanida e dal preposito generale dei barnabiti, padre Giovanni Maria Villa.

Tra i numerosissimi fedeli -più di diecimila- accorsi da diverse parti del mondo per presenziare alla celebrazione, hanno preso parte anche personalità politiche.

Tra queste il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, l'allora presidente del Senato, Franco Marini, e Arturo Parisi, al tempo Ministro della Difesa. Rosmini è il primo beato della Provincia del Verbano Cusio Ossola.

In occasione della beatificazione sono stati moltissimi i quotidiani e periodici italiani e esteri che hanno dedicato articoli, pagine e interi numeri alla figura di Rosmini.

 

 

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