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RIFLESSIONI ATTUALI - MEDITAZIONI NATALIZIE LEGGENDO I VANGELI

Nel presepio vedo ogni uomo che va alla ricerca di Dio.

I pastori: non si pongono problemi : se da una parte viene una luce la seguono  con semplicità di cuore :quante persone del nostro passato hanno vissuto una fede così che ha permesso loro di  affrontare una vita di povertà , di fatiche ringraziando Dio per quel pane ogni giorno mettevano in tavola. Preghi col cuore o solo con le labbra ? Dio lo conosci solo con la mente o  lo ami col tuo cuore, con la tua anima, con tutte le tue forze?

I sacerdoti i maestri di Israele cercano Dio consultando le sacre scritture : il Messia passa vicino e non lo incontrano. I sacri testi ci possono aiutare a mettere in discussione le nostre idee le nostre pretese e accettare che Dio ha modi infiniti per rivelarsi. I miei pensieri non sono i vostri pensieri ,le mie vie non sono le vostre vie. Questo in parte mi consola per tutti miei fratelli e sorelle battezzati che non partecipano alla comune eucarestia. Ti è servito l’ascolto della parola di Dio per vivere la tua fede ?

I Magi

Questi alla ricerca ci vanno interpretando i segni che la natura offre, servendosi della conoscenza scientifica , lasciando il cuore aperto all’incontro .Non peccano di superbia ma anzi facendo buon uso della propria intelligenza si lasciano guidare dallo Spirito e si incontrano con la misericordia di Dio che si china sulla umanità per perdonare, per amare, dare speranza .

Tutta la scienza dell’uomo di oggi può aiutare la ricerca di Dio o può diventare “diabolica” e allontanare da Dio dicendo: questo è solo una questione superflua .

Finora ti sei messo coi Magi ?

Erode

Nostro fratello Erode : è difficile chiamarlo fratello: assetato di potere, superbo, politico falso. I sette vizi capitali si sono espressi in modo completo in lui. Ma io sono poi molto diverso ? quando lascio via libera alla superbia , quando chiudo il cuore ai bisogni dei fratelli, quando sono un po’ diffidente verso chi ha una pelle diversa, verso chi è finito dentro alla droga.

Cristo diventa solo un ingombro da eliminare oppure accontentarlo con qualche cerimonia. Basta che non mi infastidisca più di quel tanto in modo da continuare quello che facevo prima .

Se mi incontro davvero con Lui non sono più quello di prima

Lo guardo negli occhi, vedo che ha avuto paura della guerra, delle bombe. Se guardo il pancino rigonfio, vedo la sua fame. Se guardo il suo pallore, vedo che ha camminato tanto su una strada sbagliata. Poso la mia mano su di lui, sento che è una persona come me, non posso abbandonarlo: quello che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me ...

Leggere gli inizi dei vangeli. Marco ha inventato il genere letterario dei vangeli(dalla predicazione di Giovanni alla croce e risurrezione). Luca e Matteo premettono un protovangelo.

La famiglia di Nazareth e la nostra

L’altra dimensione della persona (oltre interiorità ) è essere in relazione. Il Padre manda il figlio e insieme danno il dono dello spirito Santo. Dio stesso è una relazione di carità di amore.

Il dono della carità(il vero amore)è realizzato in primo luogo dalla famiglia, laboratorio della carità che dovrebbe essere presente anche in tutti membri della comunità cristiana.

Amore come dono, amore che crea, amore che apre alla speranza, amore che compie la giustizia.

La sacramentalità della famiglia di Nazareth è nel rivelare Dio come relazione: Dio che si dona con carità assoluta. Dalla trinità alla famiglia di Nazareth dove l’amore è vissuto nella più totale purezza.

La purezza dell’amore fa realizzare le persone.

Alcuni cristiani non accettano la verità trasmessa della verginità per paura che sia svalutata la sessualità. È invece l’esaltazione della sessualità più completa. Non c’è neppure bisogno della genitalità per esprimersi. La femminilità di Maria è pienamente vissuta. La paternità di Giuseppe. L’essere figlio di Gesù. Ognuno ha il suo compito la sua responsabilità. Che famiglia sarebbe se ognuno dei membri non potesse realizzare a pieno la sua personalità che è unica e irripetibile ?

Un vivere con saggezza (antica ma sempre attuale )

Le virtù familiari. Giuseppe uomo giusto ma energico che sa prendere le decisioni: affronta le situazioni più difficili. Maria, lo spirito di dedizione e di servizio. La pietas di Gesù verso i genitori.

Saggezza è anche consapevolezza dei propri torti.

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attendere un altro ?

E’ facile costruirsi un mito, in certo senso ne abbiamo bisogno. Una donna fa un mito del proprio bimbo fin dall’inizio e ne esalta le imprese. Quant’è bello, com’è furbo ... e poi una volta inserito nella scuola vedi che ha dei problemi e difficilmente un genitore riesce ad accettarlo per quello che è. Nel fidanzamento la persona di cui si è innamorati diventa facilmente un mito per cui si arriva al matrimonio sposando un mito non una persona reale. Poi la vita del matrimonio nella sua quotidianità si incarica subito di far crollare quel mito che ti eri ingenuamente costruito.

A Giovanni sarebbe piaciuto un messia col ventilabro, un giudice inesorabile , che mettesse da una parte i cattivi e dall’altra i buoni. Il messia, Gesù è diverso: sta coi buoni e coi peccatori. Gesù è l'opposto del sogno. Chi ama deve veder chiaro in se stesso e negli altri.

Bisogna saper leggere i segni, le orme di Dio. Gesù lo indica a Giovanni in modo discreto: constata ciò che avviene attorno a me i ciechi vedono... leggi i profeti.

Saper vedere Dio nelle piccole tracce della vita (in sé, negli altri …). Seguire le tracce di Dio: Dio non poi lontano(il regno di Dio è in mezzo a voi) e il tesoro è molto vicino a te.

Chi siete andati a vedere ? Una canna ?

Le persone canne non piacciono a Gesù. Canna, chi va dietro una moda, al primo personaggio, si vergogna del nome cristiano, da affidabilità a chi ha dei soldi. Adula il potente di turno. A Gesù piace la fermezza, la decisione.

Giovanni è grande ma chi vive con responsabilità la propria vita cristiana, con fedeltà , con coerenza ... nel Regno di Dio è più grande di Giovanni.

La donna spesso ha visto nell’uomo che sta per sposare una sicurezza, un rifugio: grande diventa la delusione quando in realtà non è così: all’esistenza umana appartengono drammi e conflitti profondi anche se le persone li in modo diverso. Anche Giuseppe vive un dramma interiore profondo .

Si può perdonare anche l’infedeltà ?

Il dramma di una donna che sta per dir sì ad una nuova vita. L’uomo è in fondo soddisfatto ...per la sua conquista .. e poi ?

Per la donna dare la vita o no? mettersi al servizio di Dio o no? considerare quel figlio un dono o no? Ogni figlio è un dono ma anche una serie infinita di preoccupazioni, sacrifici. Ogni momento della vita di un figlio è frutto delle attese, speranze, sacrifici di una madre ...

Maria per parte sua aveva detto di sì, si era fatta serva vincendo paure ...

Giuseppe, uomo giusto. Le leggi del suo tempo, il rispetto per quella donna, gli basta quel segno, un sogno. Vede la sua missione: il figlio dono, promessa, salvezza. Si sposa solo per amore, come Osea che sposa la prostituta Gomer figlia di Diblaim. Amando si genera amore

Una coppia unita nell’amore ma la risposta che danno a Dio è solo personale.

Giuseppe accetta di essere il vero padre: gli darai il nome. Assume pienamente la paternità simbolica. legale: sarà il punto di riferimento del figlio. Lo aiuterà a camminare con le sue gambe,a capire di essere figlio di Dio. La dignità della persona sta in questo divino che è dentro di noi: saperlo vuol dire salvarsi. Prima bisogna comprendere.

Siete nati insieme e insieme sarete in eterno, sarete insieme anche quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni, sarete insieme anche nella silenziosa memoria di Dio. Ma lasciate che vi sia spazio nel vostro essere insieme e lasciate che i venti del paradiso danzino tra voi: Amatevi l’un l’altro ma non fate dell’amore una catena . Cantate, ballate insieme gioiosi ma lasciate anche che ognuno sia solo. Datevi i vostri cuori ma non per possederli perché solo la mano di Dio può contenere i vostri cuori. State in piedi insieme, ma non troppo vicini perché le colonne del tempio stanno separate e la quercia e il cipresso non crescono l’una nell’ombra dell’altra”(Gibran).

Mt 3, 13 - 17

C’è un cammino da percorrere: bisogna partire dalla famiglia, dagli affetti, dalle proprie sicurezze. E’ il distacco per un cammino di purificazione, per seguire la propria vocazione, verso l’essenzialità(povertà), per conoscere la propria missione.

Cammino da percorrere con umiltà. Siamo tutti peccatori. Apparteniamo ad un popolo di peccatori.

Teresa di Lisieux: mi sono seduta alla tavola dei peccatori. Bisogna continuamente re-imparare a vivere. “La storia non è maestra di nulla “ (Montale). Bisogna ammettere gli sbagli che fai che, in ogni caso, ti appartengono sempre.

Successi e insuccessi : né gli uni né gli altri appartengono alla sola nostra volontà.

Adempiere ogni giustizia : è la giustizia di Dio, è la volontà di Dio. Con la sua stessa forza (lo Spirito )

“ ACTIONES NOSTRAS APIRANDO PREVENI ,

ET ADIUVANDO PROSEQUERE ,

UT CUNCTA NOSTRA ORATIO ET OPERATIO

PER TE SEMPER INCIPIAT ET

PER TE COEPTA FINIATUR”.

(ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto: perché ogni nostra attività abbia da te il suo inizio e in te il suo compimento).

In noi Dio Padre si può compiacere perché vede realizzarsi in noi l’opera del Figlio. Viene costruito giorno dopo giorno l’uomo nuovo . Guardare al bambino del presepio è prendere coscienza del grande amore che il Padre ci ha mostrato: è apparsa la benignità del nostro grande Dio.

Dio ci fa dono della carità che è virtù soprannaturale: il vero amore verso Dio e verso il prossimo per amor di Dio. Questo dono è dato con il dono dello Spirito Santo. La prima carità di Stefano è quella di parlar della salvezza alle persone a che sono accanto a lui annuncia in Gesù il Messia e salvatore : è arrivato il tempo in cui il regno di Dio non va visto solo nel tempio di Gerusalemme, in Sion ma nell’interno dell’uomo di ogni persona umana che va accolta per questa sua dignità di uomo e di figlio di Dio.

Stefano non accettato prega per suoi persecutori : anche questa una vera carità. Ultima vera carità, come fa Gesù, è quella di perdonare a chi lo sta offendendo e anche togliendo la vita perché non sa quello che fa. Il perdono dato dimostra quanta sia vera la propria fede.

Un giorno di Natale è stato fucilato don Graziano prete a Orgosolo: caduto anche lui come i martiri di tutti tempi in quanto annunciatore del vangelo. Costituiva gruppi per aiutare le persone a prendere coscienza della propria dignità (la verità vi farà liberi) .

MT 17,1-8

In montagna c'era devozione a S. Barbara: gli uomini andavano a lavorare, per mandare i soldi a casa, per dare un avvenire alla propria famiglia .Vedevano avanti a sé una speranza di un futuro migliore. Nel secolo scorso, quante lotte per ottenere qualche brandello di giustizia: la maggior parte di quelle persone non hanno potuto godere dei benefici, hanno però lottato per la giustizia . Nessuno si sacrifica se non ha davanti agli occhi una luce dopo il tunnel: anche chi ha un terribile male lo cura per ottenere un risultato positivo.

Gesù ha messo i discepoli di fronte al dramma della sua morte violenta: gli apostoli sono rimasti confusi : non era quello il loro sogno. Gesù allora si trasfigura davanti a loro: la sua glorificazione. Così sarà per il cristiano dopo le lotte della vita se ascolterà il figlio che parla a nome del padre. La gloria umana nasce spesso dalla violenza, dal sopruso, non è mai vera gloria (Manzoni lascia il suo interrogativo a proposito della morte di Napoleone) .

Vita, impegno, passione morte e risurrezione. Vivere la speranza: seminare semi.

Pietro dice : è bello per noi stare qui cioè è bello andare pellegrini in un santuario, fare una bella Messa cantata e partecipata, ma vita da vivere è quella quotidiana: li la fede deve essere messa alla prova e deve diventare lievito per le scelte vitali. Gesù non accoglie il desiderio puerile di Pietro.

Ho letto il racconto di Tolstoi, del re e del suo falco che si sacrifica per non lasciare morire con quell’acqua avvelenata il suo padrone e il padrone lo uccide perché infastidito. Un vero amico si sacrifica per l'amico. Il figlio di Dio viene ucciso da quegli stessi che lui vuole salvare .

MT 28 , 1 - 10

Non temete: le grandi paure del mondo: esterne (malattie, perdere il lavoro, il terrorismo). Le paure interne riguardano il rapporto con se stessi e il proprio passato. Non temere, continua solo ad aver fede …

Messaggio consegnato alle donne : perché ? La prima donna aveva fallito, queste donne non possono fallire: dalla loro debolezza nascerà una umanità nuova .

At 2 , 14 . 22 - 32

Le ragioni del credere: il discorso apologetico di Pietro :

L’antico testamento , se ben interpretato parla del Messia, come è andato verificandosi in Gesù di Nazareth. Dio ha accreditato Gesù con segni e prodigi...Gesù è presente ancora nella sua comunità: avvengono ancora prodigi, la parola aggrega tante persone, nella comunità si vive un modo nuovo la vita sociale.

Nonostante le prove sulla ragionevolezza della fede,come dimostra anche l’atteggiamento dei capi ebrei, può continuare a persistere l'incredulità perché viene da una opzione preconcetta o da una scelta di vita.

LC 2, 1 - 14

La nostra storia di Natale : luci, il presepio(segno di divisione), albero... la tredicesima in fumo . E’ una storia che assomiglia molto ad una bella cornice .

Ma c’è un’altra storia del Natale che la troviamo nel testo sacro: è una storia che non è ricca per niente di poesia ma piuttosto striata di un dramma pesante . Maria accetta di essere una ragazza madre: pensiamo a quali conseguenze si esponeva in quel tipo di società.

Giuseppe accetta di essere padre di un bambino non suo: è la paternità vera, essere punto di riferimento di Gesù, aiutare quel bambino a camminare con le proprie gambe nella vita .Vive il dramma di un uomo toccato in quello che di più sacro intercorreva tra lui e Maria.

La difficoltà di un viaggio disagevole per rispondere alla volontà di un imperatore che voleva il censimento. Per loro non c’era posto nell’albergo. La nascita in una grotta naturale che era usata da stalla. I pastori che rappresentavano gente dannata. E poi gli innocenti uccisi. L’esilio.

Dove sta allora il senso del natale? Il figlio di Dio si fa uomo perché l’uomo capisca il suo essere figlio. La tenebra del mondo si oppone alla luce. Mondo è il mio mondo, il mondo del peccato che è in me e che mi impedisce di accettare il mio essere vero. Ho bisogno della luce che viene dall'alto per capire che sono figlio partecipe alla stessa natura divina. Capirlo mi aiuta a vivere la solidarietà con i fratelli, verso chi è solo, ammalato anziano, per dare la mia opera in forme di volontariato.

Vedo il Natale nella condivisione perché è la via seguita da Cristo nell’assumere su di sé la misera condizione dell’umanità. Gli uomini vanno incontro a Gesù per vivere la solidarietà: pace in terra agli uomini che egli ama, ma come lo capiranno se io come Gesù non condivido i miei beni?

Il modello di comunità Chiesa è quello della condivisione ...

LC 2, 16 - 21

Maria lettera di Dio. Non devozione ma imitazione. E’ figura della Chiesa . Piena di grazia. All'inizio c’è la grazia, non il comandamento, non i meriti. All’inizio c’è il dono. Che cosa è la grazia? E’ Dio in quanto si china verso l’uomo. Dio va verso l’uomo col perdono. Lui è l’angolo convesso e noi quello concavo. Grazia nel nostro linguaggio significa perdono, bellezza, attrazione. E’ il perdono di Dio a tutti “ non c’è più nessuna condanna di Dio”. Grazia = bellezza, qualità invisibile. Quella visibile non niente in confronto. Tota pulcra es Maria . Grazia è Dio, il Signore è con te. Il Signore è con Maria in modo ben diverso da come era con Abramo, con Mosè perché il Signore è dentro di lei, Maria ha “sedotto” Dio.
L’identità di Maria è essere piena di grazia (gioisci piena di grazia, "per grazia sono quello che sono”.

E’ il vertice dell’autodonarsi di Dio. Se Maria è la figura della Chiesa anche per la Chiesa all’inizio c’è grazia: per grazia siete stati salvati. Nella Bibbia Dio è detto pieno di grazia: grazia da dare, Maria grazia da ricevere. Così è per noi.

Nel profeta il popolo di Dio raffigurato in quella giovinetta amata da Dio (ti amai, ti lavai ,ti scelsi, ti unsi, ti misi gli ornamenti ,ti nutrii...). Va scoperto il tesoro nascosto in noi, è il motivo della nostra gioia, del coraggio ,va cambiata mentalità. La fede non è solo dare una risposta per l’aldilà: per lottare contro questa “illusione” sono nate delle ideologie come quella marxista. E’ già adesso la vita eterna, la speranza in noi. La fede è già esperienza anche se non definitiva della vita eterna in noi. Quanta è preziosa la tua grazia o Dio. La tua grazia riempie la terra .

Ci occorre oggi l’intero, non delle distinzioni frazionate. Dio e basta. La grazia sfocerà nella gloria.

LC 2, 15 - 20

Andiamo fino a Betlemme: diventare pellegrini dello spirito. Che significa andare a Betlemme ? Andare alla scoperta della mia vera identità che nella sua essenzialità è scoprire che sono figlio in cammino verso la casa del Padre da cui mi sono allontanato. E’ il vero peccato: l’andare via. Dire al Padre tu non mi servi più dunque per me tu sei morto.

Andare senza indugio: la ricerca di Dio non ammette ripensamenti, ne va di noi stessi, della nostra salvezza. La nostra dignità si mostra in questa ricerca

Se ne tornarono lodando. Siamo chiamati a vivere la testimonianza. La Chiesa ha bisogno di testimoni(non di persone scritti nel libro dei battezzati). E’ viva nella misura in cui ci sono dei testimoni: la riscoperta del sacramento della cresima.

Maria, la credente, serbava tutte queste cose meditandole. Ascolto della parola con una meditazione attenta. Necessità della meditazione(non di quintali di preghiere fatte solo con le labbra) per apprezzare il dono e trasmetterlo poi ai fratelli .

Gv 1, 1 - 18

LE TRACCE nel mondo, nella natura.

Alcune le vedi, altre no ma quando viene la neve ...Allora ti interroghi: chi è passato ?

Il mondo è pieno delle tracce di Dio. L’immenso universo...o forse stando alle ultime ipotesi scientifiche eterno( secondo categorie spaziali temporali non metafisiche). “Per mezzo di lui tutto è stato fatto”: è emerso dal nulla. Razionalità, ordine, quello che pensi corrisponde a ciò che è.

LE TRACCE NEL CUORE DELL’UOMO

Il bisogno di infinito, l’eterna insoddisfazione, il nostro cuore è inquieto se non trova te (Agostino).

L’eterna ricerca (il 4° magio) oppure il QUINTO EVANGELIO (Pomilio). Perché non sono sazio di nulla. Penso a un grande della finanza, Gardini (regate, vita principesca ,il suicidio, perché?).

E’ VENUTO NEL MONDO

Nel mondo dei peccatori. Non l’hanno accolto(per loro non c'era posto). Come può la tenebra accogliere la luce senza dileguarsi e diventare luce ?

Anch’io, che sono peccato, posso diventare luce. Un missionario vede un vecchio fedele sempre seduto in chiesa, passa ore lì: “Che fai tu ?” “Metto la mia anima al sole “

Perché il micio sta ore e ore accovacciato vicino alla stufa o sul termo ? Si carica di calore . Ne ha bisogno per affrontare le sue imprese. Se sto con Cristo mi carico di luce (preghiera,contemplazione , visita al Santissimo, lettura meditata dei vangeli, …).

“Perché tu che sei cieco usi una lanterna per andare a casa ?” “Perché siano gli altri a vedermi”. E’ la luce eterna che mi aiuta ad emergere continuamente in modo che possa essere veramente me stesso, se voglio emergere come persona ho bisogno di accoglierlo: da lui abbiamo ricevuto grazia su grazia. A chi l’ha accolto ha dato potere di diventare figlio di Dio

Gv 1. 29- 34

Ancora l’immagine di Giovanni il Battista: osservatela sul battistero: ha una croce con scritto : ECCE AGNUS DEI. Oggi fermiamoci su quell’ecco …Indice puntato su Gesù(il maestro, il catechista non attira a sé ma fa guardare all'unico salvatore … Agnello come l’agnello pasquale, come il capro espiatorio(che veniva mandato nel deserto per espiare), agnello mansuetudine, innocenza come la pecorella che viene sacrificata per l'ingordigia del e tolta al povero). Porta su di sé il peccato del mondo mio e vostro.

Senza di lui non c’è la salvezza.

Quale salvezza

Salvarsi da un grande pericolo. Quanti soldati italiani hanno portato a casa la pelle dalla ritirata in Russia: erano partiti mal vestiti, solo con la speranza di … L’uomo di oggi cerca la salvezza nei soldi, nell’economia. Nella psicanalisi per dipanare i grovigli interiori. Nella scienza(nell'ingegneria genetica per fare figli perché stato tempo di farli nella giovinezza vera...).

La scienza quando era partita (dopo la magia, l'alchimia del rinascimento) era nata con uno spirito veramente religioso. Dio ha dato delle leggi al mondo, all’uomo spetta scoprirle, conoscerle, per servirsene con la tecnica. Poi la scienza ha dimenticato il suo punto di partenza, ora Dio non c’entra più, nel mondo dell’uomo che lavora e produce Dio non può più entrare.

Così l’uomo ha sperimentato l’ambiguità del progresso del secolo che ci ha lasciato: genocidi o grandi stragi (armeni, ebrei, russi dissidenti, in Bosnia , in Africa, nelle foibe ... ),violenze.

Giovanni indica in Cristo la unica salvezza possibile perché oltre indicare la via dà anche la forza(il dono dello Spirito). Però Gesù è una persona esigente(purifica con il fuoco, è venuto a portare la divisione, esige la decisione, sei chiamato a fare una scelta). Ogni pagina del vangelo è un appello all'autenticità a emergere da una vita inautentica dove prevale il si impersonale (si dice, si pensa, si muore, fan tutti così). Invita a fidarsi e ad affidarsi, alla preghiera, a riscoprire la vita come vocazione, non frutto del caso.

RIFLESSIONI ATTUALI - LA DEBOLE LUCE DEL PRESEPE

Francesco d'Assisi inizia le Lodi delle virtù esclamando: «O regina sapienza, il Signore ti salvi con tua sorella, la pura e santa semplicità». E la via francescana per l’accesso ai segreti delle creature. Quale lo spessore di questo sapere sapienziale confrontato con il sapere filosofico-scientifico, proprio dell’età moderna, e cioè con quel sapere che non solo ci mette a parte della struttura di ciò che ci circonda, ma ci abilita a riprogettarlo e a trasformarlo?

 Sapere francescano «via che si fa andando»

Creatività e immaginazione in atto. Quale la fonte e quale il riflesso? Tommaso da Celano ricorda che nel 1224 Francesco dice all’amico Giovanni Velita: «Prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose ne­cessarie a un neonato, come adagia­to in una greppia (in presepio) e co­me giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello» (Vita prima di san Fran­cesco d’Assisi 84-87). Un evento di piccole proporzioni, in un luogo sil­vestre, lontano da ogni frastuono.

Tutto qui. Si impone la sua estra­neità alla mania del dominio o del controllo, con cui immaginiamo che le cose debbano essere o debbano accadere. Francesco vuole aprire una feritoia che lasci intravedere un nuovo panorama, forse solo dimenticato. E la debolezza che qualifica il bene o meglio ne dice il sorgere, senza clamore, accompagnando l’esistenza come l’ombra rispetto alla luce, se per luce si intende il sapere scientifico-filosofico. L’importante è che dia da pensare o, forse, faccia sognare.

Si evochi la commozione che ha su­scitato il film Uomini di Dio (Des hommes et des dieux). In un villaggio plurireligioso e multietnico si scatena il fondamentalismo omicida musulmano. Un gruppo di monaci discute se ri­manere nel villaggio - uno dei residen­ti: noi siamo gli uccelli che riposano sui rami, voi i rami. Dopo uno scam­bio di pareri, i monaci decidono di re­stare. Fa notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996 tutti, tranne due, sono rapiti e poi, il 21 maggio, decapitati. Il film si conclude con la sconfitta dei mona­ci - il simbolo della preghiera, della solidarietà, della convivenza fraterna... Il male ha vinto. Eppure gli spettatori non “sentono” la rappresentazione così. Le loro immaginazioni sono state toccate da una sconcertante vittoria della bontà, dalla forza della tenerezza, pur di fronte alla morte, che pare trionfi. All’orizzonte si intravede una bontà che la violenza fa emergere in tale misura che si impone.

Ognuno di noi èframmento della libertà creativa di Dio

L’immaginazione creativa viene messa in moto, perché prosegua l'itinerario innovativo, attivato non da verità che danno uno specifico potere su ciò che è intorno, né da ideologie che coprono per intero il territo­rio del vivere o del pensare. Qui si è davanti a gesti, a frammenti, ad annotazioni apparentemente fragili, non sostenute da apparati o da speci­fiche argomentazioni. Quale la forza e prima, la fonte di siffatti frammen­ti? Perché, ad esempio, sono una miniera per tutti i PENSÉE di Pascal?

L’immaginazione viene attivata in libertà e una diversa concezione della vita affiora all’orizzonte, an­che se confusa. E un particolare – un frammento - che tende a fare spazio e a farsi spazio. Il rinvio na­scosto è forse alla confusa consapevolezza che ognuno di noi è un frammento del gesto creativo di Dio, con dentro il segreto del per­ché sia stato gratuitamente voluto, da cui estrarre nova et vetera. E il fondo della nostra “libertà creati­va”, cui attingiamo, per non lasciar­ci sopraffare da quel sapere che si impone con forza, quello che nasce universale, filosofico-scientifico, o da quelle ideologie, che però, per­ché tali, offrono sogni di redenzio­ne per tutti e allo stesso modo - e per questo si traducono in forme di crocifissione, come il nazismo e il comunismo.

Il frammento è “se stesso”, come ognuno di noi. L’unicità è ardua da condividere, perché siamo persuasi che, solo se identificabile con l’uni­versale, qualcuno o qualcosa è ap­prezzato - è il senso della priorità dell’appartenenza a una totalità po­litica, religiosa..., e del riconosci­mento sociale o professionale - mo­tivo spesso prevalente del nostro af­fanno quotidiano. Il giovane Karol Wojtyla, indicato da Wyszynski come ausiliare di Cracovia, ebbe il consenso dell’autorità polacca perché si disse: è un poeta, un attore, un drammaturgo, che volete che capisca di politica! Il sapere filosofico-scientifico dominava sovrano.

Il fascino del trascendente

Eppure a sostegno del privilegiamento del fram­mento c’è tutto il Vangelo - insieme di “fatti”, di perso­ne, di “domande”. Perché piangi? (Gv 20,15), “chi è il mio prossimo?” la rispo­sta in un’altra domanda:

Chi è stato il prossimo dell’uomo derubato?”, “abbi pietà di me peccatore”.

Non ci è detto il perché di questo stile fattuale e singolarizzante. Il silenzio avvol­ge questa perla di tutti i tempi, quel “silenzio”, che è il frammento più significa­tivo, perché avvolge tutti i frammenti. Il silenzio, infat­ti, “non lega la verità”, soffocandola, ma immette lungo un per­corso di luce che apre senza chiudere, sollecitando l’immaginazione a proce­dere oltre. È l’eresia che, pur essendo un frammento, “lega la verità” a que­sto o a quello, pretendendo di coprire il territorio, e dunque frenando la plu­ralità infinita delle espressioni.

Si pensi alle sette parole di Gesù sulla croce sul tavolo del grande compositore Haidn, al quale nel 1785 era stato chiesto di metterle in musica per il Venerdì santo, da eseguire a Cadice. Ascoltandola, la pas­sione per la vita si accende di particolare vigore, eco di quella forza che ha suscitato Gesù dalla morte.

Attivando l’immaginazione, il frammento lascia intravedere qual­cosa che sfugge al “controllo”, a con­ferma che si tratta di un frammento che non appartiene al recinto e alla logica del sapere che acquieta, che fa prevedere e dunque che consente di dominare. L’autenticità del sapere sapienziale è costituito dalla capaci­tà di generare nuovi mondi - come accade al poeta, al musicista - e dunque di sfuggire al controllo della ra­gione, sottraendosi alla prigionia dei suoi principi. È il divino, cifra di ciò che non soggiace alle classificazioni, alle contrapposizioni, alle definizio­ni, necessarie all’ordinata vita quoti­diana. Il frammento è luminoso per­ché divino, ha il volto del trascenden­te, che si mostra nascondendosi.

Noi siamo educati entro il sapere fìlosofico-scientifico

Grazie a cui ci garantiamo l’intesa e la riduzione dell’angoscia dell’imprevedibile. Il quadro tiene e noi possiamo procedere tranquilli nei traffici quotidiani. La ragione deve trionfare. Noi abbiamo bisogno di storie che si concludano con la “vittoria” del bene sul male, altrimenti ci pare insensato soffrire e forse vano vivere. Come si spiegano la rabbia contro la prosperità dei cattivi e le perplessità per la sconfitta dei “buoni”? Il tutto trova una qualche pacificazione se riusciamo a persuaderci che si sta preparando una trappola mortale nei riguardi dei “cattivi”. Pietro e gli apostoli volevano un Messia che sbaragliasse i nemici: volevano “la vittoria” del bene. Senza un tale risultato sembra che un’avventura, un’opera o un film non siano ben riusciti.

È come se si trattasse - e in effetti di questo si tratta - del tradimento della logica del nostro sapere e progettare, credendo presuntuosamente che sia anche la logica di Dio - Dio al nostro servizio, maschera dei nostri soprusi. Non ci si chiede o forse si lascia nell’ombra il fatto che Cristo si rifiuta di chiamare gli angeli contro i nemici che lo metteranno ingiustamente a morte; il senso della estensione senza limiti del perdono, disposti però acriticamente a dire che la sconfitta in croce di Gesù è la vittoria dell’amore. Ma quale vittoria? È lo scenario della debolezza - san Paolo: «Quando sono debole, allora sono forte» - che fatichiamo a dischiudere a causa del primato indiscusso del sapere fìlosofico-scientifico. Da qui l’attesa della vittoria del bene sul male, e l’estrema difficoltà di sospettare che le cose forse stiano in altro modo.

Ma perché il cristianesimo ha superato le persecuzioni e ha convertito la Roma pagana? Forse perché Cristo è apparso come il nuovo imperatore che finalmente metteva in ginocchio tutti?

O invece perché ha svelato le sembianze di un Dio che ti sta accanto, ti sostiene nelle tribolazioni e ti ispira sentimenti alti, nonostante la tristezza del momento?

E a questo Dio, impotente e quotidiano, che l’impero della potenza non ha potuto contrapporre nulla che l’uguagliasse, perché viveva nella logica del potere, estraneo alla logica della potenza senza potere. Purtroppo, questo Dio lo abbiamo spinto in fretta in alto, l’abbiamo messo in trono, trasformando il CHRISTUS VIATOR, nel CHRISTUS VICTOR O PANTOCRATOR.

Quale il fascino del presepe di Greccio?

La trasformazione del CHRISTUS VICTOR IN CHRISTUS VIATOR. È Francesco, umile e povero, l'anima di quel presepe. Il problema non è chi abbia pensato per primo il presepe, ma chi lo abbia immaginato come ritorno di Cristo nella quotidianità del nostro dire, fare e sentire. Un evento di piccole proporzioni, in una grotta avvolta da stelle, silenziose e remote, senza quello strepito, con cui immaginiamo che le cose debbano accadere. Il bene o sconfigge o è sconfitto: per noi non si dà alternativa. Francesco, al contrario, vuole solo dischiudere altri orizzonti, risvegliare mondi assopiti, senza clamore, non disdegnando la compagnia d’alcunché. L’importante è che dia da pensare o, forse, faccia sognare.

Orlando Todisco



RIFLESSIONI ATTUALI - MISERICORDIA

SIAMO DEBITORI AL PROSSIMO DELLA MISERICORDIA DI CRISTO


Il concetto di misericordia, così come è inteso nella bibbia, non corrisponde del tutto a quello che ci è familiare: parlare di compassione o comprensione per le disgrazie altrui, di benevolenza, di clemenza ecc. è cogliere soltanto alcuni aspetti parziali della cosa. La bibbia concepisce la misericordia a partire non dai sentimenti, bensì dalla fedeltà di Dio nel quadro dell’alleanza: misericordia è l’atteggiamento che risponde all'alleanza; più esattamente, è la fedeltà che Dio garantisce e mantiene : storicamente verso il popolo « alleato » Israele e che nell’evento di Cristo si allarga fino ad abbracciare l’intera umanità. Già nel fatto che Dio, dando l’alleanza, si scelga questo piccolo popolo come suo partner a pieno titolo, si palesa come il concetto di misericordia debba essere inteso muovendo da Dio. Questo poi si chiarisce man mano che emerge e cresce nella storia la solidarietà di Dio con il suo partner. Sua forza motrice è certo 1’ amore; ma la sua consistenza viene dall’attuazione di un vincolo di elezione. Quindi essa non si contrappone alla giustizia, se mai ne è l’adempimento.
Essendo la misericordia divina essenzialmente fedeltà, essa si esprime non solo nella remissione della colpa, ma può anche servirsi dell’ira al fine di mantenere salda l’alleanza. Ma quanto privo di riserve sia l’impegno in essa del Dio padre della misericordia, quanto il suo agire sia completamente determinato da quest’atteggiamento, lo dimostra il fatto di essersi piegato nel suo stesso Figlio verso i ribelli e verso la loro misera condizione. Non c’è miseria umana di cui egli, Gesù di Nazareth, non si faccia carico, con misericordia piena di compassione, dominatrice e alla fine vittoriosa; la morte a favore dei peccatori suoi nemici è l’ultimo coronamento della sua « solidarietà con gli empi », portando su di sé anche l’ira divina sull’apostasia e la ribellione.
Quest’universale misericordia ottiene la sua definitiva conferma nella risurrezione ed esaltazione di Gesù; e, nella proclamazione dei suoi atti misericordiosi, essa viene comunicata a tutti gli uomini che l’accolgono con fiducia, viene comunicata costitutivamente, all’individuo nel battesimo e alla comunità dei battezzati, ogni volta di nuovo nella predicazione e nel banchetto dell’alleanza.
In questa promessa, più volte ripetuta, mantenuta nel corso della storia, sta l’autentica ricchezza dell’umanità. Poiché la grazia e la misericordia di Dio in Gesù Cristo pongono al mondo e alla vita umana nuovi criteri: alla loro luce non vale più fare questione della propria dignità acquisita, né ricercare la riconoscenza che di solito ci si attende da chi riceve; il grado di disponibilità agli altri è determinato esclusivamente dalla situazione del prossimo, al quale siamo debitori della testimonianza di Cristo. Infatti a quanti si affidano alla fondamentale misericordia di Dio in Gesù Cristo, che soccorre alla nostra infermità e cementa la comunità dei graziati, è data la possibilità e quindi anche imposto il dovere di corrispondere ad essa nella viva esperienza. Misericordia è la riconoscente risposta dell’uomo nella sua totalità, dell’intera comunità, nel momento che questa viene in soccorso senza riserve di quanti sono completamente rimessi alla misericordia e su di essi riversa tutti i doni di grazia di cui dispone, personali, comunitari, sociali o materiali.
Operare la misericordiaè qualcosa che Dio attende dall’uomo; riceverla, è sempre un'esperienza di grazia. Non potrà mai essere un diritto da rivendicare da parte di colui che la attende. Perciò l’imperfezione della misericordia umana e le manchevolezze a questo riguardo non sono altro che lo stimolo per volgersi, nella speranza e nella preghiera, verso il sopraggiungere della misericordia divina, nell’attesa che essa si manifesti alla fine come dono salvifico e imperituro. Ma l’egoismo, la sicurezza di sé l'indifferenza dell’uomo di fronte a coloro che abbisognano di misericordia andranno incontro a un giudizio definitivo e mortale: dimostrare a nostra volta misericordia, questo e non altro sarà il criterio del giudice universale, quando i misericordiosi e coloro che hanno sperimentato misericordia si troveranno di fronte nell’ultimo giudizio.
H.-H. Esser

RIFLESSIONI ATTUALI - LAICITÀ E RELIGIONE

IL NATALE, LA SCUOLA, I PRESEPI E LA LAICITA' ITALIANA

Un Dirigente scolastico vieta canti religiosi per Natale e sposta la tradizionale recita al 21 gennaio (“festa d’inverno"); in un'altra scuola italiana si fa il presepio, ma solo con gli animali e i pastori, senza Gesù bambino; in altri casi nelle recite natalizie si parla di “babbo Natale” di renne e di animali, ma del festeggiato nemmeno una notizia - Natale vuol dire nascita, ma non si sa più chi nacque quel dì... Il tutto in nome della scuola “laica” e della “laicità” dello Stato. Ma cosa significa davvero laicità? E la nostra scuola è davvero laica - stando alle leggi della nostra Repubblica?

Quando tale concetto si applica alla scuola si fa riferimento soprattutto al francese “laicité” : sin dal tempo della grande Rivoluzione, la Francia si concepì come nazione laica separata, e talvolta anche in conflitto con la religione e con la Chiesa cattolica.

Le leggi dei primi anni del XX secolo, ed in particolare la legge del 1905 sulla separazione dello Stato dalla Chiesa, sono una sorta di “carta costituzionale” dello stato e della scuola repubblicana. Nessun simbolo religioso negli edifici pubblici e nelle scuole, nessun segno di riconoscimento religioso per gli alunni (la famosa polemica sul velo delle studentesse islamiche), divieto di celebrare matrimoni religiosi se non dopo la cerimonia in municipio, assoluta neutralità (se non indifferenza od ostilità della Repubblica verso la Chiesa (cattolica) e la altre confessioni religiose.

Questa - in estrema sintesi - è la laicité: che persino la Chiesa ha finito coll’accettare (anche in funzione anti-islamica), se si pensa che uno dei grandi saggi chiamati a partecipare alla commissione governativa sull'applicazione del principio ai problemi come quello del “velo” era il compianto, grandissimo storico Réné Rèmond, di chiara e limpida fede cattolica.

Comunque una ben strana laicité, se si pensa che i parroci della parrocchie storiche di Francia sono stipendiati dallo Stato in quanto... custodi di monumenti nazionali, cioè di beni culturali; se i docenti delle scuole cattoliche sono regolarmente stipendiati dallo Stato (e questa spiega l’elevato numero di scuole cattoliche e di allievi nella laicissima Francia: nemmeno Mitterand riuscì a diminuire il finanziamento pubblico alle scuole cattoliche), se fino a qualche anno fa il mercoledì era giorno di vacanza nelle scuole elementari perché giornata storicamente dedicata al catechismo parrocchiale, specie nella Francia rurale....

Forse perché laicità sembrava tradurre laicité; forse per evitare problemi alla nascente repubblica italiana; forse perché il Concilio Vaticano li era ben al di là da venire - fatto sta che nella Costituzione italiana di laicità non si parla MAI. E’ dunque falso sostenere che l’Italia è uno stato laico, una repubblica laica, che la scuola statale è laica: non esiste alcun testo legislativo sulla scuola che dica che la scuola è laica, e tanto meno che lo sia nel significato francese. La stessa presenza del crocifisso nelle aule scolastiche come negli edifici pubblici è stata confermata autorevolmente dalla suprema Corte - e si badi che non è il Concordato, bensì la giurisdizione italiana ad aver stabilito questo.

La Costituzione italiana non è laica anche per un altro motivo: se l’art. 2 proclama l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di religione (oltre che di razza, di sesso...); se l’art. 8 proclama la libertà religiosa, l’art. 7, come è noto, stabilisce che i rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica sono regolati dai Patti lateranensi, ossia dal Concordato -firmato nel 1929, rivisto nel 1984. Per la Costituzione italiana, dunque, la religione cattolica, la Chiesa cattolica, non è alla pari della altre religioni o confessioni: ha uno statuto privilegiato. Per questo, dunque, la Repubblica italiana non è “laica” nel senso francese.

Proprio il trattato di revisione del Concordato, assunto integralmente dalla legge italiana

che lo ha ratificato, dice che (art. 9, c. 2) “la Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado.”

Ciò vuol dire che la presenza della religione cattolica nella scuola pubblica è assicurata, almeno stando alla lettera ed allo spirito del testo, non per "fare un favore alla Chiesa cattolica" (magari in cambio del consenso politico, come avvenne nel 1929 con il regime fascista), e nemmeno, al contrario, perché l’Italia intendesse fare della scuola pubblica una scuola confessionale, almeno per alcuni aspetti: ma per ragioni di carattere esclusivamente storico-culturale. "I principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano": basti andare in un qualsiasi museo italiano per vedere innumerevoli Natività, Crocifissioni, episodi della vita di Cristo, di Maria, degli Apostoli, dei Profeti, dei Santi... talché chi fosse del tutto ignorante in teologia e sacra scrittura, nonché di agiografia, non potrebbe nemmeno comprendere cosa questa o quella pala d’altare intendesse raffigurare...

E dunque: se nessun direttore museale si sognerebbe di togliere dalle sale ogni quadro con soggetto religioso (forse solo il parigino Museo d’Orsay non ne soffrirebbe), se nessun sovrintendente di istituzione sinfonica si sognerebbe di non far cantare una Passione di Bach, il Requiem di Verdi o un oratorio di Haendel - perché un dirigente scolastico dovrebbe impedire agli alunni o al personale di una scuola di allestire un presepio? o di cantare "Adeste fideles” piuttosto che “Stille Nacht" o “Tu scendi dalle stelle’,’ o anche quel famoso "gospel” (vangelo..) dove si canta che "Jesus Christ is born”? canti che oltretutto hanno anche un discreto valore musicale...

Se la Repubblica, e la scuola italiana, non è affatto laica - nel senso francese del termine; se il Concordato fra lo Stato e la Chiesa cattolica è previsto esplicitamente dalla Costituzione italiana; e se tuttavia la scuola (e la repubblica) italiana non è certamente una scuola religiosa o confessionale - che cos’è dunque la nostra scuola, se non è né laica né religiosa?

Si può, e si deve rispondere, che la scuola italiana, e la Repubblica, è laica - ma in un senso diverso, e forse opposto, alla laicité.

La laicité alla francese è escludente, quasi di- scriminante: il buon cittadino, pare dire, non crede in Dio, ma solo nei valori della repubblica - tuttavia noi lo sopportiamo e lo tolleriamo, entro certi limiti, perché siamo laici. (Un po' come avveniva, ma al contrario, negli stati cattolici dell’antico regime, che non perseguitavano più ebrei o protestanti o massoni, ma se se andavano altrove era meglio...). La laicità italiana, al contrario (una laicità che siamo chiamati a ri-costruire anche di fronte ai fenomeni migratori), è, e deve essere, una laicità inclusiva, che aggiunge segni (religiosi) e non li toglie. Due sentenze della Corte costituzionali (relatore Casavola) hanno chiarito il valore "costituzionale’’ della laicità, ed insieme il suo vero significato (sentenza n. 203 del- l’11-12 aprile 1989 e sentenza n. 13 dell’ll- 14 gennaio 1991). In particolare, la prima delle due sentenze citate, proprio commentando il passo del Concordato sopra richiamato (“riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano") lo interpreta in siffatto modo: "Il genus ("valore della cultura religiosa”) e la species ("principi del cattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano") concorrono a descrivere l’attitudine laica dello Stato-comunità, che risponde non a postulati ideologizzati ed astratti di estraneità, ostilità o confessione dello Stato-persona o dei suoi gruppi dirigenti, rispetto alla religione o ad un particolare credo, ma si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini." Lo stato autenticamente laico si pone dunque al servizio delle istanze religiose e delle comunità religiose presenti nel territorio, ritenendo così la religione, ed in particolare la religione cattolica - come diceva un liberale non credente come Tocqueville - non un ostacolo nell’affermazione dei valori di libertà e democrazia, ma al contrario una formidabile alleata.

Così anche la scuola laica non solo rispetta, ma anzi favorisce l’espressione del sentimento, della tradizione e della fede religiosa dei propri alunni e delle proprie famiglie: in occasione del Natale, ad esempio, ma anche - perché no? - anche in occasione della fine del Ramadàn, se vi fossero scolasti o studenti che celebrano tale festività musulmana.

Guido Campanini

dirigente scolastico

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