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RIFLESSIONI ATTUALI - MEDJUGORJE - APPARIZIONI MARIANE

 

mons. Luciano Monari

Da un avviso parrocchiale: “domenica alle ore 18,30 recita del santo rosario, seguirà la celebrazione della messa. Alle ore 18,40 la veggente avrà l'apparizione della Madonna...”. Mi viene un sussulto: come? Si può programmare anche giorno e ora dell'apparizione della Madonna?

Immagino la Madonna, che assunta in cielo in corpo e anima, viene nella parrocchia X, nel momento in cui la veggente la invoca e mi sento un poco a disagio. Negli ultimi tempi, le “apparizioni” della Madonna si moltiplicano, tanto che si l'impressione di una strategia di rivelazione universale. Ai luoghi tradizionali(Lourdes, Fatima, La Salette …) se ne aggiungono molti nuovi, tanto che i vescovi fanno fatica a seguire tutto, a valutare la veridicità delle esperienze, a suggerire o scoraggiare l'afflusso dei pellegrini nell'uno e nell'altro luogo.

Incoraggiare potrebbe essere un invito alla superstizione, al gusto dello straordinario; scoraggiare potrebbe essere uno scoraggiare lo spirito religioso. Come comportarsi? Come vuole Dio che ci comportiamo di fronte a questi fenomeni? Si ricorre al criterio evangelico dei frutti: se i frutti sono buoni, vuol dire che è buono l'albero, e viceversa. Ma anche questo non è un criterio sicurissimo: bisognerebbe che i frutti fossero tutti di un tipo: o tutti buoni o tutti cattivi.

E purtroppo, di solito, frutti si trovano mescolati; ci sono molti che si convertono e ritrovano la fede, la voglia di pregare: frutti buoni; ci sono anche manifestazioni di fanatismo o interessi economici ambigui:frutti acerbi.

Naturalmente non si trovano in luogo particolare del mondo; in questo caso partiamo da una domanda semplice: dove si trova il Signore Gesù risorto? E dove si trova sua madre, risorta dopo di lui e a motivo di lui? Sarebbe definibile il loro “luogo” con delle coordinate cartesiane. Non è così: il luogo del Signore risorto, quello che sarà il luogo di tutti i risorti con lui, è semplicemente Dio. Gesù risorto vive in Dio; Maria assunta vive in Dio; noi risorgeremo in Dio. Naturalmente, né io né chiunque altro può spiegare come sia fatto questo misterioso luogo che è Dio stesso o come si possa abitare in questo luogo; non possiamo perché non conosciamo Dio se non in modo parziale, attraverso l'analogia.

… Bisogna diventare attenti ai rischi che sono presenti in ogni esperienza religiosa di questo tipo: il primo è che la fede cristiana venga ridotta a fenomeni straordinari mentre la vera misura della fede è l'obbedienza a Dio (fare la volontà di Dio) nel quotidiano; il secondo è che il gusto del miracoloso allontani dalla fatica di vivere la durezza del mondo per gustare la dolcezza di mondi immaginari.

Il terzo è che nella figura di Maria vengono sottolineati elementi secondari e ci si allontani dall'essenziale: il suo ascolto della Parola di Dio, la sua fede obbediente, la maternità divina, la sua esemplarità nei confronti del mistero della Chiesa. In concreto, se qualcuno trova in quest esperienze un arricchimento, se ne serva con semplicità. Ma stia bene attento a verificare in se stesso gli effetti reali: sappia distinguere una reale crescita di maturità spirituale da una emozione spirituale ambigua.

( La Voce del Popolo, Brescia settembre 2014 p. 24)

 

 

 

RIFLESSIONI ATTUALI - RELIGIOSITÀ E VOLONTARIATO

 

Ho sempre inquadrato il volontariato in tutti i campi e, quindi , anche quello dell'AVIS in una forte espressione della religiosità dell'uomo.

Per religiosità intendiamo i valori profondi scritti nell’animo umano, inseriti in modo naturale in una determinata cultura. Sono quei valori che concorrono, tassello per tassello, a formare la coscienza collettiva di una comunità e dunque la persona. Possono variare nel loro modo di manifestarsi da cultura a cultura ma rivelano gli stessi bisogni fondamentali dell'uomo.

Religiosità non suppone la pratica di una religione. Moravia si definiva religioso ma non credente. Pertini affermava spesso che ci vuole una fede per vivere. Non è mai stato praticante pur rispettoso per Chiesa e per l'opera sociale che la Chiesa svolge.

Religiosità è credere in quei valori senza i quali non è neppure possibile vivere e sperare. Per il credente i valori hanno sempre una fonte ultimativa e definitiva, per il non credente sono comunque scritti nella spiritualità della persona. Per questo si parla spesso anche di morale laica cioè una morale che non ha un legislatore divino che dica: “Io sono il signore Dio tuo”.

La religiosità si esprime in modi diversi. La poesia del Leopardi fa pensare al bisogno di infinito. Ne' La Ginestra auspica che tutti gli uomini si diano una mano per vincere le difficoltà che la natura para loro di fronte continuamente e non arroccarsi sui propri egoismi, come mostrano di fare anche i paesi europei,in ordine sparso di fronte alla disperazione di chi emigra.

Nel volontariato si manifesta in modo evidente la nostra venuta da una formazione cristiana. Il comandamento che ha dato spessore alla società cristiana fin dagli inizi è stato quello dell'amore di Dio e del prossimo come doppia faccia dell'unica medaglia. “Dio nessuno l'ha mai visto” afferma Giovanni apostolo nel suo vangelo e nella sua prima lettera ma, se amiamole persone, lo vediamo.

Il riferimento è alla prima pagina della divina rivelazione: l'uomo creato a immagine e somiglianza con di Dio.

Cosa significa quella espressione? L'uomo rende visibile l'immagine del regnante cioè di Dio. Fondamentalmente nel suo significato si intrecciano tre aspetti. Uno è che Dio vuol creare un Tu cioè un essere capace di rispondergli, di diventare suo interlocutore. Altro aspetto che l'uomo è fatto per la relazione. Infine che l'uomo e la donna devono assumersi la responsabilità del mondo, della creazione.

Il volontariato mostra questo compito fondamentale dell'essere umano. Il potere politico dello stato potrà organizzare al meglio la vita civile perché ci sia più giustizia per tutti ma non potrà mai coprire tutta la realtà umana, tutti bisogni dell'uomo.

Nelle catastrofi, causate dalla natura o dall'uomo, ciò che ti è sto insegnato quando andavi catechismo, emerge, anche inconsciamente, nel dare immediatamente il tuo soccorso. Nei grandi eventi risulta in modo forte. Nel dono del sangue è meno evidente la spinta collettiva. Va fatta opera di sensibilizzazione perché avvenga. È un'opera di vero amore per il prossimo.(“Ogni uomo è mio fratello”. “Non c'è amore più grande di colui che dona la vita per i fratelli”)

Molte associazioni sono sorte dopo la seconda guerra mondiale caldeggiate e fondate da sacerdoti(ricordo nel mio pellegrinare don Bruno Gandolfi, Don Angelo Agnesini, don Pedretti Giacomo). Molti non entravano più in Chiesa per questioni politiche. Le grandi processioni, nelle nostre terre, non si facevano più. Ma Dio lo amavano ancora, nel prossimo. Il popolo ha risposto. Era un altro modo di esprimere nella vita, che spesso sembra non avere senso, che l'amore e il dono di sé è più forte della morte.

Il dono del sangue non è un semplice gesto di umanità, ma mostra che l'uomo vive per dei valori più grandi che vanno oltre i confini ristretti di una vita.

I giovani che si avvicinano all'associazione, mostrano di dare alla propria vita, una visione più ampia di quella di soddisfare i desideri di piccolo cabotaggio. Sanno che degli altri si dovranno prendere cura. Non potranno mai rispondere come Caino: “Son forse io il custode di mio fratello?”

 

Al concreto ho apprezzato tanto l'organizzazione dell'AVIS di San Pancrazio come ho sempre apprezzato le altre organizzazioni che ho trovato nella mia vita di prete: quella di Fornovo, di Corniglio, di Terenzo, di San Polo, di San Leonardo, di Monchio, di Sala. Ho visto nei volontari tanto entusiasmo e spirito di sacrificio.

Ringrazio come parroco la sinergia che esiste tra l'AVIS di San Pancrazio e la parrocchia. Penso che questo costituisca un punto fermo per il territorio che ha perduto col tempo pezzi preziosi, il comune,la scuola materna, elementare, media, e altro.

RIFLESSIONI ATTUALI - GENDER

Maschio e femmina

(Gianfranco Ravasi)

Dio creò l'uomo a sua immagine. A immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”(GN 1,27)

Quante volte è stato ripetuto questo passo della Genesi che afferma senza esitazione la bipolarità sessuale come “immagine” divina, non tanto perché Dio sia sessuato, ma perché, generando, la coppia umana riproduce in se stessa l'”immagine” del Creatore, sia pure come “somiglianza”. Questo asserto è stato messo in crisi da una concezione che sta sempre più estendendosi a livello comportamentale, sociale, giuridico.

La scrittrice francese Simone de Beauvoir, già nel 1949, ne Il secondo sesso, aveva citato questa formula che ben presto si era trasformata in una specie di vessillo,: “Donna non si nasce, si diventa”. Fu la culla nella quale è nata e cresciuta una teoria di cui spesso si parla ai nostri giorni, quella del gender(“genere”), secondo la quale la differenza sessuale tra l'uomo e la donna non è riconducibile alla natura umana e , quindi,codificata per sempre. Essa, invece, si formerebbe dalla deriva del fiume della cultura, anzi, sarebbe il risultato di una artificiosa costruzione dei diversi ruoli sessuali da parte della società.

Il delta a cui si approdati con i multi-gender, i trans-gender, i post-gender e così via, rivela la meta verso la quale si voleva tendere: superare la natura umana stessa, ritenuta uno stampo fittizio, ideologico, troppo rigido. Già il padre della psicanalisi, Freud, nel suo saggio Disagio delle civiltà del 1929, osservava che “il compito principale della cultura, la sua ragion d'essere è difenderci dalla natura”. Siamo, quindi, in un orizzonte ben diverso da quello cristiano. Ormai per molti sia l'idea di “legge” sia il concetto di “natura” sono da abbandonare come imposizione estrinseca rispetto alla libertà umana.

È da qui che deriva la visione della verità come un dato meramente soggettivo, elaborato da ciascuno secondo la propria coscienza. È da qui che affiorano frasi “relativistiche” come : “Ognuno ha una sua morale”, oppure “: “Ciascuno si regola secondo una sua legge interiore”. È vero che l'ultima istanza è la propria coscienza, ma essa non può essere ridotta ad arbitrio, bensì comprende formazione, verifica, confronto. E qui entra in scena la discussione sulla natura umana in sé considerata, un tema da approfondire anche attraverso il contributo delle scienze umane.

Per quanto riguarda, invece, la teoria del gender, che è un corollario del rigetto del concetto di natura, contestare una simile visione non significa accettare la diseguaglianza dei sessi. Secondo la concezione classica, ogni creatura umana ha una identica natura umana ma con modalità proprie. Anche una femminista come Anne Stevens nel suo saggio Donne, potere, politica (Mulino2009) affermava: “ Esistono alcune differenze biologiche di fondo fra uomini e donne, riconducibili nella vita quotidiana e tali da rendere sensato parlare di uomini e donne e attribuire gli aggettivi maschile e femminile ai membri dei rispettivi gruppi”

(Famiglia cristiana, n°28 2015)

ARTE E STORIA (della chiesa di San Pancrazio e della Chiesa di Fraore)

Opera d'arte del XIV-XXI secolo

 

 

 

ARTE NELLA CHIESA DI SAN PANCRAZIO PARMA

Visita questo edificio non per semplice interesse culturale: ricordati di una storia millenaria. Qui hanno mostrato la loro fede a Cristo tante generazioni. Forse hanno pregato qui il loro dio anche tanti che venivano al Municipio collocato sulla via Emilia.

 

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