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RIFLESSIONI ATTUALI - LA MORTE DI GESU’ E’ IL DONO CHE LIBERA (a cura di Ileana Mortari)

Il CREDO è un breve sommario delle principali verità che il cristiano è tenuto a credere, se vuole essere veramente tale; è una sintesi della Rivelazione. A partire da gennaio 2017 sto facendo un commento dei singoli articoli della Professione di fede apostolica.

 

Quest’oggi, in vista della Settimana Santa e della Pasqua,l’ho sostituito con la bella e profonda riflessione che il sacerdote missionario del PIME a San Paolo (Brasile), padre Massimo Casaro, ha tenuto sul brano di Giovanni 19,31-42, in occasione dell’ultima Giornata Missionaria Mondiale.

 

 

1° - GIOIA, FELICITA’, GRATITUDINE: un commento a Gv.19,31-42

 

La durezza di cuore, ma anche di mente, è fra i più grandi e tenaci nemici dell’uomo. Accettare, dunque, che Gesù ci aiuti a rompere questo impalpabile, perverso accerchiamento, è pura grazia, l’indicibile grazia della nostra rinnovata libertà.

 

A questo punto vi propongo un esercizio: lasciando risuonare in noi le parole del Vangelo di Giovanni: “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (19,37), ci mettiamo davanti alla croce, come il credente sta davanti alla manifestazione del suo Dio. Ebbene, proprio la contemplazione e la meditazione della croce dovrebbero aiutarci a riconoscere quali “sentimenti” della fede hanno preso stabile dimora in noi………Avendo riconosciuto qual è l’intenzione profonda che si manifesta nell’evento della croce, il primo sentimento è la gratitudine. Non è una semplice emozione, tanto intensa quanto effimera, ma un vero e proprio atto cognitivo.

 

Per questo la gratitudine si colloca all’origine della vita cristiana, perché esprime il modo in cui un credente si “posiziona” di fronte al manifestarsi della verità di Dio. Tutto il resto segue, compresa la gratuità (“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, leggiamo in Mt.10,8).

 

In un tempo come il nostro in cui, anche in ambito cristiano, si celebra sia il culto della propria insindacabile autonomia, che il delirio delle sensazioni soggettive, credo sia necessario analizzare con più attenzione questo, purtroppo misconosciuto, sentimento.

 

Lo psichiatra Eugenio Borgna, distinguendo tra gioia e felicità, ci mette in guardia dal pericolo di confonderle.

 

La gioia non dipende dagli accadimenti della vita quotidiana (un amore che sboccia, un buon voto all’esame, la vincita alla lotteria, etc.), ma si dischiude nell’intimo della persona, talora anche nel roveto ardente del dolore. Inoltre è un’emozione discreta, quasi diafana, incorporea, intima, che può essere gustata anche in solitudine.

 

La felicità, al contrario, dipendendo dagli accadimenti della vita, non è uno stato d’animo permanente, è incompatibile con la sofferenza e si esprime attraverso manifestazioni “entusiaste” che cercano immediatamente un “pubblico” da coinvolgere.

 

L’esperienza della gioia è quella che permette all’uomo saggio di costruire la sua casa sulla roccia, in modo che regga all’urto del vento e alla piena dei fiumi (Mt.7,21-29). E’ come il “riflesso” di quella “buona stagione dell’anima” (Rainer Maria Rilke), generata da ciò che l’uomo, nella gratitudine, ha riconosciuto.

 

Potremmo, riassumendo, affermare che, se la felicità è contrassegnata dalle “stigmate” del tempo, la gioia è contrassegnata da quelle dell’eterno.

 

Nella gratitudine gioiosa si stringono in un patto indissolubile la gratuità del dono e la disponibilità a custodirlo offrendolo. Perché proprio questa è la condizione che permette al dono di esercitare la sua funzione salvifica. Se, infatti, l’uomo lo fa suo senza condividerlo, finisce la grazia e subentra la morte.

 

Provate a pensare a un oggetto che vi è stato regalato da una persona cara. Ebbene, finchè sarà “per voi” (e non “vostro”), assolverà al suo compito, che non consiste nel consentirvi un “possesso”, ma nel “legarvi” a qualcuno: e allora voi lo tratterete con cura.

E’ il suo valore simbolico, il suo “plusvalore” affettivo a rendervelo prezioso. Se un giorno, per qualunque motivo, smettesse di essere “per voi” e diventasse semplicemente “vostro”, cioè perdesse la capacità di legarvi alla persona amata, cadrebbe in vostro potere e sareste liberi di usarlo a vostro esclusivo arbitrio.

 

Ma tutto ciò che smette di essere “per noi” e diventa solo “nostro”, cade inevitabilmente preda della violenza e della paura…………..(vedi in Mt.25,14-30 il servo malvagio, che non provando alcuna gratitudine per l’enorme condono concessogli dal padrone, si sente solo padrone assoluto dei beni condonati e non si sogna minimamente di comportarsi allo stesso modo con i suoi compagni, a lui debitori di cifre risibili.

 

Si può allora dire che solo il sentimento della gratitudine, in quanto riconosce il dono originario che ci costituisce, ci permette di instaurare con gli altri e con le cose rapporti “a misura d’uomo”, perché, più profondamente, a “misura di Dio”.

 

Ecco perché tra le disgrazie che possono occorrere a un essere umano, l’assenza di un forte, costitutivo sentimento di gratitudine è la più devastante.

 

Se, infatti, noi “ci possediamo” e tutto è sempre e solo un diritto, non valiamo niente per nessuno.

 

Per questo il messaggio della croce, rimettendo al centro una verità, la sola che può ridare “sostanza” a noi stessi, e quindi autenticità ai nostri rapporti con gli altri, ha molto da dire agli uomini di oggi.

 

Non è certo l’enfatica affermazione dei diritti individuali, sempre accompagnata da un irresponsabile qualunquismo che ci può salvare, ma il recupero della percezione del Dono, posto all’origine di noi stessi, da rinnovare continuamente. Padre Massimo Casaro - PIME

 

 

 

2° - RIFLESSIONI PERSONALI E ATTUALIZZAZIONE

 

Il commento di Padre Casaro mi ha fatto riflettere sull’impostazione della mia esistenza e così mi sono accorta che, fin da piccola, qualcuno mi aveva trasmesso questo sentimento di gratitudine per la vita, la fede, i tantissimi doni che poi la vita stessa mi ha dato ed effettivamente devo convenire con la distinzione tra gioia e felicità, o meglio sul contenuto dei termini, visto che oggi, spesso e volentieri, una stessa parola può voler dire molte cose.

 

Tra una settimana sarà Pasqua (= passaggio), cioè commemoreremo il passaggio di Gesù dalla morte alla vita, ma questo passaggio vale per ogni uomo e donna, per qualcuno anche concretamente dal morire al vivere per sempre, PER TUTTI, dovrebbe essere (o almeno mi auguro e auspico che sia) un passaggio dalla vita vecchia a una vita nuova.

 

E’ noto che l’essere umano è in continua evoluzione e allora: quale miglior cambiamento del passare da elementi negativi (brutte abitudini, pigrizia, disinteresse, etc.) a qualcosa di positivo, anzi di molto positivo, che testimoni una forma di ”resurrezione”?

 

Mi guardo intorno e vedo che di queste forme ce ne sono già tante: non posso citarle tutte, ma ne ho scelta qualcuna a mo’ di exemplum, perché magari può suggerire qualche idea di esercizio della gratitudine, che - come viene unanimemente testimoniato - è sempre fonte di gioia e, quantomeno, può dissipare un poco quella tanfosa aria di pessimismo, che pure mi vedo attorno.

 

A – A ROMA, ARA PACIS VISIBILE AI NON VEDENTI

 

E’ la cosa che mi ha veramente strabiliato. <Nell’ambito del progetto romano “Musei senza frontiere” per l’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali, il fiore all’occhiello è “Art for the Blin”: i non vedenti potranno letteralmente “entrare in contatto” con il passato mitico dell’Urbe attraverso una nuova e speciale esplorazione plurisensoriale. Mani e orecchie potranno far “vedere” grazie a diversi supporti tecnologici: l’”anello sensoriale” riconosce gli speciali sensori applicati accanto alle opere e fa partire le informazioni audio; altri sensori sono incapsulati su codifica braille…… non manca una “mappa tattile” con informazioni utili alla sicurezza (gli ostacoli fisici) e guida alla dislocazione delle opere audio-tattili, per una maggiore autonomia> (“Avvenire” 16-3-2017).

 

B – “UN BRANCO SI’, MA DI CAPRE!”. L’AUTOCRITICA DEI BULLI PENTITI

 

Ormai purtroppo il bullismo & C. è l’argomento del giorno. Sembra impossibile, ma anche qui cominciano a farsi avanti i “pentiti”. “Durante il “Festival dei giovani” di Gaeta (4 giorni a inizio mese), che ha visto la partecipazione di 97 scuole superiori da tutta Italia, si è parlato sì di bullismo, ma non solo da parte delle vittime. Giada e Giorgia, due “ex spaccone”, hanno preso in giro per mesi una nuova compagna di classe, solo perché non era come noi, faceva fatica a fare amicizia e studiava sempre. Ora esse ammettono che, in realtà, stavano sbagliando dentro di loro, non accettando la diversità della compagna; ma in quella situazione – dicono - ti senti forte, il capobranco; anche se in verità eravamo solo delle caprone! E purtroppo hanno capito di aver sbagliato solo <quando ci è stato detto che la nostra compagna di classe aveva tentato il suicidio!>……..

E’ stato chiesto alla platea di alzare la mano davanti a prof. e compagni per confessare di aver “ogni tanto superato il limite”, di “averlo fatto senza pensare alle conseguenze”, “di aver fatto scherzi innocenti”, di “essersi nascosti dietro un computer usandolo come scudo per poter attaccare” [le mani non erano poche]

E infine c’è chi arriva a dire di essere stato prima bullo e poi – secondo il più classico contrappasso dantesco – vittima; infatti Lorenzo, alle medie, si divertiva a rubare la merenda ai compagni; ma poi ha finito per essere “emarginato e sbeffeggiato davanti a tutti al liceo per la sua bassa statura e le sue orecchie a sventola: mi chiamavano Dumbo!”. Dall’articolo di A.Guerrieri, Avvenire 7-4-17

 

 

C – LA PREVENZIONE DA’ FRUTTI: 62 BULLI RECUPERATI NEL 2016.

 

“Anna Maria Baldelli è dal 2010 Procuratore dei minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta ed è convinta che le istituzioni debbano essere visibili, debbano non solo agire, ma essere punto di riferimento, in modo che i genitori siano certi che, se si denunciano le violenze, l’intervento sarà immediato. Il bullismo si può arginare, purchè non si abbassi la guardia sulla prevenzione capillare nel territorio, prima che l’aggressività e le vessazioni fra adolescenti diventino reato.

 

Pertanto il Procuratore, in stretta collaborazione con il Nucleo di Prossimità del Corpo di Polizia Municipale di Torino e con la Cooperativa sociale ASAI ha trattato 62 casi di ragazzi, a rischio, inseriti in percorsi di riparazione. Gli adolescenti sono stati aiutati a focalizzare la loro responsabilità, , ad assumerla e a potenziare le loro abilità in una attività di riparazione: l’esito dei percorsi è riuscito al 100%. Non solo, ma al termine del percorso autori e vittime di bullismo si sono realmente riconciliati e si sono tolti di dosso l’etichetta di carnefice e preda.

 

La Procura subalpina, con tutte le forze che operano intorno alla scuola (polizia, servizi sociali di psicologia e psichiatria, SERT, parrocchie, società sportive, oratori) è in prima linea da anni per mettere in campo interventi contro bullissmo e cyberbullismo: l’iniziativa “Gruppo noi” coinvolge ad esempio 122 scuole secondarie del Piemonte per prevenire conflittualità tra i banchi di scuola, promuovendo “benessere scolastico” attraverso sportelli d’ascolto e dibattitti collettivi.”

Dall’articolo di Marina Lomunno, “Avvenire”26-3-17

 

D – ORA IL P.O.F. DI UNA MEDIA DI GRATOSOGLIO PREVEDE ANCHE LA MONTAGNA (VERA!)

 

Una sezione a indirizzo sport-ambiente/montagna. E’ la novità quest’anno alla scuola media “Arcadia” nel quartiere periferico del Gratosoglio a Milano. Si può dire che la montagna vi sia entrata dalla porta principale: se ne parla infatti nel Piano Offerta Formativa (Pof) che è la carta d’identità di una scuola. Un risultato positivo ottenuto anche grazie al progetto “Quartieri in quota” coordinato dall’associazione “attraverso la Montagna” (alM) che nel corso del precedente anno scolastico ha consentito a più di 150 ragazzi fra gli 11 e i 13 anni delle periferie di scoprire la montagna. Il progetto, patrocinato dal Cai Milano con il coordinamento di “alM”, è nato da un’idea di Lina Sotis, giornalista e scrittrice, infaticabile animatrice dell’associazione “Quartieri tranquilli” (www.quartieritranquilli.it) di cui è presidente.

 

L’intento è soprattutto quello di far scoprire la montagna ai ragazzi che non possono permetterselo e chi di noi ha avuto modo conoscere a fondo e frequentare regolarmente la montagna, sa bene di quale “gioia” essa sia dispensatrice: grazie ad essa si impara il valore del silenzio, della fatica, della pazienza, del rispetto della natura, dello stupore per le meraviglie del creato, della solidarietà e del reciproco sostegno.

 

IN CONCLUSIONE PASQUA SIGNIFICA ANCHE DARE UNA MANO ALLA VITA!

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