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RIFLESSIONI ATTUALI - RELIGIOSITÀ E VOLONTARIATO

 

Ho sempre inquadrato il volontariato in tutti i campi e, quindi , anche quello dell'AVIS in una forte espressione della religiosità dell'uomo.

Per religiosità intendiamo i valori profondi scritti nell’animo umano, inseriti in modo naturale in una determinata cultura. Sono quei valori che concorrono, tassello per tassello, a formare la coscienza collettiva di una comunità e dunque la persona. Possono variare nel loro modo di manifestarsi da cultura a cultura ma rivelano gli stessi bisogni fondamentali dell'uomo.

Religiosità non suppone la pratica di una religione. Moravia si definiva religioso ma non credente. Pertini affermava spesso che ci vuole una fede per vivere. Non è mai stato praticante pur rispettoso per Chiesa e per l'opera sociale che la Chiesa svolge.

Religiosità è credere in quei valori senza i quali non è neppure possibile vivere e sperare. Per il credente i valori hanno sempre una fonte ultimativa e definitiva, per il non credente sono comunque scritti nella spiritualità della persona. Per questo si parla spesso anche di morale laica cioè una morale che non ha un legislatore divino che dica: “Io sono il signore Dio tuo”.

La religiosità si esprime in modi diversi. La poesia del Leopardi fa pensare al bisogno di infinito. Ne' La Ginestra auspica che tutti gli uomini si diano una mano per vincere le difficoltà che la natura para loro di fronte continuamente e non arroccarsi sui propri egoismi, come mostrano di fare anche i paesi europei,in ordine sparso di fronte alla disperazione di chi emigra.

Nel volontariato si manifesta in modo evidente la nostra venuta da una formazione cristiana. Il comandamento che ha dato spessore alla società cristiana fin dagli inizi è stato quello dell'amore di Dio e del prossimo come doppia faccia dell'unica medaglia. “Dio nessuno l'ha mai visto” afferma Giovanni apostolo nel suo vangelo e nella sua prima lettera ma, se amiamole persone, lo vediamo.

Il riferimento è alla prima pagina della divina rivelazione: l'uomo creato a immagine e somiglianza con di Dio.

Cosa significa quella espressione? L'uomo rende visibile l'immagine del regnante cioè di Dio. Fondamentalmente nel suo significato si intrecciano tre aspetti. Uno è che Dio vuol creare un Tu cioè un essere capace di rispondergli, di diventare suo interlocutore. Altro aspetto che l'uomo è fatto per la relazione. Infine che l'uomo e la donna devono assumersi la responsabilità del mondo, della creazione.

Il volontariato mostra questo compito fondamentale dell'essere umano. Il potere politico dello stato potrà organizzare al meglio la vita civile perché ci sia più giustizia per tutti ma non potrà mai coprire tutta la realtà umana, tutti bisogni dell'uomo.

Nelle catastrofi, causate dalla natura o dall'uomo, ciò che ti è sto insegnato quando andavi catechismo, emerge, anche inconsciamente, nel dare immediatamente il tuo soccorso. Nei grandi eventi risulta in modo forte. Nel dono del sangue è meno evidente la spinta collettiva. Va fatta opera di sensibilizzazione perché avvenga. È un'opera di vero amore per il prossimo.(“Ogni uomo è mio fratello”. “Non c'è amore più grande di colui che dona la vita per i fratelli”)

Molte associazioni sono sorte dopo la seconda guerra mondiale caldeggiate e fondate da sacerdoti(ricordo nel mio pellegrinare don Bruno Gandolfi, Don Angelo Agnesini, don Pedretti Giacomo). Molti non entravano più in Chiesa per questioni politiche. Le grandi processioni, nelle nostre terre, non si facevano più. Ma Dio lo amavano ancora, nel prossimo. Il popolo ha risposto. Era un altro modo di esprimere nella vita, che spesso sembra non avere senso, che l'amore e il dono di sé è più forte della morte.

Il dono del sangue non è un semplice gesto di umanità, ma mostra che l'uomo vive per dei valori più grandi che vanno oltre i confini ristretti di una vita.

I giovani che si avvicinano all'associazione, mostrano di dare alla propria vita, una visione più ampia di quella di soddisfare i desideri di piccolo cabotaggio. Sanno che degli altri si dovranno prendere cura. Non potranno mai rispondere come Caino: “Son forse io il custode di mio fratello?”

 

Al concreto ho apprezzato tanto l'organizzazione dell'AVIS di San Pancrazio come ho sempre apprezzato le altre organizzazioni che ho trovato nella mia vita di prete: quella di Fornovo, di Corniglio, di Terenzo, di San Polo, di San Leonardo, di Monchio, di Sala. Ho visto nei volontari tanto entusiasmo e spirito di sacrificio.

Ringrazio come parroco la sinergia che esiste tra l'AVIS di San Pancrazio e la parrocchia. Penso che questo costituisca un punto fermo per il territorio che ha perduto col tempo pezzi preziosi, il comune,la scuola materna, elementare, media, e altro.

RIFLESSIONI ATTUALI - GENDER

Maschio e femmina

(Gianfranco Ravasi)

Dio creò l'uomo a sua immagine. A immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”(GN 1,27)

Quante volte è stato ripetuto questo passo della Genesi che afferma senza esitazione la bipolarità sessuale come “immagine” divina, non tanto perché Dio sia sessuato, ma perché, generando, la coppia umana riproduce in se stessa l'”immagine” del Creatore, sia pure come “somiglianza”. Questo asserto è stato messo in crisi da una concezione che sta sempre più estendendosi a livello comportamentale, sociale, giuridico.

La scrittrice francese Simone de Beauvoir, già nel 1949, ne Il secondo sesso, aveva citato questa formula che ben presto si era trasformata in una specie di vessillo,: “Donna non si nasce, si diventa”. Fu la culla nella quale è nata e cresciuta una teoria di cui spesso si parla ai nostri giorni, quella del gender(“genere”), secondo la quale la differenza sessuale tra l'uomo e la donna non è riconducibile alla natura umana e , quindi,codificata per sempre. Essa, invece, si formerebbe dalla deriva del fiume della cultura, anzi, sarebbe il risultato di una artificiosa costruzione dei diversi ruoli sessuali da parte della società.

Il delta a cui si approdati con i multi-gender, i trans-gender, i post-gender e così via, rivela la meta verso la quale si voleva tendere: superare la natura umana stessa, ritenuta uno stampo fittizio, ideologico, troppo rigido. Già il padre della psicanalisi, Freud, nel suo saggio Disagio delle civiltà del 1929, osservava che “il compito principale della cultura, la sua ragion d'essere è difenderci dalla natura”. Siamo, quindi, in un orizzonte ben diverso da quello cristiano. Ormai per molti sia l'idea di “legge” sia il concetto di “natura” sono da abbandonare come imposizione estrinseca rispetto alla libertà umana.

È da qui che deriva la visione della verità come un dato meramente soggettivo, elaborato da ciascuno secondo la propria coscienza. È da qui che affiorano frasi “relativistiche” come : “Ognuno ha una sua morale”, oppure “: “Ciascuno si regola secondo una sua legge interiore”. È vero che l'ultima istanza è la propria coscienza, ma essa non può essere ridotta ad arbitrio, bensì comprende formazione, verifica, confronto. E qui entra in scena la discussione sulla natura umana in sé considerata, un tema da approfondire anche attraverso il contributo delle scienze umane.

Per quanto riguarda, invece, la teoria del gender, che è un corollario del rigetto del concetto di natura, contestare una simile visione non significa accettare la diseguaglianza dei sessi. Secondo la concezione classica, ogni creatura umana ha una identica natura umana ma con modalità proprie. Anche una femminista come Anne Stevens nel suo saggio Donne, potere, politica (Mulino2009) affermava: “ Esistono alcune differenze biologiche di fondo fra uomini e donne, riconducibili nella vita quotidiana e tali da rendere sensato parlare di uomini e donne e attribuire gli aggettivi maschile e femminile ai membri dei rispettivi gruppi”

(Famiglia cristiana, n°28 2015)

ARTE E STORIA (della chiesa di San Pancrazio e della Chiesa di Fraore)

Opera d'arte del XIV-XXI secolo

 

 

 

ARTE NELLA CHIESA DI SAN PANCRAZIO PARMA

Visita questo edificio non per semplice interesse culturale: ricordati di una storia millenaria. Qui hanno mostrato la loro fede a Cristo tante generazioni. Forse hanno pregato qui il loro dio anche tanti che venivano al Municipio collocato sulla via Emilia.

 

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LUMEN FIDEI. La fede e la famiglia

52. Nel cammino di Abramo verso la città futura, la Lettera agli Ebrei accenna alla benedizione che si trasmette dai genitori ai figli (cfr Eb 11, 20-21). Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr Gen 2,24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore. Fondati su quest’amore, uomo e donna possono promettersi l’amore mutuo con un gesto che coinvolge tutta la vita e che ricorda tanti tratti della fede. Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata. La fede, poi, aiuta a cogliere in tutta la sua profondità e ricchezza la generazione dei figli, perché fa riconoscere in essa l’amore creatore che ci dona e ci affida il mistero di una nuova persona. È così che Sara, per la sua fede, è diventata madre, contando sulla fedeltà di Dio alla sua promessa (cfr Eb 11,11)*.

 

53. In famiglia, la fede accompagna tutte le età della vita, a cominciare dall’infanzia: i bambini imparano a fidarsi dell’amore dei loro genitori. Per questo è importante che i genitori coltivino pratiche comuni di fede nella famiglia, che accompagnino la maturazione della fede dei figli. Soprattutto i giovani, che attraversano un’età della vita così complessa, ricca e importante per la fede, devono sentire la vicinanza e l’attenzione della famiglia e della comunità ecclesiale nel loro cammino di crescita nella fede. Tutti abbiamo visto come, nelle Giornate Mondiali della Gioventù, i giovani mostrino la gioia della fede, l’impegno di vivere una fede sempre più salda e generosa. I giovani hanno il desiderio di una vita grande. L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore, e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità*.
 
*Due articoli tratti dall'Enciclica "Lumen fidei" di Papa Francesco dedicati al rapporto tra la fede e la famiglia
 
 
 

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