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RIFLESSIONI ATTUALI: STEPCHILD ADOPTION: UN DIBATTITO APERTO

 

NEWSLETTER  “ALLA  RICERCA  DELLA  VERITA’ “  N.21 del  20/6 /16

 

                                                                                                                          di  Ileana Mortari

 

              

 

            STEPCHILD  ADOPTION:  UN  DIBATTITO  APERTO

 

Com’è noto, dalla legge sulle Unioni civili recentemente approvata è stato stralciato l’articolo relativo alla “stepchild adoption”, che invece è già in vigore in altri Paesi. Credo sia molto importante essere opportunamente informati sulle problematiche che tale articolo comporta, anche in vista di una riproposizione, in futuro, dello stesso. E poi c’è già una realtà in atto che richiede una valutazione: i figli delle coppie omosessuali in Italia sono 100 mila, ma negli Stati Uniti sono milioni; il problema è davvero ragguardevole ed esige una profonda e adeguata riflessione, supportata da analisi e dati scientifici.

 

Vediamo i singoli termini della questione. Molte coppie omosessuali esprimono il desiderio di riversare il loro amore omogenitoriale su di un bambino e la tecnica odierna, straordinariamente progredita, consente quello che un tempo era impensabile. Siccome ora si può, ecco che il desiderio del figlio è ritenuto un DIRITTO del “genitore”.  E qui comincia la  1° questione: il diritto.

 

Intanto, a detta del filosofo Vittorio Possenti, membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, se è vero che un diritto umano è qualcosa che spetta alla persona come tale, è altrettanto vero che non ogni pretesa della volontà o del desiderio può essere classificata come “diritto umano”.

 

Non solo, ma a ben vedere il diritto di essere genitori in sé non esiste: per nessuno. Mettere al mondo un figlio non è l’affermazione di un diritto: è un frutto della fecondità, un dono della vita, reso possibile dalla capacità generativa di un uomo e di una donna.

 

E poi i diritti si hanno sulle cose, non sulle persone!Un bimbo non può mai essere oggetto di un diritto, al contrario è soggetto di diritti, fondamentali, che vanno salvaguardati, proprio perché il piccolo in tenera età non è ancora in grado di farli valere. [Ricordo che dei diritti mi sono occupata  nella Newsletter n.11 del 4-2-16, a pag.5 e 6; essa è presente nel mio sito www.chiediloallateologa.it e, a richiesta, posso ri-inviarla]

 

In ogni caso, nontutto ciò che la scienza o la tecnica rendono possibile diventa automaticamente legittimo e socialmente buono ed utile ( NdR - vedi Newsl.n.22 del 21-6-16 su utero in affitto, p.1, inviata insieme alla presente)

 

Ora, tenendo come sottofondo il rispetto dei diritti dei bambini  (che sarà richiamato con la formula DiBa),

 

affrontiamo la 2° questione: opportunità o meno di un’esperienza di omogenitorialità.

 

Stando ai mass media, l’idea più “vulgata” è che non ci sia alcuna differenza per un bambino tra l’essere educato da una coppia etero o omosessuale, anzi, qualcuno parla di situazioni addirittura  “migliori” (?!) rispetto ai figli allevati nei modi tradizionali. O comunque – si dice- sempre meglio stare con una coppia omosessuale piuttosto che in un orfanotrofio o con un solo genitore.

 

VEDIAMO IN PROPOSITO UNA BREVE RASSEGNA DELLE OPINIONI E VALUTAZIONI  DI ESPERTI, DI VARIA ESTRAZIONE ED ORIENTAMENTO (laici, cattolici, etc.)

 

Intanto, come osserva Antonella Tomassini, esperta di diritto di famiglia, la coppia omosessuale in quanto tale è anticostituzionale, visto che la Costituzione Italiana (cfr. art. 29) identifica come genitori padre e madre di sesso diverso e riconosce precisi diritti della famiglia (dunque anche dei figli - DiBa) che vanno rispettati. Inoltre non si può ignorare l’art.7 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989: “il fanciullo ha diritto a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi”

 

Inoltre, secondo la psicanalista Claude Halmos, una dei massimi esperti riconosciuti nel campo dell’età infantile, “non è vero che  le coppie omosessuali siano uguali a quelle etero, tanto da pretendere il “diritto” (che già abbiamo prima contestato) di avere figli. I bambini hanno bisogno di genitori di sesso diverso per crescere”.

 

“Non basta l’amore per crescere dei bambini – aggiunge il noto psichiatra Italo Carta - servono due personalità differenti dal punto di vista psichico.”

 

Il perché lo spiega dettagliatamente la nota esperta Silvia Vegetti Finzi (laica).

 

L’Edipo, che Freud definisce «architrave dell’inconscio», è il triangolo che connette padre, madre e figlio. Entro le sue coordinate si svolgono i rapporti inconsci erotici e aggressivi, animati dall’onnipotente Principio di piacere = «voglio tutto subito», che coinvolgono i suoi vertici. Per ogni nuovo nato il primo oggetto d’amore è la madre, ma si tratta di un possesso sbarrato dal divieto dell’incesto, la Legge non scritta di ogni società. Questa impossibilità è strutturante, in quanto mette ognuno di fronte alla sua insufficienza (si desidera solo ciò che non si ha) e alla correlata impossibilità di colmare la mancanza originaria.

 

 

 

Il figlio che vuole la madre tutta per sé innesca automaticamente una rivalità nei confronti del padre, che pure ama e dal quale desidera essere amato……. Non potendo competere col padre, il bambino s’identifica con lui e sceglie come oggetto d’amore, non già la madre, ma la donna che le succederà.

 

 

 

Attraverso questo gioco delle parti, il figlio rinuncia all’onnipotenza infantile, prende il posto che gli compete nella geometria della famiglia, assume una identità maschile; dunque l’identità sessuale si afferma, non in astratto, ma attraverso una «messa in situazione» dei ruolie delle funzioni che impegna tanto la psiche quanto il corpo dei suoi attori. Pertanto non è irrilevante che il figlio di una coppia omosessuale non possa confrontarsi, nella definizione di sé, con il problema della differenza sessuale. Di qui il suo diritto (DiBa) ad avere una mamma e un papà.

 

Infatti i genitori non sono soltanto dispensatori di affetto, ma sono anche modelli di identificazione per i figli e una guida nel corso del loro sviluppo: anche se non sono presenti e perfino se sono deceduti, continuano a rappresentare un modello di riferimento variabile in base al sesso.

 

Aggiunge la psicologa Maria Rita Parsi, fondatrice dell’associazione "Movimento Bambino": “Per i bambini quel che vale è l’amore. Però è importante che le bambine trovino un punto di riferimento maschile e i maschietti uno femminile per sviluppare e indirizzare la loro ricerca di un partner quando saranno adulti…………………Il rapporto fondamentale e primario resta quello con la madre. Un rapporto prioritario che comincia nella vita prenatale, che è determinante al momento del parto, fondamentale nei primi attimi e nelle prime settimane di vita. Talmente importante ed essenziale che non può essere sostituito da nessun altro. La madre è fondamentale, e numerosi studi mostrano anche l’insostituibilità della figura paterna per un corretto sviluppo del bambino.”

 

Prosegue Anna Oliverio Ferraris, nota psicologa e psicoterapeuta:

 

“Personalmente ho delle grosse riserve sulla scelta di persone lesbiche di mettere al mondo dei figli con fecondazione artificiale e padre anonimo. Molte di queste donne considerano il donatore di sperma alla stregua di un donatore di sangue e non vogliono neppure conoscerne l'identità; ma non è la stessa cosa: a partire dai sei-sette anni un bambino, anche se è affezionato alle sue due mamme, incomincia a porsi il problema del padre, vuole sapere chi è, dov'è, come si fa per andarlo a trovare... per capire il mondo e le persone ha bisogno anche di un modello maschile, non solo di figure femminili. Sono curiosità del tutto legittime, che fanno parte del processo di costruzione dell’identità individuale. Ovviamente, anche per le femmine è importante poter relazionarsi con un adulto maschio per costruire la propria identità.”

 

Ma la cosa interessante e forse poco nota è che ci sono anche parecchie persone omosessuali contrarie all’adozione di figli.

 

 

 

Ad esempio già nel 2010 Rupert Everett, noto attore britannico da vent'anni dichiaratamente gay, in un'intervista rilasciata a Sunday Times Magazine, disse chiaro e tondo: "Non riesco a pensare niente di peggio che essere cresciuto da due papà.”

 

David Blankenhorn, sostenitore dei diritti gay negli Stati Uniti, aggiunge: «il matrimonio è fondamentalmente centrato sui bisogni dei bambini. Ridefinire il matrimonio per includere le coppie gay e lesbiche eliminerebbe del tutto nel diritto(DiBa), e indebolirebbe ancora di più nella cultura, l’idea basilare di una madre e un padre per ogni bambino».  Dice bene David perché, guarda caso, papa Francesco e il patriarca ortodosso Kyrill, incontratisi a Cuba nel gennaio scorso, hanno lanciato un messaggio allarmato a tutti gli uomini, esprimendo sofferenza perché “il concetto di paternità e maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio rischia divenire estromesso dalla COSCIENZA  PUBBLICA”  

 

Infine, Jean-Pier Myard (autore di “Un omosessuale contro il matrimonio per tutti”, Rubettino), dichiara: “I bambini devono avere una mamma donna e un padre uomo. Ogni scelta diversa è una discriminazione. E ve lo dico da omosessuale”.

 

A  questo  punto  sarebbe  utile   una  panoramica  circa  gli  studi condotti  sul  fenomeno,  dal  momento  che  non  c’è  unanimità  di  risultati; ma  esigenze  di  spazio  mi  consentono  solo  qualche  accenno.

 

Le principali associazioni scientifiche mondiali hanno assunto una posizione favorevole o neutrale circa l’adozione di figli da parte di coppie omosessuali. Tuttavia, almeno per quanto riguarda la più influente -l’American Psychological Association (APA)- alcuni ex presidenti hanno affermato che tale posizione sia tutt’altro che basata su evidenze empiriche. Tant’è vero che Nicholas Cummings, ex presidente dell’APA stessa, professore emerito di Psicologia, ha dichiarato che l’APA “ha permesso che la correttezza politica trionfasse sulla scienza, sulla conoscenza clinica e sull’integrità professionale.”  Del resto già nel 2001  si era scoperto che decine di studi di questo tipo erano stati appositamente male interpretati per non «attirare le ire degli omosessuali» (sic !!!)

 

Più attendibile risulta invece la ricerca condotta dal sociologo dell’Università del Texas, Mark Regnerus, sui "figli" (ormai cresciuti) di genitori omosessuali: essa dimostra un significativo aumento di problematiche psico-fisiche rispetto ai figli di coppie eterosessuali.

 

Arriviamo così alla 3° questione:

 

le esperienze di coloro che vengono (o sono stati) cresciuti nell’ambito di una coppia omosessuale.

 

Smanettando su Internet, si trovano esperienze di figli di coppie omosessuali, che parlano di situazioni felici e senza problemi (si vedano ad esempio

 

http://www.ilpost.it/2014/07/08/figli-coppie-omosessuali-studio-australia/;

 

https://www.facebook.com/notes/s%C3%AC-ai-matrimoni-gay/dici-no-alle-adozioni-ai-gay-informati-su-cosa-stai-dicendo-no-leggi-qui/543935742348273); ma se ne trovano anche molte che descrivono situazioni negative e pesanti.  

 

Ad esempio Oscar Lopez, docente di inglese in una Università della California, allevato da due madri lesbiche, due anni fa rilasciò la seguente testimonianza:  “Dall’esterno potevo apparire come un figlio modello, ma dentro avevo una ferita enorme (la mancanza del padre) che cercavo di alleviare con il sesso. A 13 anni cominciai ad avere rapporti sessuali con maschi adulti. Materialmente avevo tutto quello che mi serviva, ma nessuno mi insegnò a vivere…….Fortunatamente, col tempo, Oscar superò la grave crisi esistenziale, si affermò nella carriera universitaria e soprattutto incontrò Mimma, che sposò e da cui ebbe una figlia.

 

Come Oscar, altri hanno parlato della loro esperienza ed è emerso un dato comune: negli studi a favore delle adozioni gaysi trovano risposte identiche, che fanno pensare a un lavaggio del cervello: «Io sono come tutti, voglio bene ai miei genitori» è la risposta standard. Possibile – osserva Oscar Lopez - che non risulti mai che nelle case omogenitoriali ci siano adolescenti con problemi come in qualsiasi altra famiglia “normale”?

 

In realtà questi bambini hanno sulle loro spalle molta più pressione di chiunque altro a tenere segrete le cose negative che succedono in casa; e non hanno neppure il diritto di sentirsi arrabbiati o di soffrire per la mancanza di un genitore perché, nel momento in cui esprimono questo loro sentimento. si ritrovano a dover affrontare la rabbia e la contrarietà di familiari, psicologi, professori e della comunità LGBT:  devono dimostrare ai genitori e a tutti di essere perfetti e il desiderio che hanno di essere amati li porta a sottomettersi a questo diktat implicito. E’ per questo che a certe domande ribattono con risposte preconfezionate. [NdR: questo magari spiega l’uniformità positiva delle esperienze riferite dalle Famiglie arcobaleno!]

 

Marco (30 anni): “Ho scoperto l’omosessualità di mia madre quando ero già grande, prima non lo immaginavo nemmeno. Non mi ha disturbato la sua omosessualità e non me ne vergogno

 

affatto. Anche con la sua compagna mi trovo bene, la considero una parte della famiglia. Quello che mi ha più pesato è stata la mancanza di un padre  (DiBa). Ho sempre cercato, negli amici che frequentavano il gruppo di mia madre, una figura paterna.”

 

Bronagh Cassidy è figlia di due donne che nel 1976 fecero ricorso all’inseminazione artificiale, mescolando lo sperma di due amici gay «per assicurarsi che nessuno avrebbe saputo chi fosse il padre». E oggi confessa: «Crescendo ho sempre avuto la sensazione di essere qualcosa di innaturale (…). Purtroppo i genitori omosessuali «vogliono avere un figlio e non prendono in considerazionecome si sentirà il bambino, mentre per i figli «resta irrisolta l’intera questione della propria auto-identità (DiBa). Ho sempre avuto la sensazione di essere dentro un esperimento di laboratorio».

 

È’ una situazione analoga a quella delineata da Charles Mitchell, adottato da due uomini gay insieme ai due fratelli: «L’adozione omosessuale è un esperimento sociale tragico (…); l’omosessualità ha distrutto la possibilità di farci vivere normalmente».

 

“Questa vita – confessa Jeremy Deck, cresciuto da due gay – mi ha reso diffidente, incapace di dare fiducia a chiunque».

 

Da questa ricognizione di esperienze non poteva mancare quella di colui che costituisce ormai una sorta di ”icona” della pretesa di un figlio da parte di coppie omosessuali: Elton John & C. Ne riprendo una sintesi da “Avvenire” del 22-5-14: “i due organizzano un casting per cercare un “eccellente utero” da affittare; pagano duecentomila dollari a una donna canadese. Mescolano lo sperma di Elton John a quello di David, in modo che il figlio non possa mai conoscere il vero padre, così come non potrà incontrare la vera madre: il contratto lo impone. Nasce Zack, viene adagiato sul petto della madre, ma solo per qualche secondo; poi è immediatamente consegnato alla ricca coppia. Per due anni Zack piange, inconsolabile; è lo stesso Elton a rivelarlo in più interviste: l’unica soluzione è mandare il suo jet privato in Canadà per raccogliere quotidianamente il latte materno. E a un certo punto egli stesso dichiara al “Daily Mail”: “Quando Zack capirà di non avere una madre, gli si spezzerà il cuore”.  NO  COMMENT!

 

Non penso servano altre parole per constatare la violazione dei diritti di tanti piccoli, più volte richiamata con la sigla DiBa.

 

CONCLUSIONE.

 

Ho trovato curioso, ma interessante, questo anonimo commento su un blog:

 

“Sono laica, lo preciso, e penso che il bambino debba assolutamente crescere con l’immagine di un maschio e di una femmina perchè questa è la vita, è la formula per procreare …per fare un atomo di acqua ci vuole idrogeno e ossigeno …se mischi ossigeno con ossigeno non esce acqua ……queste sono leggi della natura e bisogna rispettarla …o vogliamo rispettare la natura solo quando si parla del disboscamento dell’Amazzonia?

 

E inoltre:

 

“Nessuna preclusione, anzi massima apertura alle coppie omosessuali……

 

Ma ciò che potrebbe essere giusto per loro non lo sarebbe nei confronti dei figli adottati o nati da fecondazione eterologa, assistita, ovodonazione, etc., I  QUALI  NON  POSSONO  ESPRIMERE LA  PROPRIA  VOLONTA’. Un domani non chiederemo ai figli delle coppie omosessuali se siano felici o infelici della loro esperienza di vita, ma se sia stato giusto ciò che hanno ricevuto, senza aver avuto la possibilità di scegliere.  (Fabio De Paulis)

 

RIFLESSIONI ATTUALI: IL PADRE NOSTRO

Il “Padre nostro” è certamente, assieme all’Ave Maria, la preghiera cristiana più nota; ma forse pochi sanno che questo testo, pur essendo in pratica un compendio del vangelo, potrebbe essere fatto proprio dai seguaci di ogni religione, ovvero da tutti coloro che, sia pure chiamandolo in modo diverso, si rivolgono a Dio. Non a caso il laico Enzo Biagi, alle soglie del nuovo millennio, volle dedicare a questa orazione uno speciale del “Fatto” (Rai Uno 27-12-99), visto che “è la preghiera più umana, dove si parla di diritto al pane, lavoro, giustizia, pietà; dove c’è un padre che è di tutti”.


RIFLESSIONI ATTUALI: LA PRIMA COMUNIONE

NEWSLETTER “ALLA RICERCA DELLA VERITA’ “ N.18 del 1-5-16

di Ileana Mortari

IL MESE DELLE PRIME COMUNIONI

Aprile e soprattutto maggio sono da tempi immemorabili i mesi in cui si celebrano le Prime Comunioni (e talvolta le Cresime). A quante di esse ho partecipato, in passato e di recente!
Un momento così importante per la vita spirituale di bambini e bambine dovrebbe svolgersi nel più assoluto silenzio, nell’attenzione generale alle parole della liturgia, nella concentrazione più  alta possibile non solo dei piccoli che per la prima volta ricevono l’Eucarestia, ma anche dei grandi (genitori, parenti, amici, conoscenti, etc.) che potrebbero approfittare dell’occasione per qualche proficua riflessione sulla propria vita spirituale.
Devo dire che

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RIFLESSIONI ATTUALI - LA FINESTRA DI OVERTON

“Joseph P. Overton (1960-2003) ha elaborato un modello di rappresentazione delle possibilità di cambiamenti nell'opinione pubblica, descrivendo come delle idee, total­mente respinte al loro apparire, possano essere poi accettate pienamente dalla socie­tà, per diventare infine legge. La cosa più inquietante è che queste idee nascono spesso da un piccolo gruppo e a vantaggio solo di pochi, con danni per tutti gli altri"

Spesso, riflettendo sui mutamenti culturali in atto e sulla accettazione di modi e costumi che fino a qualche anno fa sembravano impensabili e improponibili, capita di interrogarsi su che cosa abbia reso possibile questa mutazione. Certo, anche in altri tempi le parole hanno cambiato significato e valore. Pensiamo alla «rivoluzione», passata da termine astronomico a descrizione di trasformazione sociale, prima osteggiata e poi quasi considerata una giusta modalità per ottenere cambiamenti altrimenti impossibili. Ma c’è voluto del tempo e sono dovute accadere trasformazioni reali, misurabili, non sempre inevitabili.
Ma oggi? Sembra che le parole, i concetti, le valutazioni siano – usando il gergo attuale – liquidi, mutevoli senza apparente causa scatenante. Così il «genere», diventato improvvisamente «gender» ha assunto una valenza e una diffusione impensabili tempo (breve) fa. E la sessualità, diventata improvvisamente «eterosessualità» e «omosessualità», con un connotato di indifferenza rispetto al valore. Anzi, senza che se ne possa discutere il valore: tutto sullo stesso piano.
Che cosa ha reso possibile questo cambiamento? Ascoltando la prolusione del Card. Bagnasco, qualche giorno fa, ce ne è stata offerta la chiave.
Così il Presidente dei Vescovi italiani si è espresso: «Le parole più sacre della vita e della storia umana – come persona e libertà, amore e famiglia, vita e morte, sessualità e generazione – sono sottoposte da decenni a forti pressioni culturali. Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e addirittura oggetto di legislazione. In diversi Paesi europei, perfino certe aberrazioni come la pedofilia, l’incesto, l’infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti.
È risaputo che tutto ciò non è casuale: attraverso alcune tecniche di persuasione delle masse – la più nota è la cosiddetta “finestra di Overton”, una finestra mentale che si allarga sempre di più attraverso sei fasi precise – si riesce a far accettare l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l’opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile. Uno di questi passaggi è quello che potremmo chiamare la “cultura degli eufemismi”: consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale.»

Ed ecco allora che ci interroghiamo su questo strano processo, questa strana «finestra» che fa entrare nel nostro mondo un apparente inarrestabile moto di trasformazione, a cui sembra impossibile porre argine e freno, a meno di passare per violenti retrogradi e oscurantisti, incapaci di essere presenti in un mondo in rapida e positiva trasformazione. Al più tollerati, nella speranza che prima o poi si abbia a scomparire.
Personalmente non credo alla irreversibilità e inevitabilità del processo, ad una condizione, però: che si abbia coscienza di ciò di cui si è portatori e si viva una serie di relazioni forti, positive e costruttive in grado di generare un modo di guardare la realtà che ne salvi i fattori costitutivi, senza complessi di inferiorità, credendo nella forza delle ragioni e rifiutando le cosiddette ragioni della forza. In termini cristiani si potrebbe dire quello che chiedeva Giovanni Paolo II: una fede che diventi cultura.
Sbirciando su Internet ho trovato queste note che mi sembrano chiarire il senso di quello che sta accadendo. Ve le riporto come spunto di riflessione e di confronto: «Sulla base della finestra di Overton, si possono costruire (e sono state probabilmente costruite) campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società.
Le idee passano dalle seguenti fasi;
1 impensabili (inaccettabile, vietato);
2 radicali (vietato ma con eccezioni);
3 accettabili;
4 sensate (razionalmente difendibili);
5 diffuse (socialmente accettabili);
6 legalizzate (introdotte a pieno titolo)
Il concetto di base è capire in quale finestra si trovi attualmente un’idea (ad esempio, la legalizzazione delle droghe leggere) e farla progressivamente slittare verso quella successiva, in una serie di passi…»
«La tecnologia di manipolazione della coscienza della società per una graduale accettazione da essa delle idee considerate in precedenza aliene, ad esempio la revoca di un tabù, si basa sull’utilizzo di The Overton Window. La sostanza di questa tecnologia consiste nella divisione di un desiderato spostamento delle opinioni in alcuni step, ciascuno dei quali sposta l’accettazione delle idee di una fase, e una norma universalmente accettabile verso il suo margine. Ciò causa il successivo spostamento della “finestra” cosicché la posizione raggiunta si trova di nuovo al centro, il che dà una possibilità di compiere un ulteriore passo verso la fase successiva.
I think tank producono e diffondono le opinioni oltre The Overton Window allo scopo di rendere la società più ricettiva a diverse idee. Quando un simile centro vuole introdurre un’idea che la società ritiene inaccettabile usa gradualmente il modello della “finestra”…»
«Un’enorme quantità di specialisti per la manipolazione dell’opinione pubblica assicura il funzionamento dell’Overton Window: esperti in tecnologie politiche, scienziati, giornalisti, esperti in relazioni pubbliche, personalità, insegnanti. E’ curioso che i temi come matrimoni tra le persone dello stesso sesso oppure eutanasia non ci sembrano più strani. Hanno semplicemente percorso l’intero processo “tecnologico” di trasformazione da “inaccettabili” fino alla “legalizzazione”…»

(http://www.culturacattolica.it/?id=537&id_n=37914)

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