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RIFLESSIONI ATTUALI: IL PADRE NOSTRO

Il “Padre nostro” è certamente, assieme all’Ave Maria, la preghiera cristiana più nota; ma forse pochi sanno che questo testo, pur essendo in pratica un compendio del vangelo, potrebbe essere fatto proprio dai seguaci di ogni religione, ovvero da tutti coloro che, sia pure chiamandolo in modo diverso, si rivolgono a Dio. Non a caso il laico Enzo Biagi, alle soglie del nuovo millennio, volle dedicare a questa orazione uno speciale del “Fatto” (Rai Uno 27-12-99), visto che “è la preghiera più umana, dove si parla di diritto al pane, lavoro, giustizia, pietà; dove c’è un padre che è di tutti”.


RIFLESSIONI ATTUALI: LA PRIMA COMUNIONE

NEWSLETTER “ALLA RICERCA DELLA VERITA’ “ N.18 del 1-5-16

di Ileana Mortari

IL MESE DELLE PRIME COMUNIONI

Aprile e soprattutto maggio sono da tempi immemorabili i mesi in cui si celebrano le Prime Comunioni (e talvolta le Cresime). A quante di esse ho partecipato, in passato e di recente!
Un momento così importante per la vita spirituale di bambini e bambine dovrebbe svolgersi nel più assoluto silenzio, nell’attenzione generale alle parole della liturgia, nella concentrazione più  alta possibile non solo dei piccoli che per la prima volta ricevono l’Eucarestia, ma anche dei grandi (genitori, parenti, amici, conoscenti, etc.) che potrebbero approfittare dell’occasione per qualche proficua riflessione sulla propria vita spirituale.
Devo dire che

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RIFLESSIONI ATTUALI - LA FINESTRA DI OVERTON

“Joseph P. Overton (1960-2003) ha elaborato un modello di rappresentazione delle possibilità di cambiamenti nell'opinione pubblica, descrivendo come delle idee, total­mente respinte al loro apparire, possano essere poi accettate pienamente dalla socie­tà, per diventare infine legge. La cosa più inquietante è che queste idee nascono spesso da un piccolo gruppo e a vantaggio solo di pochi, con danni per tutti gli altri"

Spesso, riflettendo sui mutamenti culturali in atto e sulla accettazione di modi e costumi che fino a qualche anno fa sembravano impensabili e improponibili, capita di interrogarsi su che cosa abbia reso possibile questa mutazione. Certo, anche in altri tempi le parole hanno cambiato significato e valore. Pensiamo alla «rivoluzione», passata da termine astronomico a descrizione di trasformazione sociale, prima osteggiata e poi quasi considerata una giusta modalità per ottenere cambiamenti altrimenti impossibili. Ma c’è voluto del tempo e sono dovute accadere trasformazioni reali, misurabili, non sempre inevitabili.
Ma oggi? Sembra che le parole, i concetti, le valutazioni siano – usando il gergo attuale – liquidi, mutevoli senza apparente causa scatenante. Così il «genere», diventato improvvisamente «gender» ha assunto una valenza e una diffusione impensabili tempo (breve) fa. E la sessualità, diventata improvvisamente «eterosessualità» e «omosessualità», con un connotato di indifferenza rispetto al valore. Anzi, senza che se ne possa discutere il valore: tutto sullo stesso piano.
Che cosa ha reso possibile questo cambiamento? Ascoltando la prolusione del Card. Bagnasco, qualche giorno fa, ce ne è stata offerta la chiave.
Così il Presidente dei Vescovi italiani si è espresso: «Le parole più sacre della vita e della storia umana – come persona e libertà, amore e famiglia, vita e morte, sessualità e generazione – sono sottoposte da decenni a forti pressioni culturali. Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e addirittura oggetto di legislazione. In diversi Paesi europei, perfino certe aberrazioni come la pedofilia, l’incesto, l’infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti.
È risaputo che tutto ciò non è casuale: attraverso alcune tecniche di persuasione delle masse – la più nota è la cosiddetta “finestra di Overton”, una finestra mentale che si allarga sempre di più attraverso sei fasi precise – si riesce a far accettare l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l’opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile. Uno di questi passaggi è quello che potremmo chiamare la “cultura degli eufemismi”: consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale.»

Ed ecco allora che ci interroghiamo su questo strano processo, questa strana «finestra» che fa entrare nel nostro mondo un apparente inarrestabile moto di trasformazione, a cui sembra impossibile porre argine e freno, a meno di passare per violenti retrogradi e oscurantisti, incapaci di essere presenti in un mondo in rapida e positiva trasformazione. Al più tollerati, nella speranza che prima o poi si abbia a scomparire.
Personalmente non credo alla irreversibilità e inevitabilità del processo, ad una condizione, però: che si abbia coscienza di ciò di cui si è portatori e si viva una serie di relazioni forti, positive e costruttive in grado di generare un modo di guardare la realtà che ne salvi i fattori costitutivi, senza complessi di inferiorità, credendo nella forza delle ragioni e rifiutando le cosiddette ragioni della forza. In termini cristiani si potrebbe dire quello che chiedeva Giovanni Paolo II: una fede che diventi cultura.
Sbirciando su Internet ho trovato queste note che mi sembrano chiarire il senso di quello che sta accadendo. Ve le riporto come spunto di riflessione e di confronto: «Sulla base della finestra di Overton, si possono costruire (e sono state probabilmente costruite) campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società.
Le idee passano dalle seguenti fasi;
1 impensabili (inaccettabile, vietato);
2 radicali (vietato ma con eccezioni);
3 accettabili;
4 sensate (razionalmente difendibili);
5 diffuse (socialmente accettabili);
6 legalizzate (introdotte a pieno titolo)
Il concetto di base è capire in quale finestra si trovi attualmente un’idea (ad esempio, la legalizzazione delle droghe leggere) e farla progressivamente slittare verso quella successiva, in una serie di passi…»
«La tecnologia di manipolazione della coscienza della società per una graduale accettazione da essa delle idee considerate in precedenza aliene, ad esempio la revoca di un tabù, si basa sull’utilizzo di The Overton Window. La sostanza di questa tecnologia consiste nella divisione di un desiderato spostamento delle opinioni in alcuni step, ciascuno dei quali sposta l’accettazione delle idee di una fase, e una norma universalmente accettabile verso il suo margine. Ciò causa il successivo spostamento della “finestra” cosicché la posizione raggiunta si trova di nuovo al centro, il che dà una possibilità di compiere un ulteriore passo verso la fase successiva.
I think tank producono e diffondono le opinioni oltre The Overton Window allo scopo di rendere la società più ricettiva a diverse idee. Quando un simile centro vuole introdurre un’idea che la società ritiene inaccettabile usa gradualmente il modello della “finestra”…»
«Un’enorme quantità di specialisti per la manipolazione dell’opinione pubblica assicura il funzionamento dell’Overton Window: esperti in tecnologie politiche, scienziati, giornalisti, esperti in relazioni pubbliche, personalità, insegnanti. E’ curioso che i temi come matrimoni tra le persone dello stesso sesso oppure eutanasia non ci sembrano più strani. Hanno semplicemente percorso l’intero processo “tecnologico” di trasformazione da “inaccettabili” fino alla “legalizzazione”…»

(http://www.culturacattolica.it/?id=537&id_n=37914)

RIFLESSIONI ATTUALI - SEXITING

Sexting,

un fenomeno triste attraverso il quale bambini e adolescenti si inviano foto di se stessi che riproducono sé in attività sessuali o i loro organi genitali

 

Un adolescente su quattro in Italia l’ha fatto. Più le ragazze, disponibili a offrire parti del loro corpo ai loro coetanei. Più i ragazzi, quando si tratta di umiliare o aggredire le ragazze con video osé. E noi genitori ignari o finti tonti. Cari “colleghi” genitori, i nostri figli hanno subito una ipersessualizzazione di cui noi ignoriamo le conseguenze. Troppe immagini sessuali e troppo presto (sono bimbi!) affollano la tv, internet e i videogiochi. In un libro (perdonate l’auto pubblicità), intitolato “EROSi dai media” e pubblicato dalla San Paolo, insieme ad altri colleghi psichiatri, ho denunciato il fenomeno come fonte di disturbi: la precoce ed eccessiva sessualizzazione dell’infanzia è correlata ad un grave incremento del disagio psichico. Col termine ipersessualizzazione della società si allude al fatto che le proposte e i messaggi relativi alla sessualità che attraversano i media sono troppi: troppo svincolati dal rapporto d’amore, troppo rappresentativi della felicità e del rapporto di coppia a discapito degli altri aspetti dell’intimità personale, troppo inappropriati per il pubblico dei media-dipendenti, e in particolare dei più vulnerabili. Raggiungono troppo presto un pubblico di minori così da violare il loro diritto a una formazione sana ed equilibrata.

 

Certo, la tv, che noi genitori concediamo solitaria nelle stanze dei nostri figli (io l’ho vietato a tutti e 5 i figli, grandi e piccoli: un solo televisore per tutti e litigate in santa pace), anche nei programmi sui canali per bimbi e adolescenti, propone una quantità spropositata di immagini, riferimenti e contenuti sessuali (se volete cifre, dati e canali colpevoli, leggete il libro, ma già posso dire che i canali Disney non sono affatto innocenti e che MTV sarebbe da chiudere senza pietà). Ma come genitori siamo letteralmente sdraiati dai colpi inferti dalla Rete. Un dato su tutti: l’accesso alla pornografia si precocizza in modo irrefrenabile (11 anni) e pervasivo (tre quarti degli adolescenti ammettono di aver frequentato siti, chat e social su temi sessuali e con modalità che i genitori disapproverebbero e oltre la metà cancella accuratamente la cronologia). Questi che cito sono alcuni dei dati che abbiamo rilevato da una ricerca condotta dall’ITCI sulla dieta mediatica dei bambini e degli adolescenti in Italia (www.itci.it). I ragazzi si trovano così esposti ad una costante e pervasiva opera di influenza sul loro sviluppo che non viene dal cuore benevolo di un genitore, non dalle intenzioni educative di un progetto scolastico, ma da esigenze di tipo commerciale e consumistico.
Si tratta di una costante esposizione ad immagini, che, non dimentichiamolo, nella stragrande maggioranza dei casi hanno alle spalle creativi, grafici, esperti di marketing, pubblicitari, azionisti che non mettono le loro capacità al servizio del sano ed ordinato sviluppo del fruitore del media. Piuttosto al servizio di interessi commerciali, e questo lascia il segno. Ad esempio, innumerevoli sono le pubblicità dove si dà rilevanza al corpo femminile e maschile, anche di bambine, spesso erotizzando e sessualizzando notevolmente per dare maggiore impatto emotivo al messaggio. Eppure è dimostrato che proprio le pubblicità televisive hanno il potere di incidere sul livello di soddisfazione personale che una persona nutre per il proprio corpo. E questo vale sia per i maschi che per le femmine.

 

Provate ad accendere la televisione e a sintonizzarvi su qualche canale che trasmette musica e video musicali. Oppure connettetevi su Internet e cercate su YouTube qualche video. La musica di maggiore successo, mainstream, in modo particolare la musica rap ed hip-hop, presenta spesso il sesso e la sessualità come qualcosa che le ragazze offrono ai ragazzi, per il piacere dei ragazzi e in modo subordinato rispetto ai ragazzi. Negli anni Ottanta più del 50% dei video musicali conteneva scene a sfondo sessuale, per passare al 90% negli anni Novanta, ed è stato studiato come i video musicali hanno un’influenza significativa sull’immagine stereotipata negativa e maschilista di femmina e di maschio. Oppure se avete un account Facebook, provate a connettervi e a cercare la pagina Roba da Maschi, pagina molto popolare con più di centocinquatamila fan. La pagina è sostanzialmente centrata sul sesso, vengono pubblicati in continuazione post nei quali si esaltano i rapporti sessuali occasionali, viene data molta rilevanza al sesso orale, si svilisce il romanticismo e si ostenta un machismo volgare e decisamente maschilista.

 

Consideriamo anche i videogiochi, con i quali i ragazzi dai 2 ai 17 anni passano mediamente diverse ore al giorno. Nonostante in quest’ambito si stia sviluppando una competenza tecnica ed un’attenzione anche ad elementi narrativi, tali da rendere il gaming quasi una forma d’arte, ciononostante anche i videogiochi a volte arrivano a contenere elementi di violenza e sessualità esplicita e gli studi mostrano come l’esposizione a giochi di quel tipo stimoli l’oggettificazione femminile, idee a favore di comportamenti inappropriati rivolti alle donne e una concezione del genere maschile come dominante, potente ed aggressivo. Ma dei videogiochi ne parleremo in futuro.

 

Se l’ipersessualizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza è tale, non ci possiamo stupire che imperversi il sexting. Resta la domanda: che fare? Certo non possiamo far vivere i nostri figli in una campana di vetro. Dunque coraggio: parliamone. Parliamone con i figli sin da piccoli. Parliamo noi di corpo, di sesso, di amore, di relazione. I nostri figli a 7 anni già sanno molto, ma molto di più di quello che noi immaginiamo. E vietiamo qualcosa: almeno fino agli 11-12 anni poniamo regole anche “odiose” e adoperiamoci perché vengano rispettate. Ogni genitore insomma costruisca di più la dieta mediatica dei figli. Non fidiamoci troppo presto della loro capacità di autoregolamentazione. Parliamone, ma con fermezza. Vietiamo la pornografia. Apertamente. È un divieto che va esplicitato, spiegato, ragionato. Vietiamo MTV, canale televisivo diseducativo su tutti i fronti. Vietiamo alcuni cartoni: i Griffin per esempio. Certo i nostri figli non vedranno l’ora di violare le regole. Ma tutto deve essere esplicitato, dialogato, detto. Possiamo essere genitori coraggiosi, aperti e fermi: i nostri figli apprezzeranno l’interesse che abbiamo per loro e per la loro vita.

Tonino Cantelmi

(http://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2015/10/02/sexting-un-fenomeno-triste-e-perverso/)

 

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